Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for giugno 2008

Gara di auto solari

Posted by janejacobs su giugno 30, 2008

Anche quest’anno si terra’ in Nord America un rally di auto alimentate ad energia Solare. Questo rally e’ chiamato North American Solar Challenge ed e’ una competizione che prevede la progettazione, costruzione e guida di auto operanti ad energia solare in un evento a lunga distanza. Quest’anno la gara coprira’ la distanza di 2,400 miglia (km4,300), fra Dallas in Texas fino a Calgary, in Canada.  Cliccando qui sotto troverete il sito della gara:

American Solar Challenge

Cliccando sotto la colonna “Organizzazione” qui sotto, potrete vedere le foto e le caratteristiche delle auto solari in gara. A quando un equipaggio Italiano?

Organizzazione

Veicolo

CalSol Sol Calibear
Durham University DUSC2008
ETS – Ecole de technologie superieure Eclipse VI
FH Bochum Solar Car Team SolarWorld 1
Illinois State University Mercury II
Iowa State University Sol Invictus
Massachusetts Institute of Technology Tesseract II
McMaster University Phoenix II
Michigan State University Brasidius
Missouri University of Science and Technology Solar Miner VI
Northwestern University Nusolar sc5
Ohio State University RS Firefly
Oregon State University Rain Dancer
Principia College RA 7
Queen’s University Aurum
Red River College The Raycer
University of Arizona Drifter 2.0
University of Calgary Schulich 1
University of Kentucky Gato del Sol III
University of Michigan Continuum
University of Minnesota Centaurus
University of Texas Austin Samsung Solorean
University of Waterloo Midnight Sun IX
Western Michigan University Sunseeker

 

 

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Dighe

Posted by janejacobs su giugno 29, 2008

Se le nostre citta’ di oggi e le civilizzazioni che dipendono da esse sono destinate a morire, cosi’ come molte citta’ e civilizzazioni si sono estinte in passato, forse le piu’ impressionanti testimonianze che lasceremo saranno le nostre dighe. Le strade non dureranno. Sono costruite troppo male. Ma le dighe, altissime e spesse, dureranno anche se alcune crepe in esse si formeranno. Le dighe sono mute meraviglie. “A cosa pensavano gli uomini che costruirono queste dighe”? Potrebbero chiedersi gli archeologi del futuro. Questi incredibili civilta’ del passato si spinsero a costruire queste dighe anche in posti completamente isolati dove non c’era nessun collegamento con altre costruzioni o insediamenti che essi avevano. Forse era un culto per propiziarsi divinita’ o poteri misteriosi.”

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Aiuti ai petrolieri

Posted by janejacobs su giugno 28, 2008

La festa continua

I governi dei paesi asiatici sono in difficolta’. Con il prezzo del petrolio cosi’ alto, essi cercano di  calmierare il prezzo del petrolio, ma di fatto aumentano a dismisura la loro spesa pubblica che finisce nelle casse dei paesi produttori di petrolio. Gli economisti dicono che questi sussidi dovrebbero scomparire. Ma c’e’ un problema di tempistica.

Il costo della vita sta aumentando in tutto il mondo, sotto la spinta di un aumento dei prezzi del cibo e tutti si aspettano una forte inflazione. Pertanto, i paesi asiatici che cerano di calmierare il prezzo del petrolio potrebbero voler aspettare prima di abbandonare tali sussidi, perche’ questo sfarebbe ulteriormente aumentare il caro vita.

Un sondaggio del Fondo Monetario Internazionale indica che in 42 Paesi in via di Sviluppo circa tre quinti dell’aumento del prezzo del petrolio sono assorbiti dai governi e dalle raffinerie e solo 8 nazioni hanno permesso che il trasferimento del costo del carburante venisse interamente trasferito ai consumatori finali.

L’Indonesia ha aumentato il prezzo del petrolio lo scorso mese dopo averlo mantenuto fermo per tre anni. Il costo del petrolio e’ peranto aumentato per i consumatori indonesiani del 25%.  L’aumento ha causato forti proteste. Ma il governo indonesiano non aveva scelta. Se avesse mantenuto fisso il prezzo del petrolio, la valuta indonesiana si sarebbe notevolmente indebolita con conseguente aumento dell’inflazione e aumento dei prezzi dei beni primari che vanno a colpire soprattutto i poveri.

Il mercato del petrolio sta cercando di trovare un prezzo di “equilibrio”, un “punto di rottura” dove oltre a tale prezzo la domanda si petrolio diminuisca. Pero’ questo non puo’ avvenire perche’ molti paesi usano le loro riserve monetarie per mantenere bassi i prezzi del petrolio attraverso sussidi statali.

Secondo uno studio della societa’ di consulenza McKinsey, se tali sussidi venissero eliminati, la domanda di petrolio si ridurrebbe di 3 milioni di barili al giorno. Una riduzione molto maggiore della promessa dell’Arabia Saudita di aumentare la produzioe di petrolio di 300,000  barili al giorno.

In India, le raffinerie di petrolio che sono di proprieta’ statale perdono $140 milioni di barii al giorno peche’ il governo non consente loro di recuperare i costi di raffinazione. Dal Settembre del 2006 il prezzo ai distibutori di diesel in India e’ salito di soli 4 centesimi di dollari al litro.

Riusciranno i governi dei paesi in via di sviluppo a trovare un punto di equilibrio fra la lotta al caro-vita dei loro popoli mantenendo valute forti e prezzi del petrolio bassi? La risposta e’ si’, se tali paesi in via i sviluppo possiedono cittta’ in grado di rimpiazzare le importazioni.

Continua…

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La prossima era glaciale

Posted by janejacobs su giugno 27, 2008

Il clima potrebbe essere ancorta piu’ vulnerabile all’aumento dei gas serra di quanto pensino oggi la maggior parte degli scienziati secondo un articolo del giornale Nature.

La piu’ severa era glaciale della storia, un periodo di glaciazione totale della Terra, fini’ 635 milioni di anni fa quando grandi ammontari di metano furono rilasciati da aree di permagelo.

Ogni molecola di metano e’ 30 volte piu’ potente come gas serra del diossido di carbonio, anche se il metano ha causato meno riscaldamento globale fino ad ora perche’ e’ meno abbondante nell’atmosfera del biossido di carbonio.

Questo fenomeno potrebbe cambiare se vaste quantita’ di metano fossero rilasciate da depositi di metano surgelato chiamate clatrati, dicono gli scienziati dell’Univesrita’ della California.

Tali scienziati hanno analizzazo campioni di antichi sedimenti marini dell’Australia del sud e hanno concluso ch evasti strati di ghiaccio che coprivano il pianeta 635 milioni di anni fa iniziarono ad emettere clatrati quando i cambiamenti di pressione del manto terrestre li resero instabili e questo porto’ ad un effetto serra irrefrenabile.

I catrati esistono in larghe quantita’ nel permagelo dell’Artico e sotto gli oceani.

E’ forse queto un avvertimento degli scienziati alle compagnie petrolifere che vogliono scavare i fondali oceanici?

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Fattorie delle onde

Posted by janejacobs su giugno 26, 2008

Non e’ difficile capire che le onde del mare hanno un potenziale energetico enorme. Basta guardare una spiaggia o una scogliera per vedere come nel corso dei secoli, questa inestinguibile fote di energia ha formato e distrutto le coste. L’aumento del prezzo del petrolio e la preoccupazione riguardo ai cambiamenti climatici potrebbero portare a nuove forme di energia rinnovabile dagli oceani. Alcuni esperti ritengono che basterebbe una piccoa frazione dell’energia sprigionata dalle onde per soddisfare completamente il bisogno di energia elettrica di tutti gli abitanti del pianeta.

Tuttavia, raccogliere questa energia si e’ rivelata un impresa molto difficile e la prima fattoria delle onde e’ apparsa solo nell’Ottobre 2007 al largo delle coste del Portogallo. Tale fattoria consiste in tre tubi a forma di serpente che oscillano nell’Oceano atantico. (Breve video qui sotto:

In California un simile impianto dovrebbe essere pronto entro il 2012 e ci sono molti altri progetti in corso. Tuttavia, la storia della tecnologia per estrarre elettricita’ dalle onde e’ una storia di ritardi e di delusioni. Fra i molti sistemi progettati per catturare le onde del mare, nessuno e’ mai stato provato su larga scala. Perche’ c’e’ stato un simile ritardo?

I primi brevetti per i generatori di elettricita’ dalle onde risalgono al diciottesimo secolo. Ma non molto e’ accaduto fino alla meta’ degli anni 1970, quando lo shock petrolifero di quegli anni ispiro’ un ingegnere di Edimburgo, Stephen Salter a sviluppare un generatore costituito da grosse casse galleggianti collegate fra loro e ancorate al fondale marino. Tali casse contenevano in ingranaggi che convertivano il moto ondoso in moto rotatorio generando corrente sufficiente per 4,000 abitazioni. Il costo di costruzione e manutenzione di tali impianti era simile al costo degli impianti nucleari. Pare pero’ che negli anni ’80 il governo Britannico abbia tolto i finanziamenti a questo progetto di ricerca sotto la pressione dei lobbisti dell’energia nucleare. La decisione del Governo Britannico di togliere i fondi alla ricerca in questo tema ha riportato indietro di 20 anni questa forma di energia.

Una societa’ di Vancouver, la Finavera Renewables ha progettato un macchinario differente per catturare il potere delle onde. Tale macchinario consiste in un tubo di 25 metri che galleggia verticalmente nell’acqua ed ed e’ collegato al fondale marino. Questo tubo rimbalza su e giu’ ed e’ usato per pressureizzare l’acqua sotto la superficie del mare. Quando la pessione raggiunge un certo livello, l’acqua viene liberata facendo ruotare una turbina che genera elettricita’. Nonostante la semplicita’ del progetto, il prototipo non ha avuto successo in quanto i tubi sono “annegati”. Finavera dice che il dispositivo potra’ essere profittevole solo se sara’ in grado di generare almeno 250kW di potenza. Un video di simili dispositivi e’ qui sotto:

Uno dei problemi piu’ comuni dei generatori delle fattorie delle onde e’ che si sottovaluta il grande potere distruttivo del mare. Installare tali impianti e’ molto costoso. Occorrono speciali navi per installare e per fare la manutenzione degli impianti. Un altro problema e’ la connessione tra i generatori di energia dal moto ondoso e la rete elettrica. Il costo di creare questa infrastruttura rende i piccoli progetti poco economici ed i grandi progetti troppo costosi.

Un ultimo esempio di generatore marino e’ osservabile nei video qui sotto:

 

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Il lamento del rivoluzionario

Posted by janejacobs su giugno 25, 2008

Il leader rivouzionario della rivoluzione Algerina Ahmed Ben Bella si lamento’ nel 1981 quando descriveva l’esperienza dei paesi del terzo mondo dopo un quarto di secolo di prestiti per lo sviluppo e sussidi di ogni genere: “Il Nord impone le sue caratteristiche e i suoi standard sui Paesi del Terzo Mondo. Noi impiantiamo dal Nord piu’ fabbriche e piu’ macchinari, ma anche piu’ grano e piu’ cibo e quindi diventiamo sempre piu’ dipendenti.” Questo e’ senz’altro vero, ma non si tratta di un complotto cinico dei Paesi del “Nord”. Tali risultati sono parte della stesa natura delle transazioni. Da queste transationi, le regioni povere dei paesi ricchi hanno gli stessi risultati delle regioni povere dei paesi poveri.

Quando capiremo che le importazioni non guadagnate, qualunque utilita’ esse abbiano, non servono a creare sviluppo economico, avremo capito anche il perche’ le rimesse dei lavoratori emigrati all’estero fanno ben poco per arricchire i paesi d’origine. Non essendo state guadagnate dal lavoro cittadino, questi benefici non possono giocare alcun ruolo nella vita economica locale se non alleviare la poverta’. Ma alleviare la pverta’ non significa generare sviluppo economico. Lo stesso avviene in tutti i trasferimenti di denaro dai paesi poveri ai paesi ricchi. Essi alleviano la poverta’ ma non possono superare le cause della poverta’.

Continua…

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I fondi pubblici non creano ricchezza, ma dipendenza

Posted by janejacobs su giugno 24, 2008

Nuovi aiuti economici a Bari arriveranno attraverso il gasdotto proveniente dalla Russia

La storia ci dice che non e’ possibile sviluppare citta’ in grado di rimipazzare le importazioni attraverso l’elargizione di fondi pubblici. Il governo Italiano, a partire dagli anni ’50 ha riversato verso il Sud prestiti, fondi e sussidi per costruire strade, impianti elettrici, scuole, case, per attrarre industrie, fornire sussidi agricoli e cosi’ via. Dal Sud provenivano i protagonisti del film Pane e Cioccolata. In particolare i trapianti industriali si riversarono su Bari, sull’Adriatico e nelle vicinanze di Napoli – alcuni di questi impianti erano finanziati dall’IRI, un istituto governativo con l’intento di fornire aiuti economici a Bari e a Napoli. Lo scopo era quello di pianificare l’economia rurale ed urbana del Sud sul modello del prospero e urbanizzato Nord. Ma nonostannte tutti questi aiuti Napoli e Bari sono rimaste citta’ incapaci di guadagnare i soldi per comprare beni importati se non attraverso trasferimenti pubblici, mentre invece, per ironia della sorte, le citta’ del Nord diventavano ancora piu’ prospere e versatili.

Il giornalista e scrittore Luigi Barzini Jr ha descritto bene i risultati deludenti di queste politiche. Il Mezzogiorno Italiano ha ricevuto importanti benefici dai prestiti, dai sussidi e dai fondi pubblici in quanto e’ riuscito a comprare beni che importava da altre regioni o da altri paesi. Barzini parla di una sconcertante aria fantascientifica che aevano tutti i nuovi progetti per il mezzogiorno, accompagnati da una totale superficialita’ nel metterli in pratica:”…l’antica e disperata poverta, pero’ rimane. In molti villaggi vivono solo sventurati vecchi e bambini. La campagna e’ vuota”. Inoltre, anche se l’edilizia e le industrie trapiantate dalle regioni del Nord portano un po’ di occupazione alle regioni prima non offrivano posti di lavoro, il dislivello eonomico tra la parte ricca e la parte povera del paese non si e’ ridotto. Al contrario, si e’ allargato. Le politiche per il mezzogiorno rappresentano una sonora sconfitta… e, cosa ancor peggiore, un’opportunita’ storica persa per sempre.”

Nel Meridione ci fu un momento di speranza di miglioramento, ma esso fu seguito da una violenta ondata di ritorno alla realta’. Tutti, dice Barzini, inclusi coloro che pianificano gli aiuti per il Mezzogiorno, sono d’accordo sul fatto che la politica di aiuti economici sia stata un disastro. Nel cercare la causa di questo fallimento si discute su come i prestiti, i sussidi e i vari aiuti siano stati erogati e convessi e su come si sarebbero potuti erogare e concedere meglio. Probablimente, tutti i prestiti e i sussidi fecero tutto il bene che un prestito o un sussidio puo’ fare.

Il fatto che siano stato versati l’equivalente di centinaia di milardi di euro in aiuti per il Mezzogiorno e il fatto che dal Mezzogiorno c’e’ ancora forte emigrazione, significa che i due fatti non sono in contradizione, ma sono complementari.

E’ importante capire quello che gli aiuti economici possono produrre e quello che non possono produrre. Gli aiuti economici possono portare in breve tempo cambiamenti di cui c’era bisogno e produrre in breve tempo miglioramenti delle condizioni di vita quando vengono usati bene. Ma gli aiuti sono appunto degli aiuti ed il loro valore non supera mai l’ammontare versato. Il resto e’ un’ondata di ritorno, un “anti-climax”, un’inerzia che genera una profonda e continua dipendenza da forze espansionistiche e quindi inadeguate, da citta’ lontane.

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Taipei e Tennessee Valley Authority

Posted by janejacobs su giugno 23, 2008

Dopo qualche digressione torniamo alla traduzione del libro di Jane Jacobs:

“Qual’e’ stata la determinante che ha causato il sucesso di Taipei e l’insuccesso delle Tennessee Valley Authority? Taiwan beneficiava di prestiti e di sussidi provenienti dagli Stati Uniti. Ma non furono i prestiti provenienti dagli Stati Uniti a portare lo sviluppo dell’isola, bensi’ fu la capacita’ della citta’ di Taipei di rimipiazzare le imoportazioni. A Taipei le importazioni di macchine da cucire, attrezzi meccanici, vernici, materie prime, materiale da costruzione, ecc. veniva guadagnato dalle imprese cittadine, molte delle quali erano piccole e a conduzione familiare. Tali guadagni non erano per nulla spettacolari rispetto ai grandiosi capitali forniti dai sussidi e dai fondi pubblici; ma a Taipei furono questi piccoli guadagni cittadini che produssero un sistema di sviluppo che si ramifico’ in maniera versatile e capace di adattarsi a diversi cicli economici. Erano le importazioni guadagnate dal lavoro cittadino, non quelle provenienti da fondi originati in altre regioni.

Nella regione della TVA non c’era stata alcuna intenzopne di catalizare economie cittadine, perche’ non lo si rieneva importante. E a dire il vero nessuno degli insediamenti della regione sembrava particolarmente promettente per la creazione di una citta’. Ma ammettiamo che tale intento fosse esistito e che una citta’ con le potenzialia’ di rimipiazzare le importazioni fosse esistita. In questo caso tutti questi fondi pubblici, prestiti a tasso zero e sussidi di ogni genere avrebbero potuto promuovere un’economia fiorente e sostenibile? La storia ci dice che la risposta e’ no.

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Le fentocelle

Posted by janejacobs su giugno 23, 2008

 

La tecnologia cellulare oggi e’ incredibilmente complicata. Migliorera’?

Una fentocella e’ un nodo di interconnessione alla rete telefonica dove la connessione non e’ effettuata tramite cavi, ma tramite una connessione cellulare. Essa viene tipicamente utilizzata per connettersi ad un server attraverso una connessione a banda larga. Alle velocita’ attuali se una abitazione o un gruppo di appartamenti si connettono alla rete con una fentocella, e’ possibile avere fino a 5 cellulari chiamare gratis utilizzando Internet. Le fentocelle sono particolarmente utili nei luoghi in cui la ricezione cellulare e’ debole.

In pratica le fentocelle sono dei ripetitori cellulari in versione domestica. Anziche’ avere una grande torre di ricezione cellulare fuori casa, si compra una fentocella delle dimensioni di un libro di 300 pagine. Spesso i condomini hanno problemi con la ricezione cellulare e le fentocelle potrebbero essere acquistate da consorzi di condomini che mettono in comune una spesa fissa, risparmiando pero’ collettivamente sulle bollette del telefono cellulare e di Internet.

Ma la salute? E’ possible che le fentocelle siano piu’ dannose alla salute dei normali ripetitori che vengono utilizzati oggi?

Qui sotto c’e’ un video di un rappresentante di fentocelle che presenta il suo prodotto:

Qui sotto c’e un tecnico che mostra l’interno di una fentocella collegata a 3 PC.

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Le metropoli piu’ grandi della storia

Posted by janejacobs su giugno 23, 2008

Questa tabella elenca le citta’ piu’ grandi del mondo nel corso della storia. Intuitivamente mi sembra ci sia una relazione fra sviluppo di una civilta’ e numero di abitanti della sua capitale.

Citta’  Anno Numero di abitanti
Menfi, Egitto 3100 a.C. 30,000
Babilonia, Iraq 612 a.C. Prima citta’ sopra 200,000
Changan, Cina 195 a.C. 400,000
Roma, Italia 25 a.C. 450,000
Istanbul, Turchia 340 d.C 400,000
Baghdad, Iraq 775 d.C. Prima citta’ con piu’ di un milione 
Cordova, Spagna 935 d.C.  
Kaifeng, Cina 1013 d.C. 400,000
Merv, Turkmenistan 1145 d.C. 200,000
Hangzhou, Cina 1180 d.C. 320,000
Cairo, Egitto 1315 d.C.  
Nanchino, Cina 1358 d.C. 487,000
Pechino, China 1710 d.C. 1.1  milione
Londra, Regno Unito 1825 d.C. Prima citta’ sopra i 5 milioni
New York, USA 1925 d.C. Prima citta’ sopra I 10 millioni
Tokyo, Giappone 1965 d.C. Prima citta’ sopra i 20 million

Fonte: about.com

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Banksy e consumismo

Posted by janejacobs su giugno 22, 2008

Due interpretazioni provocatorie del consumismo da parte di Banksy.

Qui sotto c’e’ il riadattamento di un quadro rinascimentale che mette a nudo il contrasto fra il senso del sacro (la morte del figlio di Dio sulla croce) con l’isteria collettiva della fine della stagione dei saldi. Un’isteria probabilmente tipica della moderna cultura consumista.

Qui sotto invece, si gioca con il senso della patria. Il senso della patria ha pervaso intere generazioni. Tale senso della patria, in paesi diversi, ha portato alla creazioni di inni nazionali, bandiere ecc. Oggi Banksy suggerisce che tale senso della patria non esiste piu’. Ai bambini e’ meglio insegnare la fedelta’ non a una idea di patria, ma al sacchetto della spesa di una catena di supermercati.

Vai a: Banksy e le telecamere spia

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La ricchezza di Bilbao

Posted by janejacobs su giugno 22, 2008

Museo Guggenheim Bilbao

I verdi pascoli dei Paesi Baschi assomigliano piu’ ai pascoli della Baviera che alle aride distese della Spagna centro-meridionale. La somiglianza tra Paesi Baschi e Germania pero’ non finisce qui: dal punto di vista economico entrambe le regioni hanno alti costi di manodopera e imprese industriali ad alta tecnologia guidate dal settore privato.

Il segreto del successo dei Paesi Baschi sta nella capacita’ di queste citta’ di aver saputo rimpiazzare importazioni negli ultimi duecento anni. I Baschi hanno una mentalita’ imprenditoriale ed amano “scommettere” il proprio denaro sulla riuscita di un’impresa industriale.

Molti imprenditori Baschi vanno in Germania. Il fondatore di una societa’ Basca di componenti elettrici chiamata Ormazabal che fattura piu’ di 500 milioni di euro all’anno ricevette un sonoro rifiuto da una societa’ elettrica tedesca quando gli chiese un brevetto per produrre in Spagna i suoi componenti elettrici. Ma senza darsi pervinto, egli torno’ in Spagna, progetto’ la sua versione del componente elettrico utilizzando un’auto usata e torno’ in Germania dalla societa’ che lo aveva rifiutato. Il comoponente esplose, ma i Tedeschi rimasero cosi’ colpiti dalla sua abilita’ tecnica che gli concessero il brevetto.

I fondatori della Ingeteam, un’ altra societa’ di componenti elettrici di Bilbao, hanno anch’essi fatto esperienza nell’industria elettronica in Germania prima di tornare a casa. I quattro amici che iniziarono l’impresa nel 1970 ora impiegano 3.600 persone e fatturano cierca 600 milioni di euro all’anno. Questa societa’ compete con giganti europei come la Siemens, la ABB e la Areva, ma mantiene la sua competitiita’ grazie alla qualita’ dei suoi prodotti e dei suoi ingegneri.

L’industria dei Paesi Baschi, come quella della Baviera, risale al diciottesimo secolo. Gli Inglesi utilizzavano le miniere di carbone e di ferro basche creando la prima ondata di sviluppo industriale. Ma i Baschi non si limitarono a guardare gli Inglesi impiantare industrie nella loro terra. Essi andarono oltre e si chiesero: perche’ non possiamo produrre da noi le macchine per estrarre carbone e ferro anziche’ importarle da Manchester? Tale sforzo creativo, tale processo di rimpiazzo delle importazioni aiuto’ a creare una buona infrastruttura industriale, incluse le universita’ che provvedevano ingegneri tecnici competenti.

Le condizioni politiche sotto la dittatura di Franco resero difficile lo sviluppo delle citta’ Basche. Ma quando Franco se ne ando’ si riaprirono grandi opportunita’ per queste dinamiche citta’.

Oggi i Paesi Baschi generano il 30% della ricchezza Spagnola. E’ possibile competere con i beni prodotti nei Paesi Baschi con prezzi piu’ bassi, ma se la qualita’ dei prodotti Baschi e’ la migliore al mondo, i prezzi non sono poi cosi’ importanti.

Le industrie dei Paesi Baschi hanno anch’esse i loro problemi. Esiste un problema che nel lungo periodo potrebbe mettere in pericolo questa fase di sviluppo economico. I Paesi Baschi (cosi’ come la Baviera) hanno un bisogno disperato di ingegneri. Le societa’ Basche, cosi’ come quelle Bavaersi, stanno cercando di a ovviare questo problema attraendo ingegneri dall’estero .

Nonostante la forte crisi che la Spagna sta attraversando, dovuta allo scoppio della bolla imobiliare, Bilbao e i Paesi baschi continuano a essere un centro di produzione della ricchezza grazie alle sue citta’ dinamiche in grado di rimpiazzare le importazioni e grazie alle sue industrie fiorenti, particolarmente nel campo di attrezzature per l’industria energetica che sta diventando sempre piu’ visibile dal punto di vista internazionale.

Vai a: L’Expo di Saragozza 2008

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Gli architetti di New York su Jane Jacobs

Posted by janejacobs su giugno 21, 2008

Il video qui sotto (9 minuti) mostra un tributo a Jane Jacobs che alcuni architetti Newyorkesi hanno voluto offrire al genio di questa gentile signora in qualita’ di urbanista. Il mio sogno e’ che un giorno un gruppo di economisti Italiani offrano un simile tributo a Jane Jacobs in qualita’ di economista.

Questo blog serve a far conoscere il pensiero di Jane Jacobs in Italia e a dirle grazie.

Vai a: duecento anni di teorie economiche da buttare

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Solare in Cina

Posted by janejacobs su giugno 21, 2008

Spesso si accusa la Cina di non avere rispetto per l’ambiente. In parte e’ vero anche se si dovrebbere accusare con pari indignazione coloro che consumano i beni prodotti dalla Cina, popoli occidentali in testa. Tuttavia, la Cina sta facendo notevoli sforzi per usare energia pulita, perche’ sa bene che e’ essa stessa la prima ad essere danneggiata dall’inquinamento delle sua acque, della sua aria e della sua terra.

L’energia solare sta fiorendo in Cina e il paese oggi e’ fra i primi produttori di pannelli fotovoltaici. A Shilin, una citta’ dello Yunnan si sta costruendo un grande impianto fotovoltaico con un investimento di circa 340 milioni di euro, un ammontare simile al prestito che il governo Italiano ha concesso recentemente alla compagnia aerea Alitalia per salvarla ancora una volta dal fallimento.

L’impianto fotovoltaico coprira’ una superficie di 170 ettari, avra’ una capacita’ di 66 megawatt e sara’ collegato alla rete elettrica dello Yunnan. Questo impianto fotovoltaico dovrebbe essere pronto entro il 2009.

Fonte: Solar in China

Vai al dibattito sulle citta’ Cinesi

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La desertificazione del lago Aral

Posted by janejacobs su giugno 20, 2008

 

Cosa ci fa una nave in un deserto?

Hussein ricorda che quando era bambino camminava dalla sua casa ad Aralsk nel sud del Kazakhstan per andare a pescare sul lago Aral.

Ora il lago e’ a piu’ di 40 km di distanza ed il porto di Aralsk , che una volta possedeva una fiorente industria ittica ed un porto fiorente per il commercio del cotone e dell’olio ora e’ un deserto sporco dove magri cammelli pascolano fra i relitti di navi arrugginite adagiate sulla sabbia.

“La gente si chiede dove sia andato a finire il lago” dice Hussein, che ora e’ in pensione. “Alcuni pensano sia sprofondato sotto a sabbia, altri pensano che sia semplicemente scomparso.”

Questo mese, una nuova impresa ittica a forma di fenice, riaprira’. Questo vorrebbe segnalare il riscatto di Aralsk.

La riduzione delle acque del lago Aral incomincio’ dopo che l’Unione Sovietica negli anni ’60 inizio’ grandiosi piani per rendere coltivabile la steppa Asiatica. I grandi fiumi del Kyrgykistan e del Tajikistan furono incanalati per irrigare i campi di cotone e di riso e quindi l’acqua dei fiumi arrivava ai campi ma non arrivava al lago Aral.

Dopo che l‘Unione Sovietica si dissolse, arrivarono in soccorso donatori internazionali. La costruzione di una diga per trattenere l’acqua alla bocca del fiume Syr Darya ha aiutato a trattenere acqua nella parte settentrionale del lago e a ridurre la salinita’ che aveva distrutto la popolazione ittica del lago.

Ma gli sforzi internazionali per effettuare uno schema di cooperazione negli anni ’90 sono stati abbandonati. Il Kazakhstan, che e’ alla fine della catena degli stati attraversati dal Syr Darya e’ l’unico stato dell’Asia Centrale ad aver firmato una legge internazionalde sui fiumi transfrontalieri.

“Se gli Europei si accordarono sul Dniestr e gli Indocinesi si accordarono sul Mekong, peche’ i Paesi dell’Asia Centrale non possono accordarsi su come suddividere i loro fiumi?” Si chiede Serikbai Smailov, un membro del comitato governativo dell’agricoltura nel Kazakhstan. “Ogni anno ci sono incontri intergovernativi ad alto livello sull’acqua – i ministri si accordano e si congratulano l’uno co l’altro, poi vanno a casa e le cose rimangono come prima.”

Un approcio piu’ realistico potrebbe essere quello di iniziare a formare progetti nazionali, come quello a Nord del Lago Aral, che e’ stato effettivamente realizzato.

Idrisov Kuttykohza, governatore di una regione Meridionale del Kazhakstan ritiene che la parte del Lago confinate con l’Uzbekistan sia senza speranza. “Presto sara’ un deserto” dice.

I venti che trasportano il sale ed i fertilizzanti chimici provenienti dal letto inaridito del lago sono una minaccia mortale per l’agricoltura della regione.

La maggior parte delle guerre si combatte per dominare le scarse risorse naturali e c’e’ un forte rischio di conflitto in quelle zone.

  Fonte: Isabel Gorst

 

 

 

Continua…

 

 

 

 

 

 

 

 

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Playa del Carmen

Posted by janejacobs su giugno 20, 2008

Vent’anni fa a Playa del Carmen non c’erano strade asfaltate, si potevano lasciare aperte le porte di casa e si poteva andare ovunque in bicicletta. Oggi c’e’ traffico dappertutto e la vita non e’ piu’ cosi’ libera ed informale.

Playa del Carmen sta crescendo ad un ritmo esorbitante in una delle regioni del Messico piu’ dinamiche dal punto di vista del turistismo. Playa del Carmen sta in una fascia di costa di meno di 100 chilometri tra Cancun ed il sito archeologico di Tulum. Questo pezzo di costa e’ chiamato la Riviera dei Maya.

Da quanto i primi turisti muniti di sacco a pelo sono arrivati dall’Europa, Playa del Carmen ha avuto uno sviluppo nella fascia turistica alta e oggi la sua strada principale, detta FIfth Avenue, ha boutiques, alberghi chic e negozi di lusso.

L’espanione del turismo ha creato migliaia di lavori, ha fatto aumentare i salari e ha creato un’ondata di immigrazione. Lo scorso anno, la popolazione della Riviera dei Maya e’ cresciuta del 22%, il tasso piu’ alto di crescita di ogni regione del Messico – e ora raggiunge una popolazione di 151,000 abitanti, circa 10 volte quella che aveva 20 anni fa.

Il boom di Playa del Carmen riflette il progresso del settore turistico messicano. Il Messico non ha mai avuto un numero cosi’ alto di turisti, quasi 22 milioni lo scorso anno. Il Messico e’ ora l’ottavo paese per numero di visitatori, ed il secondo paese fra i paesi in via di svilupo.

Cancun era stata costruita sulla costa vergine a Nord della riviera dei Maya alla fine degli anni ’70, cosi’ come sono stae costruite in quello stesso periodo le citta’ di Zihuatanejo, Loreto e Los Cabos, che erano parte dello stesso piano di sviluppo del governo messicano.

L’agenzia del turismo Fonatur, ha da poco ricevuto nuovi poteri dal governo per dinanziare ulteriormente lo sviluppo turistico. Uno di questi risultati e’ stato il tentativo di rilanciare Huatulco, un centro turistico lanciato negli anni ’80 che non ha avuto molto successo.

Le grandi catene di alberghi Spagnoli hanno investito $3.5 miliardi nel settore a partire dal 2007, un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Nella Riviera dei Maya si stanno costruendo tre nuovi aeroporti per render l’accesso alle spiagge e agli alberghi piu’ agevole.

Ma il Messico sta anche beneficiando da una nuova tendenza demografica in Nord America. Negli ultimi anni, circa 1 milione di pensionati USA ha scelto di comprare una casa per le ferie e di passare almeno parte dell’anno in Messico.

Fonatur lo scorso hanno ha detto che si sono investiti circa $7 miliardi in 18,000 case di villeggiatura e si aspetta che questa cifra salga a $17 miliardi entro il 2012. Anche se gli USA stanno attraversando un momento di crisi, i Canadesi e gli Europei compensano tale crisi. E l’83% delle camere d’albergo ha almeno 4 stelle.

Il grande problema e’ se di questo passo lo sviluppo della zona sara’ sostenibile o se finira’ per implodere, promuovendo una forte crescita demografica, traffico ingestible e cementificazione selvaggia. Acapulco e Cancun sono state oggetto di critica da parte degli ambientalisti in passato perche’ l’immigrazione dell’entroterra ha superato la capacita’ delle citta’ di offrire servizi basilari come acqua, elettricita’ e trasporto. Sulla costa Caraibica, ci sono altre preoccupzioni relative alla vulnerabilita’ della zona agli uragani, come Wilma, che ha fatto pesanti danni tre anni fa.

Ma le cose sembrano andare meglio a Playa del Carmen. Le linee della corrente sono scavate sottoterra. Si privilegiano edifici bassi e hotel a bassa densita’ abitativa. A Tulum, le autorita’ stanno cercando di rendere gli standard sufficienti per la certificazione di sostenibilita’ ISO.

Non sara’ facile trovre un equilibrio fra quest’enorme sviluppo economico e sosteinibilita’. Il prezzo delle case nella Riviera dei Maya e’ aumentato di 4 volte negli ultimi 10 anni. Il problema e’ che a livello locale la percezione dei gruppi di popolazione a basso reddito e’ che tutti possono diventare ricchi. Tutti pensano che possedere un pezzo di terra equivalga a vincere alla lotteria.

Continua…

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Chi sono

Posted by janejacobs su giugno 19, 2008

Il mio nome e’ Aldo De Rossi. Vivo a Londra. Sono un economista e lavoro come analista di societa’ industriali sparse in tutta Europa. Quando penso al mio paesello natio provo poca nostalgia, ma tanto affetto. Ormai mi sento un cittadino del mondo in questa citta’ cosmopolita dove ogni porta e ogni finestra si apre verso popoli e culture diverse.

Sono rimasto folgorato dalla lettura di “Cities and the Wealth of Nations” di Jane Jacobs e le ho dedicato questo blog.

Con il passare del tempo pero’ mi sono lasciato prendere la mano e sono andato fuori tema pubblicando anche post sull’attualita’ e segnalando video musicali e artisti interessanti.

Nella speranza che i lettori perdonino queste mie divagazioni, li ringrazio di cuore. In particolare ringrazio coloro che hanno lasciato e che vorranno lasciare commenti, segnalazioni o osservazioni.

Per chi voglia contattarmi in privato la mia email e’: aldo.derossi@googlemail.com

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Today, Smashing Pumpkins

Posted by janejacobs su giugno 19, 2008

“Quant’e’ bella giovinezza che si fugge tuttavia” cantano gli Smashing Pumkins in questa splendida canzone tratta dall’album Siamese dreams (1993). La canzone e’ la perfetta colonna sonora del libro Generazione X (1991) di Douglas Coupland che descrive le scorribande di un gruppo di giovani nichilisti in viaggio per l’America e che e’ diventato il manifesto letterario della generazione di coloro che sono nati negli anni ’70. Vi raccomando vivamente di non ascoltare questa canzone a basso volume. Il testo qui sotto:

“Today is the greatest
Day I’ve ever known
Can’t live for tomorrow,
Tomorrow’s much too long
I’ll burn my eyes out
Before I get out

I wanted more
Than life could ever grant me
Bored by the chore
Of saving face

Today is the greatest
Day I’ve never known
Can’t wait for tomorrow
I might not have that long
I’ll tear my heart out
Before I get out

Pink ribbon scars
That never forget
I tried so hard
To cleanse these regrets
My angel wings
Were bruised and restrained
My belly stings

Today is
Today is
Today is
The greatest day

I want to turn you on
I want to turn you on
I want to turn you on
I want to turn you

Today is the greatest
Today is the greatest day
Today is the greatest day
That I have ever really known”

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“Noi” e “Loro”

Posted by janejacobs su giugno 19, 2008

“NOI”

Fino a qualche anno fa eravamo condizionati dalla dualita’ “Noi” e “Loro“. Noi eravamo i paesi sviluppati Europei e Nord Americani loro erano i poveri residenti dei paesi asiatici e africani. Ma oggi le cose stanno cambiano.

“Noi” sono diventate le persone ben educate e ben posizionate che sono riuscute a trattenere delle rendite dal processo della globalizzazione. “Loro” sono diventate quelle persone meno educate e meno fortunate che hanno visto il loro lavori o i loro redditi depressi dal vantaggio derivante dal flusso della tecnologia innovativa e dalle economie aperte.

“Loro” non sono definiti in base ad una razza, ad una lingua o ad una religione. “Loro” sono ovunque nel mondo, in Medio Oriente come in Brasile, in Canada come in Corea.

“Noi” siamo negli stessi paesi. Ci parliamo nella stessa lingua, capiamo gli stessi concetti, siamo vicini, in un modo o nell’altro alle citta’ e alla nuova tecnologia che da esse e’ emersa e che si propaga.

La risposata dei governi Occidentali per correggere la disperazione dei nuovi “Loro” e’ consistita per lo piu’ al diniego: i nostri politici sembrano dire ” non c’e nulla che si possa fare di fronta alle forze del mercato globale”. L’educazione attiva e le politiche di welfare sono state in tutto deficienti, nel senso latino del termine.

 Come possono i politici spiegare alla maggior parte dei loro elettori che tutti i provvedimenti presi dallo stato sono praticamente inutili perche’ sono in ritardo o comunque insufficienti e che non ci sono tempo e risorse per migliorare le cose?

“LORO”

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Banksy e le telecamere spia

Posted by janejacobs su giugno 19, 2008

E’ giusto che la nostre autorita’ spiino tutto quello che facciamo disseminando telecamere nasoste nelle nostre citta’?  Siamo davvero cosi’ in peridolo? Siamo davvero cosi’ cattivi? Ecco come l’interpretazione di Banksy in tema di telecamere spia con un dipinto (sopra) e con un murales (sotto). 

Continua…

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