Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Aba, Biafra

Posted by janejacobs su luglio 12, 2008

di Parselelo Kantai

Fondata dal clan Ngwa, la moderna Aba sorge sull’area di una vecchia concessione Britannica. Nel 1901 Aba divenne una base militare per l’impero Britannico e nel 1915 ebbe la sua prima ferrovia che i colonialisti utilizzavano per collegare Aba a Porto Harcourt e per trasportare prodotti agricoli, in particolare l’olio di palma. Aba e’ stata teatro di rivolte, come quella del 1927 contro i Britannici, per l’eccessiva tassazione. Nel 1967 Aba divenne capitale del nuovo stato del Biafra, che ebbe pero’ breve durata e fu presto riannesso alla giovane e corrottissima repubblica Nigeriana. Oggi Aba ha cira un milione di abitanti ed e’ circondata da pozzi di petrolio e di gas che vengono trasportati al vicino porto di Harcourt.

Aba e’ la terza citta’ commerciale della Nigeria, ed e’ stata addirittura definita il Giappone dell’Africa. Ha una ottima reputazione nonostante sia sempre stata trascurata dalle autorita’ politiche Nigeriane. Intrappolata in una terribile poverta’ dopo la guerra del Biafra ha i vecchi edifici e strade in pessime condizioni, mentre una citta’ “parallela e circostante”, fatta i baracche improvvisate, si e’ sviluppata attorno alla vechia citta’. Aba e’ un grosso distretto industriale ed imprenditorale della Nigeria.

I suoi tre mercati attirano migliaia di commercianti ed artigiani che riescono ad organizzare le loro attivita’ economiche nonostante una cronica mancanza di elettricita’, di finanziamenti e di aiuti da parte del governo Nigeriano.

I sarti ed i produttori di calzature sono famosi in tutta l’Africa Occidentale per essere in grado di produrre a poco prezzo delle imitazioni di scarpe e abiti Occidentali. Gli abiti da uomo prodotti ad Aba sono di tale qualita’ da attirare anche i ricchi professionisti di Lagos i quali preferiscono vestirsi dai sarti di Aba che da Hugo Boss. Ci sono circa 30,000 addetti alla produzione di scarpe in uno dei distretti di Aba a circa mezz’ora dal cento della citta’. Le loro scarpe sono l’imitazione delle scarpe Occidentali fatte per i poveri. Essi lavorano in piccole ed umide stanze, producendo scarpe da donna e sandali da uomo con l’etichetta “Valentino made in Italy” appiccicata per soddisfare  i bassi redditi e la grande vanita’ di molti clienti Nigeriani.

Gli artigiani di Aba controllano circa il 60-70% del mercato delle scarpe da donna in Nigeria e dominano anche il mercato dei sandali da uomo. Tuttavia, spesso la gente si lamenta della qualita’ del prodotto e sostengono che le scarpe fatte ad Aba durano solo per un mese.

Alcune societa’ basate a Lagos si stanno specializzando nel fornire consulenza per migliorare la qualita’ delle loro scarpe e per fornire loro credito. L’industria delle scarpe e’ cresciuta in questa citta’ grazie all’ingegnosita’ della popolazione locale che e’ riuscita a riprendersi dalla terribile guerra civile del Biafra. Ma la competizione delle scarpe Cinesi, per lo piu’ fatte a macchina, sta procurando grossi problemi agli artigiani di Aba, i quali devono licenziare molti dipendenti per far fronte alla riduzione nelle vendite determinata dalla concorrenza Cinese.

Un altro grosso problema e’ l’energia elettrica che viene spesso tagliata alle imprese locali rallentando la produzione ed aumentando i costi per i produttori locali. La situzaione energetica e’ ancora piu’ paradossale se si pensa che Aba e’ molto vicina al Delta del Niger, una zona ricchissima di petrolio.

Eidentemente il Governo Nigeriano preferisce vendere il petrolio alle compagnie Occidentali che hanno una forte presenza in Nigeria, anziche’ creare un’infrastruttura energetica decente per aiutare i propri produttori di ricchezza.

Non sorprendiamoci allora se ogni tanto leggiamo di episodi di violenza nelle zone del Delta del Niger.

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Dighe

Posted by janejacobs su giugno 29, 2008

Se le nostre citta’ di oggi e le civilizzazioni che dipendono da esse sono destinate a morire, cosi’ come molte citta’ e civilizzazioni si sono estinte in passato, forse le piu’ impressionanti testimonianze che lasceremo saranno le nostre dighe. Le strade non dureranno. Sono costruite troppo male. Ma le dighe, altissime e spesse, dureranno anche se alcune crepe in esse si formeranno. Le dighe sono mute meraviglie. “A cosa pensavano gli uomini che costruirono queste dighe”? Potrebbero chiedersi gli archeologi del futuro. Questi incredibili civilta’ del passato si spinsero a costruire queste dighe anche in posti completamente isolati dove non c’era nessun collegamento con altre costruzioni o insediamenti che essi avevano. Forse era un culto per propiziarsi divinita’ o poteri misteriosi.”

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Il lamento del rivoluzionario

Posted by janejacobs su giugno 25, 2008

Il leader rivouzionario della rivoluzione Algerina Ahmed Ben Bella si lamento’ nel 1981 quando descriveva l’esperienza dei paesi del terzo mondo dopo un quarto di secolo di prestiti per lo sviluppo e sussidi di ogni genere: “Il Nord impone le sue caratteristiche e i suoi standard sui Paesi del Terzo Mondo. Noi impiantiamo dal Nord piu’ fabbriche e piu’ macchinari, ma anche piu’ grano e piu’ cibo e quindi diventiamo sempre piu’ dipendenti.” Questo e’ senz’altro vero, ma non si tratta di un complotto cinico dei Paesi del “Nord”. Tali risultati sono parte della stesa natura delle transazioni. Da queste transationi, le regioni povere dei paesi ricchi hanno gli stessi risultati delle regioni povere dei paesi poveri.

Quando capiremo che le importazioni non guadagnate, qualunque utilita’ esse abbiano, non servono a creare sviluppo economico, avremo capito anche il perche’ le rimesse dei lavoratori emigrati all’estero fanno ben poco per arricchire i paesi d’origine. Non essendo state guadagnate dal lavoro cittadino, questi benefici non possono giocare alcun ruolo nella vita economica locale se non alleviare la poverta’. Ma alleviare la pverta’ non significa generare sviluppo economico. Lo stesso avviene in tutti i trasferimenti di denaro dai paesi poveri ai paesi ricchi. Essi alleviano la poverta’ ma non possono superare le cause della poverta’.

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I fondi pubblici non creano ricchezza, ma dipendenza

Posted by janejacobs su giugno 24, 2008

Nuovi aiuti economici a Bari arriveranno attraverso il gasdotto proveniente dalla Russia

La storia ci dice che non e’ possibile sviluppare citta’ in grado di rimipazzare le importazioni attraverso l’elargizione di fondi pubblici. Il governo Italiano, a partire dagli anni ’50 ha riversato verso il Sud prestiti, fondi e sussidi per costruire strade, impianti elettrici, scuole, case, per attrarre industrie, fornire sussidi agricoli e cosi’ via. Dal Sud provenivano i protagonisti del film Pane e Cioccolata. In particolare i trapianti industriali si riversarono su Bari, sull’Adriatico e nelle vicinanze di Napoli – alcuni di questi impianti erano finanziati dall’IRI, un istituto governativo con l’intento di fornire aiuti economici a Bari e a Napoli. Lo scopo era quello di pianificare l’economia rurale ed urbana del Sud sul modello del prospero e urbanizzato Nord. Ma nonostannte tutti questi aiuti Napoli e Bari sono rimaste citta’ incapaci di guadagnare i soldi per comprare beni importati se non attraverso trasferimenti pubblici, mentre invece, per ironia della sorte, le citta’ del Nord diventavano ancora piu’ prospere e versatili.

Il giornalista e scrittore Luigi Barzini Jr ha descritto bene i risultati deludenti di queste politiche. Il Mezzogiorno Italiano ha ricevuto importanti benefici dai prestiti, dai sussidi e dai fondi pubblici in quanto e’ riuscito a comprare beni che importava da altre regioni o da altri paesi. Barzini parla di una sconcertante aria fantascientifica che aevano tutti i nuovi progetti per il mezzogiorno, accompagnati da una totale superficialita’ nel metterli in pratica:”…l’antica e disperata poverta, pero’ rimane. In molti villaggi vivono solo sventurati vecchi e bambini. La campagna e’ vuota”. Inoltre, anche se l’edilizia e le industrie trapiantate dalle regioni del Nord portano un po’ di occupazione alle regioni prima non offrivano posti di lavoro, il dislivello eonomico tra la parte ricca e la parte povera del paese non si e’ ridotto. Al contrario, si e’ allargato. Le politiche per il mezzogiorno rappresentano una sonora sconfitta… e, cosa ancor peggiore, un’opportunita’ storica persa per sempre.”

Nel Meridione ci fu un momento di speranza di miglioramento, ma esso fu seguito da una violenta ondata di ritorno alla realta’. Tutti, dice Barzini, inclusi coloro che pianificano gli aiuti per il Mezzogiorno, sono d’accordo sul fatto che la politica di aiuti economici sia stata un disastro. Nel cercare la causa di questo fallimento si discute su come i prestiti, i sussidi e i vari aiuti siano stati erogati e convessi e su come si sarebbero potuti erogare e concedere meglio. Probablimente, tutti i prestiti e i sussidi fecero tutto il bene che un prestito o un sussidio puo’ fare.

Il fatto che siano stato versati l’equivalente di centinaia di milardi di euro in aiuti per il Mezzogiorno e il fatto che dal Mezzogiorno c’e’ ancora forte emigrazione, significa che i due fatti non sono in contradizione, ma sono complementari.

E’ importante capire quello che gli aiuti economici possono produrre e quello che non possono produrre. Gli aiuti economici possono portare in breve tempo cambiamenti di cui c’era bisogno e produrre in breve tempo miglioramenti delle condizioni di vita quando vengono usati bene. Ma gli aiuti sono appunto degli aiuti ed il loro valore non supera mai l’ammontare versato. Il resto e’ un’ondata di ritorno, un “anti-climax”, un’inerzia che genera una profonda e continua dipendenza da forze espansionistiche e quindi inadeguate, da citta’ lontane.

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Taipei e Tennessee Valley Authority

Posted by janejacobs su giugno 23, 2008

Dopo qualche digressione torniamo alla traduzione del libro di Jane Jacobs:

“Qual’e’ stata la determinante che ha causato il sucesso di Taipei e l’insuccesso delle Tennessee Valley Authority? Taiwan beneficiava di prestiti e di sussidi provenienti dagli Stati Uniti. Ma non furono i prestiti provenienti dagli Stati Uniti a portare lo sviluppo dell’isola, bensi’ fu la capacita’ della citta’ di Taipei di rimipiazzare le imoportazioni. A Taipei le importazioni di macchine da cucire, attrezzi meccanici, vernici, materie prime, materiale da costruzione, ecc. veniva guadagnato dalle imprese cittadine, molte delle quali erano piccole e a conduzione familiare. Tali guadagni non erano per nulla spettacolari rispetto ai grandiosi capitali forniti dai sussidi e dai fondi pubblici; ma a Taipei furono questi piccoli guadagni cittadini che produssero un sistema di sviluppo che si ramifico’ in maniera versatile e capace di adattarsi a diversi cicli economici. Erano le importazioni guadagnate dal lavoro cittadino, non quelle provenienti da fondi originati in altre regioni.

Nella regione della TVA non c’era stata alcuna intenzopne di catalizare economie cittadine, perche’ non lo si rieneva importante. E a dire il vero nessuno degli insediamenti della regione sembrava particolarmente promettente per la creazione di una citta’. Ma ammettiamo che tale intento fosse esistito e che una citta’ con le potenzialia’ di rimipiazzare le importazioni fosse esistita. In questo caso tutti questi fondi pubblici, prestiti a tasso zero e sussidi di ogni genere avrebbero potuto promuovere un’economia fiorente e sostenibile? La storia ci dice che la risposta e’ no.

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La desertificazione del lago Aral

Posted by janejacobs su giugno 20, 2008

 

Cosa ci fa una nave in un deserto?

Hussein ricorda che quando era bambino camminava dalla sua casa ad Aralsk nel sud del Kazakhstan per andare a pescare sul lago Aral.

Ora il lago e’ a piu’ di 40 km di distanza ed il porto di Aralsk , che una volta possedeva una fiorente industria ittica ed un porto fiorente per il commercio del cotone e dell’olio ora e’ un deserto sporco dove magri cammelli pascolano fra i relitti di navi arrugginite adagiate sulla sabbia.

“La gente si chiede dove sia andato a finire il lago” dice Hussein, che ora e’ in pensione. “Alcuni pensano sia sprofondato sotto a sabbia, altri pensano che sia semplicemente scomparso.”

Questo mese, una nuova impresa ittica a forma di fenice, riaprira’. Questo vorrebbe segnalare il riscatto di Aralsk.

La riduzione delle acque del lago Aral incomincio’ dopo che l’Unione Sovietica negli anni ’60 inizio’ grandiosi piani per rendere coltivabile la steppa Asiatica. I grandi fiumi del Kyrgykistan e del Tajikistan furono incanalati per irrigare i campi di cotone e di riso e quindi l’acqua dei fiumi arrivava ai campi ma non arrivava al lago Aral.

Dopo che l‘Unione Sovietica si dissolse, arrivarono in soccorso donatori internazionali. La costruzione di una diga per trattenere l’acqua alla bocca del fiume Syr Darya ha aiutato a trattenere acqua nella parte settentrionale del lago e a ridurre la salinita’ che aveva distrutto la popolazione ittica del lago.

Ma gli sforzi internazionali per effettuare uno schema di cooperazione negli anni ’90 sono stati abbandonati. Il Kazakhstan, che e’ alla fine della catena degli stati attraversati dal Syr Darya e’ l’unico stato dell’Asia Centrale ad aver firmato una legge internazionalde sui fiumi transfrontalieri.

“Se gli Europei si accordarono sul Dniestr e gli Indocinesi si accordarono sul Mekong, peche’ i Paesi dell’Asia Centrale non possono accordarsi su come suddividere i loro fiumi?” Si chiede Serikbai Smailov, un membro del comitato governativo dell’agricoltura nel Kazakhstan. “Ogni anno ci sono incontri intergovernativi ad alto livello sull’acqua – i ministri si accordano e si congratulano l’uno co l’altro, poi vanno a casa e le cose rimangono come prima.”

Un approcio piu’ realistico potrebbe essere quello di iniziare a formare progetti nazionali, come quello a Nord del Lago Aral, che e’ stato effettivamente realizzato.

Idrisov Kuttykohza, governatore di una regione Meridionale del Kazhakstan ritiene che la parte del Lago confinate con l’Uzbekistan sia senza speranza. “Presto sara’ un deserto” dice.

I venti che trasportano il sale ed i fertilizzanti chimici provenienti dal letto inaridito del lago sono una minaccia mortale per l’agricoltura della regione.

La maggior parte delle guerre si combatte per dominare le scarse risorse naturali e c’e’ un forte rischio di conflitto in quelle zone.

  Fonte: Isabel Gorst

 

 

 

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“Noi” e “Loro”

Posted by janejacobs su giugno 19, 2008

“NOI”

Fino a qualche anno fa eravamo condizionati dalla dualita’ “Noi” e “Loro“. Noi eravamo i paesi sviluppati Europei e Nord Americani loro erano i poveri residenti dei paesi asiatici e africani. Ma oggi le cose stanno cambiano.

“Noi” sono diventate le persone ben educate e ben posizionate che sono riuscute a trattenere delle rendite dal processo della globalizzazione. “Loro” sono diventate quelle persone meno educate e meno fortunate che hanno visto il loro lavori o i loro redditi depressi dal vantaggio derivante dal flusso della tecnologia innovativa e dalle economie aperte.

“Loro” non sono definiti in base ad una razza, ad una lingua o ad una religione. “Loro” sono ovunque nel mondo, in Medio Oriente come in Brasile, in Canada come in Corea.

“Noi” siamo negli stessi paesi. Ci parliamo nella stessa lingua, capiamo gli stessi concetti, siamo vicini, in un modo o nell’altro alle citta’ e alla nuova tecnologia che da esse e’ emersa e che si propaga.

La risposata dei governi Occidentali per correggere la disperazione dei nuovi “Loro” e’ consistita per lo piu’ al diniego: i nostri politici sembrano dire ” non c’e nulla che si possa fare di fronta alle forze del mercato globale”. L’educazione attiva e le politiche di welfare sono state in tutto deficienti, nel senso latino del termine.

 Come possono i politici spiegare alla maggior parte dei loro elettori che tutti i provvedimenti presi dallo stato sono praticamente inutili perche’ sono in ritardo o comunque insufficienti e che non ci sono tempo e risorse per migliorare le cose?

“LORO”

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La diga nello Stato di Al Gore

Posted by janejacobs su giugno 16, 2008

Al Gore

Il Premio Nobel ePremio Oscar Al Gore

Al Gore nacque a Washington D.C. e trascorse gli inverni della sua infanzia negli alberghi della capitale Americana dove suo padre serviva da senatore, metre trascorreva le vacanze estive nello Stato del Tennessee, lo stato da cui proveniva la sua famiglia. Al Gore e’ forse l’ecologista piu’ famoso del pianeta per la sua campagna sul riscaldamento globale. Ed e’ interessante che proprio il suo Stato sia stato vittima di uno dei disastri ambientali generati dall’uomo nella Storia del Nord America. Tale disastro ha un nome: Tennessee Valley Authority.

La pianificazione economica della regione e del finanziamento delle infrastrutture della Tennessee Valley Authority sono un buon esempio di come non finanziare un programma di infrastrutture. Eppure lo schema della Tennessee Valley Authority non era un piano di emergenza per ovviare a instabilita’ politica o violenza. La Tennessee Valley Authority non era frutto di corruzione, di ritardi culturali o di ostacoli sociali. I fallimenti di questa regione non risultarono da difficolta’ gratuite o da sfortunate coincidenze. La Tennessee Valley Authority non era il Ghana – ma fu il triste modello a cui la grande diga del Ghana si ispiro’.

La Tennessee Valley Authority, o TVA e’ un ente pubblico del governo Americano creato per la costruzione, il finanziamento e l’amministrazione di una grande diga. I fondi furono in parte prestati dal Governo Americano e in parte presi a prestito direttamente dall’ente pubblico TVA. Tale ente prendeva il suo nome dal piu’ grande fiume della regione, il Tennessee, un affluente del Mississipi. La valle del Tennessee non e’ una regione metropolitana, ma un’entita’ geografica, di dimendioni paragonabile ad una piccola nazione ed era definita dalla valle del fiume e dai suoi affluenti che provenivano da sette Stati del Sud Est degli Stati Uniti: Tennessee, Kentucky, Virginia, Carolina del Nord, Georgia, Alabama e Mississipi.

La natura era stata generosa con questa regione, cosi’ come era stata generosa con la contea vicina di Pickens descritta da Henry Grady. Le risorse naturali erano abbondanti: magnifiche vie d’acqua, un clima caldo ma temperato con una lunga stagione per i raccolti, molte piogge, suolo fertile, legname, minerali, ampie miniere di carbone, una straordinaria bellezza naturale e un territorio variegato. La regione non era tenuta sotto il giogo di qualche latifondista ne’ aveva particolari tensioni sociali. La proporzione di famiglie contadine che possedevano le loro terre variava da zona a zona, ma per la maggior parte era una proporzione adeguata, perche’ storicamente queste terre non erano mai state lavorate da schiavi africani. La gente aveva una tradizionale indipendenza ed una forte etica del lavoro. Gli abitanti della regione erano orgogliosi della loro tradizione di cordialita’ ed ospitalita’. Essi avevano per lo piu’ una tradizione politica Democratica, e i loro rappresentanti a Washington erano per lo piu’ del Partito Democratico, incluso il padre di Al Gore. Gli abitdanti della zona discutevano molto di politica anche nei piccoli villaggi. Insomma, la cultura e la natura sembravano avere in questa valle una solida e prospera vita economica.

Ma in realta’, l’economia era compromessa e la situazione si stava lentamente aggravando. Nel 1930, chiunque avrebbe potuto presentarsi ad un funerale in tutta la regione e proferire una litania simile a quella che Henry Grady aveva proferito decenni addietro nella Contea di Pickens. Secondo ogni misura statistica di benessere – tasso di mortalita’ infantile, alfabetizzazione, redditi – la regione era in fondo alle classifiche dell’economia Americana.

La terra stessa era in processo di essere distrutta. Il rendimento dei raccolti si era gradualmente impoverito per colpa di metodi di coltivazione antiquati che progressivamente diminuirono la fertilita’ del suolo. Le colline mostravano profonde crepe di erosione. I contadini erano disperatamente alla ricerca di nuove terre fertili da coltivare, ma non conoscevano la pratica del terrazzamento e pertanto deforestavano le loro montagne. Pratiche agricole distruttive come questa fecero si’ che gli allagamenti aumentavano e diventavano peggio di anno in anno. Anche industrie piu’ semplici. L’esempio piu’ lampante era quello di una fonderia di rame nel villaggio dell’Alabama di Ducktown, dove i suoi fumi avevano ucciso ogni traccia di vegetazione per migliaia di acri.

A parte le fattorie ed i piccoli villaggi, la regione conteneva una serie di piccoli mercatini e paesi con semplici servizi e poche piccole cittadine che avevano una funzione amministrativa, educativa e di immagazzinamento dei beni. Queste citta’ producevano ben poco. A parte le rare fonderie, segherie o fabbriche di tessuti e di arredamenti impiantate dal Nord, c’era pochissima industria. L’industria che c’era impiegava poche persone, che tendevano ad essere poco esperte di nuove tecnologie ed erano pagate poco.

Ne’ la poverta’ dell’economia ne’ la sua arretratezza erano sorprendenti, considerato il fatto che l’intera regione non aveva citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni.

Nel 1933, TVA inizio’ la sua attivita’ con grande efficienza. Al cuore della sua pianificazione c’era la costruzione di dighe: per controllare le alluvioni, per migliorare la navigazione dei fiumi, per produrre elettricita’ ed in secondo luogo per creare graziosi laghetti che avrebbero fatto la felicita’ dei pescatori e dei turisti.

L’elettricita’ doveva essere usata, fra le altre cose, per produrre fertilizzanti e per fornire elettricita’ alle fabbriche. Presi assieme, fertilizzani ed elettricita’ eranoservivano ad aumentare i rendimenti dell’agricolutra, aumentando che la nutrizione, guadagnandoo denaro e permettendo alle coltivazioni meno promettenti di essere sostituite da foreste. L’elettricita’ avrebbe anche dovuto attrarre investimenti per ovviare al problema dello sbilancio fra industria ed agricoltura.

Gli amministratori della TVA erano professionisti esperti ed onesti. Lavoravano con grande professionalita’. Non erano un’accozzaglia di corrotti amministratori pubblici, come spesso capita in progetti di tale portata. Vi erano fra loro esperti di agricoltura che cercavano contadini fossero disponibli a provare nuove colture per dare maggiore fertilita’ al suolo. Per incentivare i contadini, la TVA forniva il fertilizzante gratuitamente ed educava i contadini sulle dosi e le modalita’ d’uso dei fertilizzanti per i nuovi raccolti. La TVA incoraggiava lo svilupo di cooperative di agricoltori. Non appena l’elettricita divenne disponibile, si formarono cooperative rurali per l’acquisto di energia e per la sua distribuzione nelle nelle fattorie e nei villaggi. La gente era aiutata a formare dei comitati per l’apprendimento post-scolastico in tema di nutrizione, impacchettamento del cibo e artigianato; la popolazione era educata alla moderne norme di salute, igiene. La TVA apriva biblioteche e gruppi sportivi.

Nei primi anni di attivita’ della TVA il suolo torno’ in breve tempo alla sua originaria fertilita’ e le colline erose e denudate furono riforestate. Le alluvioni furono riportate sotto controllo, furono costruite strade, fu sradicata la malaria , si costruirono nuove scuole e un sistema di trasporti che permettesse a tutti gli studenti di raggiungere le scuole, furono creati parchi pubblici per il campeggio, la pesca, il nuoto, furono costruite case modello, sistemi di irrigazionie e acquedotti. Anche la strategia industriale funziono’. Non appena le localita’ della regione furono raggiunte dall’elettricita’, la TVA inizio’ a ricercare industrie che potessero voler trapiantare i loro impianti in quella regione. Le industrie che piu’ voracemente usavano elettricita’ come le raffinerie di alluminio, le industrie chimiche e di fertilizzanti erano le prime ad arrivare nella regione; allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale, si trapiantarono fabriche di armamenti e di esplosivi e prima che la seconda guerra mondiale finisse si costrui’ Oak Ridge, una citta’ modello con una fabbrica di armi atomiche. Il lavoro nelle costruzioni, nelle fabbriche e nell’aministrazione pubblica combinato alla crescente prosperita’nelle fattorie, beneficiava le citta’ e i villaggi. La genta stava bene.

Al centro di tutto questo c’era la piccola e placida cittadina di Knoxville, Tennessee, luogo diove risiedeva l’Universita’ del Tennessee e la sede centrale della TVA.

Nel giro di un decennio dall’inizio dei lavori, la regione possedeva nuove industrie, nuovi mercati – particolarmente nella porduzione di energia elettrica – nuovi lavori, nuove tecnologie e naturalmente nuovi capitali. Insomma, il piano della TVA aveva chiamato a se’ tutte le forze generate dalle citta’ e le ha usate armoniosamente. Per quanto era nelle loro possibilita’, i pianificatori hanno creato una regione metropolitana artificiale. Tutto quello che mancava era una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni perche’ ne’ Knoxville, ne’ altre citta’ della Valle erano in grado di rimpiazzare le molte importazioni con la loro produzione locale. La TVA ebbe molto successo solo nel primo decennio di attivita’.

E dal momento che la regione urbana era artificiale, l’area non funzionava come un’area metropolitana. La gente non immigrava nelle aree della TVA e non si creavano lavori cittadini. Nell’assenza di una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni non c’e’ modo di creare occupazione cittadina. Invece di produrre in maniera ampia e diversificata per i propri abitanti e per le esportazioni, la regiona continuava a dipendere dalle importazioni provenienti da altre regioni . Non poteva essere altrimenti, vista la mancanza di una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. I mercati cittadini locali non spostavano i loro acquisti in modo significativo e non forzavano la diversificazione in ambito rurale, una diversificazione che poteva avvenire solo in presenza di una citta’. Dal momento che nuove imprese non venivano generate, vecchie industrie venivano attirate da altri luoghi. Non si creavano nuovi prodotti da esportare, se non quelli di industrie trapiantate da regioni lontane o da industrie militari. Quasi tutte queste industrie erano finanziate da capitali prodotti altrove.

Tutte queste omissioni economiche significavano che la TVA doveva dipendere sempre di piu’ da beni di cui non disponeva a causa dello sbilanciamento della sua economia dovuto alla mancanza di una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. L’unico vera ricchezza della TVA era l’energia elettrica.

Anche se la TVA aveva raggiunto molto, molte altre cose rimanevano da fare. Visto che i miglioramenti nel decennio precedente erano stati cosi’ rapidi, si erano accampate molte scuse sul fatto che il programma di sviluppo era ancora recente; si dava piu’ o meno per scontato il fatto che la diversificazione e l’espansione economica sarebbe continuata con la stessa intensita’.

Questo non accadde. Alla mancanza di lavori cittadini si aggiunse la mancanza di produzione per uso locale e la sonnolenza dei mercati locali. Nel 1964 la gente delle campagne e dei poveri vilaggio vicino a Knoxville stavano cosi’ male che il Presidente Lyndon Johson fece un viaggio apposta in quell’area per dire loro che si rendeva conto della poverta’ di quella zona e che simpatizzava con i suoi abitanti e che avrebbe chiamato la regione area depressa affinche’ il governo federale potesse aumentare i trasferimenti pubblici in quella zona. Incredibilmente lo stesso Johnson annuncio’ un anno piu’ tardi che quando gli Stati Uniti avessero vinto la guerra in Vietnam, avrebbe ricostruito l’economia vietnamita con le stesse tecniche di progettazione della TVA. Nel 1970 un sondaggio sulle condizioni mediche degli USA, identifico’ l’area che va del Mississipi all’interno del territorio della TVA come la peggiore del Paese. Nel 1976, quando la General Motors costrui’ una fabbrica a Decatour Alabama, circa 40,000 persone fecero domanda per 1,400 posti di lavoro disponibili. Nel 1978 una battaglia ambientale su una diga a 25 miglia da Knoxville porto’ alla luce il fatto che la gente di questa area severamente depressa era ancora in favore della diga (non importa quanto fosse dannosa all’ambiente) perche’ vedevano nella diga l’ultima speranza di un trovare un posto di lavoro.

A causa di queste difficili realta’ e a causa del fatto che la regione non era in grado di generare altri tipi di lavoro producendo prodotti da esportare, ma invece dovendo pesantemente importare, la TVA non aveva altra scelta che concentrarsi sulla vendita di energia elettrica. Sia direttamente che indirettamente, questa attivita’ sottolineava l’intera regione artificiale e la sua qualita’ della vita. QUindi, a partire dal 1945, la TVA si concentro’ sulla produzione di eletricita’ per tenere a bada la poverta’. Nel decennio dal 1945 al 1955 la produzione di energia elettrica raddoppio’. Raddoppio’ ancora nel decennio successivo e raddoppio’ ulteriormente nel decennio ancora successivo. Il piano del decennio 1975-1985 prevedeva un altro raddoppio della produzione di energia elettrica, ma questo non era piu’ possibile. Insomma, nel primo decennio di attivita’ della TVA, la regione aveva dato ;’illusoria impressione di essere un’economia ben bilanciata, ma in ogni decennio successivo, gli sbilanci della TVA peggioravano continuamente.

L’espansione della produzione di energia supero’ la capacita’ delle dighe della TVA. Pertanto l’autorita’ aggiunse immensi impianti di generazione elettrica operanti a carbone; nel 1970, l’80% dell’energia elettrica della TVA proveniva dal carbone. Tale espansione non poteva avvenire a costi competitivi e quindi la TVA inizio’ a produrre energia con impianti nucleari. Nel 1979, la TVA aveva sette impianti a generazione nucleare in costruzione, abbastanza per farne il piu’ grande produttore di energia nucleare degli Stati Uniti, questo si aggiungeva al fatto che la TVA era gia’ il piu’ grande produttore di energia idroelettrica e di energia a carbone degli Stati Uniti. I clienti di questa enorme produzione elettrica erano 50 cooperative rurali e 110 sistemi municipali che servivano, oltre ai loro cittadini, fabbriche trapiantate da regioni lontane, e 50 utenti speciali. Questi 50 utenti speciali erano all’origine del piano della TVA di raddoppiare la sua capacita’ produttiva di decennio in decennio. Il piu’ grande di questi utenti speciali erano la NASA, l’agenzia spaziale Americana e l’Alcoa il piu’ grosso produttore di alluminio degli Stati Uniti, seguiti dai piu’ grandi produttori di armi e apparecchiature militari.

A differnza della canna da zucchero o del nichel, l’elettricita’ puo’ essere prodotta ovunque. Per cui, il vantaggio competitivo della TVA non era tanto il fatto di produrre elettricita’, ma era che che costava poco. Il costo era il vero vantaggio competitivo della TVA. All’inizio, quando l’energia era prodotta solo dai fiumi, il costo dell’elettricita’ prodotta dalla TVA era solo la meta’ del costo medio dell’energia prodotta negli Stati Uniti, ed era meno della meta’ dell’energia prodotta nelle aree urbane degli Stati Uniti. Il basso costo dell’energia elettrica era il fattore che portava a trapiantare impianti industriali da regioni lontane. Le spese di acquisizione del terreno per le dighe e per le loro riserve acquifere e per la progettazione e la costruzione di tali dighe non venivano imputate all’aumento della produzione energetica, ma al costo di controllare alluvioni, migliorare le navigazione e di conservare la fertilita’ del suolo. Per tali fini, erano disponibili diversi finanziamenti. L’elettricita’ era vista come un prodotto finito e poteva essere venduto a basso prezzo grazie a trucchi contabili che alla fine si ripercuotevano sul territorio della TVA.

Ma i trucchi contabili non venivano applicati ai generatori elettrici, per cui il costo dell’energia era senz’altro un prodotto finito. E nel tempo in cui furono costruiti impianti elettrici a carbone, la TVA poteva offrire ai suoi clienti prezzi che avevano solo un vantaggio di costo del 30%, cioe’ il margine combinato dei generatori a carbone e ad energie idroelettrica. L’energia nucleare divenne tutto fuorche’ conveniente. Era talmente cara che la TVA aveva differito a tempo indeterminato la costruzione di altri 8 impianti a generazione nucleare che aveva precedentemente pianificato.

Quando il vantaggio marginale di avere costi piu’ bassi inizio’ a diminuire, la TVA cerco’ di negare la realta’ dei fatti per mascherare il suo fallimento. Da un lato procedette a pianificare e a costruire piu’ dighe e a fornire piu’ finanziamenti, anche se in realta’ le dighe non avevano finalita’ e scopi ben precisi. Dall’altro andavano a distruggere terreni fertili di imprese agricole, legname e bellezze paesaggistiche senza altra giustificazione che produrre energia. Per trovare tale giustificazione, l’autorita – come ammesso dal suo amministratore delegato davanti a un tribunale – doveva falsificare i rendiconti sui danni ambientali degli effetti delle sue dighe. Il carbone comprato dall’autorita’ proveniva per lo piu’ da fornitori che minavano le terre del Kentucky e della West Virginia, le regioni a Nord Est della TVA. L’ampiezza e la crudelta’ con cui si riempivano di dinamite intere regioni per trovare carbone erano in linea con la prodigiosa produzione industriale alimentata dal carbone. Il suolo e le foreste venivano saccheggiati, intere valli venivano soffocate dai fumi del carbone. Le alluvioni divennero sempre piu’ forti e i danni da esse creati sempre piu’ gravi. I fornitori di carbone della TVA stavano raggiungendo in pochi anni lo stesso livello di rovina del territorio che i contadini loro predecessori avevano raggiunto 100 prima. La TVA cerco’ per quanto le fosse possiblie di resistere ad ogni provvedimento legislativo, ad ogni regolamento a ogni provvedimento giudiziario che intimasse ai suoi fornitori di risarcire i danni per le devastazioni del territorio; ogni reclamo avrebbe fatto salire il prezzo del carbone, quindi avrebbe fatto salire il prezzo dell’energia elettrica che la TVA forniva ai suoi clienti. Finalmente, dopo lunghissime battaglie legali, gli ambientalisti forzarono l’autorita’ della TVA a richiedere ai suoi fornitori degli standard minimi di rispetto dell’ambiente. Ma l’autorita’ non riusci’ a far rispettare questi standard e ne sequirono altre battaglie legali. Quando il governo federale obbligo’ l’uso di depuratori (al costo di $1 milione l’uno) per ridurre l’inquinamento, l’autorita’ cerco’ di non fare installare tali depuratori perche’ avrebbero aumentato il costo di produzione dell’energia elettrica e diminuito l’attrattivita’ per le imprese e quindi per l’occupazione. Anche se gli ambientalisti finirono col vincere la loro battaglia per i depuratori, la grottesca economia della TVA rimane un disastro da manuale.

L’economia della TVA rimaneva disastrosa perche’ non aveva nessuna citta’ che fosse in grado di rimpiazzare le improtazioni. Oggi la TVA non e’ piu’ in grado di attrarre capitali da regioni lontane, seducendole con un basso costo dell’energia elettrica. La prossima fase della sua storia probablimente sara’ una stagnazione e un graduale e inarrestabile impoverimento, anche se l’autorita’ della TVA adesso vede un futuro nell’esportare le sue “competenze” nelle regioni arretrate del terzo Mondo. Gli “esperti” della TVA hanno fornito consulenze per sviluppare le economie di Brasile, Turchia, Sudan, Indonesia, Egitto e Bangladesh.

AI tempi in cui la TVA stava raggiungendo uno dei suoi apici durante gli anni ’70, il presidente della TVA era un uomo che aveva preso parte all’impresa dall’inizio ed era stato uno dei suoi primi dipendenti nel leggendario primo decennio della TVA, in cui tutte le cose andavano bene. Quando fu interrogato dal tribunale lui rispondeva: “non direi che stiamo facendo cose che non sono sbagliate, ma se lo stiamo facendo, non lo facciamo intenzionalmente”.

Quest’uomo era attanagliato da una trappola economica. Il suo compito, sin dall’inizio, era quello di debellare la poverta’ economica di quella regione. Egli aveva fatto del suo meglio con cio’ che la regioni poteva offrire, ma siccome la regione non aveva una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, la regione aveva pochissimo. L’unica alternativa al corso disperato che gli eventi stavano prendendo sarebbe stato presiedere all’abbandono di quella terra da parte dei suoi abitanti verso le citta’ lontane (sempre ammesso che trovassero lavoro).

Ma come fu possibile che nessuna citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni fu generata in una regione che godeva di tutto il capitale possibile che prestiti, sussidi e fondi USA potevano garantire?

In parte questo dipende dal ruolo che le importazioni giocano nelle zone dove sorgono citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni. Ogni insediamento umano e’ in grado di usare le importazioni, sia che tale insediamento sia una citta’, sia che sia un piccolo villaggio.

Ma in tema di sviluppo delle economie, questo e’ il ruolo giocato o che dovrebbe essere giocato dalle citta’. Tali citta’ rappresentano anche cio’ che si guadagna dal lavoro usato per produrre beni da esportare. Il processo di rimpiazzare i beni che si importano sostituisce ed interiorizza il guadagno alle citta’, ma tale rimpiazzo si deve alla versatilita’ nel produrre e all’improvvisazione tipica delle citta’. Questo vuol dire che il processo di guadagno promuove e supporta i nidi simbiotici di fornitori di materie prime e di produttori che costituiscono il fulcro delle economie cittadine. Quando il lavoro dell’esportazione che una citta’ mette ad opera si ramifica e si diversifica, allora anche i produttori si ramificano e si diversificano, e cosi’ fanno anche le importazioni che la citta’ guadagna automaticamente quando serve al processo di diversificazione della produzione. Il processo di guadagnare le improtazioni e’ cruciale per portare una citta’ vigorosa a nascere e a svilupparsi e rimane cruciale per il suo sviluppo continuo nel tempo. Lo sviluppo non puo’ essere dato dall’esterno. Dev’essere fatto al suo interno. E’ un processo, non una collezione di beni capitali.

Il terzo ruolo che le importazioni giocano in una citta’ e’ naturalmente servire a rimpizzare i beni importati con i beni prodotti localmente. Maquesto non puo’ accadere in una maniera conveniente ed economica senza la versatilia’ di guadagnarsi le importazioni.

Enormi quantita’ di importazioni e vaste varieta’ di esser arrivarono nella regione della TVA durante il periodo in cui fu fatta. Ma nessuna varieta’ significativa di queste importazioni fu guadagnata da lavoro cittadino. Le importazioni erano regali finanziati dai sussidi statali o erano guadagnate atttrverso i prestiti che la societa’ si procurava. Anche i prestiti non erano garantiti da lavoro cittadino, le vendite di elettricita’ servivano a ripagare il capitale e gli interessi dei prestiti principali. I guadagni dell’agricoltura ripagavano altri prestiti. Insomma, i guadagni delle citta’ non potevano ripagare nulla, perche’ non c’erano o erano pochissimi.

 Continua…

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Quando si esporta troppo capitale

Posted by janejacobs su giugno 3, 2008

Detroit (via Crisis)

 In passato, quando le citta’ esportavano capitale in quantita’ eccessive rispetto alla loro capacita’ di creare lavoro, industrie e mercati, tali citta’ finivano per trascurare le loro economie spesso con conseguenze disastrose. Ad esempio, nel XIX secolo la Gran Bretagna divenne una favolosa esportatrice di capitale, ma allo stesso tempo le sue citta’ gradualmente entrarono in stagnazione preparandosi ad un declino che di li a poco divenne irreversibile. Negli Stati Uniti, Detroit era un enorme esportatore di capitali durante gli anni del boom dell’automobile. Ma allo stesso tempo Detroit, come economia cittadina, stava entrando in stagnazione. Detroit falli’ non solo nel trovare nuovi prodotti da esportare e nel rimpiazzare le sue importazioni, ma falli’ anche nel mantenere la posizione dominante nell’ingegneria e nella produzione automobilistica. Piu’ le esportazioni di capitale aumentavano e piu’ a lungo durava lo sbilancio tra capitale esportato e le altre forze che solo le citta’ erano in grado di generare.

Per cui, lo sbilancio che vediamo oggi e’ ovunque. Dobbiamo assumere che cio’ che e’ accaduto per l’impero Britannico e per Detroit possa accadere ovunque; le citta’ che sono il motore della vita economica, se prese in aggregato, stanno entrando in un forte declino in tutta l’economia mondiale.

  Ma prendiamo un po’ di fiato e cerchiamo di vedere le cose con un po’ piu’ di ottimismo. Le regioni che non hanno citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, dopo tutto, beneficiano in una forma o in un’altra dai prestiti ed i sussidi. Immaginiamo che questi benefici riescano qua e la’ a generare citta’ capaci di rimpiazzare le importazioni. In quel caso, anche se molte vecchie citta’ potranno soccombere ad una specie di sinilita’ economica, la situazione migliorerebbe. Se nascessero molte nuove citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni, esse genererebbero mercati liquidi, impianti industriali, lavori e redditi cittadini, e naturalmente genererebbero capitale che possa finanziare la continuazione di tale sviluppo. Regioni in grado di produrre solo beni primari, economie in cui vengono impiantate fabbriche da lontano, regioni che sono state spopolate  o abbandonate diventerebbero citta’ con un’economia prospera.

 Ma questi casi, come dimostrano i casi di Taipei, Kaohsiung, Seoul e Singapore sono rari. Se non lo fossero, simili fioriture si sarebbero gia’ sviluppate in Sud America, Africa , Sud Italia, Scozia  e nel Sud degli Stati Uniti . In tutte queste regioni sono stati forniti enormi quantita’ di sussidi e prestiti. Ma in tutti questi casi, prestiti e sussidi non hanno funzionato, anzi, hanno reso la situazione ancora piu’ difficile. Questo perche’ prestiti e sussidi sono solo denaro, ma il denaro in se’ non crea ricchezza.

 

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Le citta’ sono mucche da mungere

Posted by janejacobs su maggio 29, 2008

Le citta’ generano capitali quando hanno successo nell’esportazione di beni e servizi e nel rimpiazzare importazioni. Normalmente, la maggior parte del capitale viene utilizzata all’interno delle citta’ perche’ esse ne hanno continuamente bisogno per mantenere le loro imprese al passo con il progresso tecnologico e con le continue richieste di novita’. Cosi’ e imprese usano il capitale investendolo per innovare, per moltiplicarsi, per crescere e per diversificarsi. I cambiamenti a Shinohata  ad esempio, hanno avuto bisogno di capitali generati a Tokyo e nella sua area metropolitana. Ma, come abbiamo gia’ visto, il capitale originato nelle citta’ arriva a raggiungere anche posti lontani sia in forma di risparmio, sia in termini di lavoratori emigrati, che abbandonano le loro terre.

 Le nazioni dipendono economicamente dalle tasse pagate delle citta’ e ricevono da esse molte piu’ entrate di quante non glie ne restituiscano in termini di servizi e di trasferimenti. Quando la tassa sui redditi fu applicata per la prima volta negli Stati Uniti era il 1913. Allora la tassa era piuttosto leggera e toccava pochi contribuenti; un terzo delle entrate di quella tassa proveniva dall Stato di New York e la maggior parte di quel terzo proveniva dalla citta’ di New York, che all’epoca aveva un’economia molto vigorosa. Oggi Bombay produce circa un terzo delle tasse dell’India, e Milano produce un quarto delle tasse d’Italia. Copenhagen e la sua area metropolitana raccolgono tasse sufficienti a finanziare assistenza sociale non solo per gli abitanti di Copenhagen e della sua area metropolitana, ma di tutta la Danimarca. Ecco perche’ questi programmi sono nazionali e non locali: per smussare le discrepanze di ricchezza tra citta’ e aree povere.

Questi ultimi esempi di dipendenza delle finanze nazionali da singole citta’ sono estremi, ma anche quando un maggiore numero di citta’ si distribuisce il fardello dei carichi fiscali in maniera piu’ equa, come fanno oggi le citta’ degli Stati Uniti oggi, resta il fatto che le citta’ sono le mucche che producono il latte per le nazioni. Questa metafora proviene dalla Germania, dove gli ufficiali governativi spesso si lamentano – a ragione- che la loro nazione e’ la mucca da latte dell’Unione Europea. Ma non e’ in realta’ la Germania intera ad essere munta; sono piuttosto le citta’ della Germania e le loro aree metropolitane che guadagnano un surplus che viene distribuito non solo all’Unione Europea, ma anche ad altre parti della stesa Germania, per i prestiti all’estero fatti dalla banche tedesche e per i contributi tedeschi al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

Oggi i prestiti e i sussidi forniti alle regioni senza citta’ in grado di generare capitali da se’ sono stati infinitamente piu’ abbondanti che in passato. E molti, molti indizi, in aggiunta al fiasco della diga del Volta ci dice che questo capitale e’ stato pompato in maniera sproporzionata.

Quasi ovunque c’e’ una competizione disperata per attrarre impianti industriali, cosa che ci suggerisce che gli investimenti per attrarre tali impianti sono stati sproporzionati alla ricchezza da loro generata.Milioni di persone, dal Sud degli Stati Uniti a Giava, che sono stati dislocati dalla loro terra ma che non hanno trovato lavori produttivi nelle citta’ in cui sono emigrati testimoniano che il denaro disponibile per aumentare la produttivita’ agricola e’ sproporzionato rispetto all’espansione dei lavori necessari nelle citta’.

Gli investimenti in produzione agricola hanno superato la capacita’ di digestione di tali investimenti da parte dei mercati cittadini. Questo messaggio e’ chiaro dalle storie che abbiamo raccondato in precendenza sulle economie dell’Uruguay e della Nuova Zelanda. Queste nazioni sono state efficienti produttrici di cibo e tuttavia quando hanno perso i loro mercati di sbocco non sono stati in grado di trovarne altri che prendessero il loro posto. Questo messaggio e’ chiaro dalla competizione falsata che esiste ad esemprio fra l’agricoltura Francese e Americana, protette da sussidi e da quella Africana; o dalle misure estremamente costose che l’Unione Europea ha adottato per proteggere i mercati delle sue citta’ dal burro, dalla carne, dal pollame e da altri prodotti alimentari di regioni fuori dall’Unione Europea. Questo messaggio e’ chiaro quando pensiamo agli agricoltori delle fattorie americane del Midwest che competono con i produttori di oli vegetali in Africa e dalla rabbia degli agricoltori Africani quando vedono il governo USA fornire sussidi ai loro concorrenti americani.

In maniera piu’ astratta, possiamo vedere la situazione di sbilancio fra capitale e lavori cittadini da un lato, impianti e mercati dall’altro, guardando al fallimento sul debito estero di molte nazioni e sul loro declino economico. Molti dei debiti esteri che non possono essere ripagati erano contratti da citta’ che stavano tentando di sviluppare le loro economie. Quei paesi hanno contato sull’espansione di mercati, di lavoro e di industrie sufficienti a giustificare i loro prestiti e a ripagarne gli interessi. Coloro che fonrivano i prestiti, contavano anch’essi sull’espanione economica per ricevere il in camnio il loro denaro piu’ gli interessi. Tali speranze si rivelarono infondate. In modo simile, i debiti domestici dei paesi poveri che si rivelano pagabili, le poche volte che capita, lo sono solo grazie alla svalutazione delle valute e all’infalzione; cio’ ci dice che i debiti incorsi dai governi per gli investimenti nelle loro pover regioni non hanno ripagato in termini di espansione economica.

Tutto questo va ben oltre il semplice sbilancio di capitale in una regione piuttosto che o in un’altra. Cio’ che vediamo, piuttosto, e’ che le citta’ in aggregato, hanno fornito capitale in maniera sproporzionata e bizzarra alle loro capacita’ per generare impianti, lavori e mercati. La diga del Volta e’ la rappresentazione piu’ maestosa di tale follia. Inoltre, tali sbilanci i sono intensificati con il passare degli anni. Cio’ significa che piu’ soldi si prestavano, piu’ si generavano debiti e fallimenti; piu’ larghi erano i piani di finanziamento, piu’ intrattabili diventavano i tassi di inflazione.

 

 

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Il Fiasco della diga del Volta

Posted by janejacobs su maggio 22, 2008

La diga del Volta

La diga del Volta in Ghana, un favoloso impianto di ingegneria idroelettrica, era stato progettato con l’intenzione di fornire energia alle industrie. Ma a parte una fabbrica di alluminio di proprieta’ Americana, la cui apertura aveva giustificato i lavori della diga, nessuna altra impresa locale o internazionale si presento’ nelle vicinanze della diga per sfruttare l’energia elettrica prodotta dalla diga e quindi giustificare l’esistenza della diga. Nemmeno il prezzo dell’energia era molto conveniente; la fabbrica di alluminio Americana otteneva l’energia della diga ad un decimo del prezzo di mercato. La diga avrebbe anche dovuto promuovere l’irrigazione dei campi, ma questo piano era cosi’ difficile da applicare che venne abbandonato. Le 80,000 persone che vivevano nei villaggi dela zona con un’economia di sussistenza ed i cui villaggi furono spazzati via per fare spazio alla diga e alle sue riserve di acqua, furono ricollocate su un suolo cosi’ povero che meta’ di loro non pote’ piu’ nemmeno sostentarsi.

Molte persone, illuse dal potere del denaro in grado di finanziare grandi infrastrutture, sembrano pensare che certi investimenti rappresentino di per se’ lo sviluppo economico. Costruisci la diga e avrai sviluppo economico! Ma nella vita reale, se costruisci una diga e non hai dei mercati cittadini liquidi ed industrie, non avrai nulla. L’inutilita’ economica della diga del Volta non e’ per nulla una rarita’. Un ufficiale della FAO, un’organizzazione delle Nazioni Unite sulla nutrizione ed l’agricoltura, una volta disse “potrei citare circa quaranta dighe intorno al mondo che sono comletamente inutili“. Naturalmente, cio’ non vuol dire che tutte le dighe siano inutili; molte dighe giustificano la loro esistenza se le zone circostanti hanno bisogno di energia elettrica, se servono a irrigare campi produttivi o se permettono di controllare le innondazioni. Tuttavia, investimenti senza senso come la diga del Volta sono un perfetto esempio di come il capitale, la quinta ed ultima forza espressa dalle citta’, puo’ essere bizzarro come le altre forze quando raggiungono non sono in sintonia fra di loro.

Link a un’altra diga

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