Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for the ‘secessione’ Category

Secessione

Posted by janejacobs su settembre 3, 2009

Bella riflessione sulla secessione.

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Secessione e boicottaggio

Posted by janejacobs su agosto 19, 2009

Adriana Poli Bortone , fondatrice del movimento politico Io Sud , dichiara che se l’attuale governo continuera’ a favorire le politiche secessioniste della Lega, allora invitera’ i cittadini Meridionali a boicottare i prodotti agricoli del Nord.

Questa proposta e’ tardiva e modesta.

Tardiva perche’ i politici avrebbero gia’ dovuto invitare da secoli i cittadini del Sud a consumare prodotti agricoli locali.

Modesta perche’ si limita solo ai prodotti agricoli e non ai prodotti industriali e o ai servizi.

Indipendentemente dalle politiche del governo, tutti i cittadini del Sud, del Centro e del Nord dovrebbero sostenere le proprie economie locali.

E’ un’ottima cosa che sulle tavole Napoletane non ci sia il Parmigiano Reggiano, ma non dovrebbe nemmeno esserci formaggio Francese o Svizzero, ma quasi esclusivamente formaggio Napoletano.

Sulle tavole Napoletane dovrebbero esserci prodotti Napoletani. Nelle case Napoletane doverebbero esserci mobili prodotti a Napoli, I Napoletani dovrebbero indossare vestiti fatti a Napoli, guidare auto fatte a Napoli, telefonare con telefoni cellulari fatti a Napoli, guardare TV made in Napoli e collegarsi a Internet usando chip fatti a Napoli.

 Le citta’ creano ricchezza se rimpiazzano le importazioni ed i cittadini hanno il dovere morale di aiutare le economie locali, sia perche’ qusto crea ricchezza nelle propria comunita’ sia per il rispetto che si deve all’ambiente.

 Ma per fare questo e’ necessario che nascano nuove imprese industriali e imprese di servizi anche al Sud.

 Jane Jacobs si e’ occupata del problema del Sud degli Stati Uniti, una regione simile per molto versi al Sud Italia e ha raccontato questo problema attraverso la storia di Grady, un giornalista del Sud degli Stati Uniti che andava a chiedere aiuti economici per il Sud agli industriali e ai banchieri di Boston e New York. Per saperne di piu’.

Jane Jacobs ci ricorda anche che l’indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna era nata innanzitutto per motivi economici e commerciali.

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Ricchezza nel Mezzogiorno d’Italia oggi e nel 2030

Posted by janejacobs su agosto 15, 2009

Il grafico qui sotto riporta la ricchezza pro capite nel Mezzogiorno d’Italia oggi e le previsioni per il 2030.mezogiorno

I dati della ricchezza pro-capite e della crescita sono forniti dallo Svimez per ogni regione. Il Prodotto Interno Lordo pro-capite e’ una misura usata dagli economisti tradizionali per misurare la ricchezza. I dati si riferiscono al PIL del 2008 e sono espressi in euro.

Alle statistiche del 2008 ho poi aggiunto i tassi di crescita del PIL fornite dallo Svimez e ho poi ipotizzato che il PIL di ciascuna delle regioni continui a crescere (o meglio, decrescere) agli stessi ritmi del 2008.

Se ne ricava un quadro negativo per tutto il Mezzogiorno e un quadro addirittura tragico per la Campania. Quest’utima gia’ oggi e’ la regione piu’ povera d’Italia e se le tendenze di impoverimento presenti oggi continueranno fino al 2030, essa perdera’ la meta’ della propria ricchezza.

Se oggi la Campania, in termini di ricchezza pro capite, e’ paragonabile al Portogallo nel 2030 sara’ paragonabile all’Iran. Se oggi un abitante della Campania campa in media con millequattrocento euro al mese, nel 2030 dovra’ accontentarsi di sette euro al mese (senza contare l’inflazione).

Intanto, in una recente intervista, il Presidente del Consiglio  cita il Piano Marshall e la Tennessee Valley Authority come fonti di ispirazione del suo nuovo progetto per il Sud . Purtroppo questi progetti paiono ispirati da uno spirito centralista e autoritario che e’ l’opposto dal pensiero di Jane Jacobs al quale ci ispiriamo.

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Malcontento in Puglia

Posted by janejacobs su agosto 4, 2009

Com’era prevedibile, l’ingente trasferimento di risorse da parte del Governo alla sola Sicilia, dopo le minacce della formazione di un partito del Sud sta scatenando gelosie e polemiche presso le altre regioni bisognose di trasferimenti.

Tra le varie lamentele, sottolineo l’orgogliosa recriminazione del Governatore della Puglia, una regione meridionale che ha fatto meglio di altre, ma che anch’essa e’ stata affossata da emigrazione, trasferimenti a fondo perduto e corruzione, mali che come giustamente sottolinea il Governatore della Puglia si stanno facendo sentire sempre piu’ anche al Nord.

A questi mali noi proponiamo l’ideologia economica e politica della filosofa Jane Jacobs, una ideologia basata sul ritorno a istituioni semplici e vicine ai cittadini, un ritorno ad un’economia sostenibile, mirata alla produzione e al rimpiazzo delle importazioni e non dai trasferimenti statali. Un’economia urbana fondata su citta’ produttive ed indipendenti .

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Sud, soldi e secessione

Posted by janejacobs su luglio 30, 2009

Secondo Lombardo, Dell’Utri e Micciche’, il Ministro Tremonti avrebbe avrebbe usato sessantatre miliardi di euro destinati al Sud per altri usi.

Stefania Prestigiacomo e’ arrabbiatissima per il progetto di una centrale nucleare in Sicilia.

Berlusconi ha improvvisato un compromesso, erogando quattro miliardi alla Sicilia.

Dal 2000 il meridione avrebbe sperperato cento ottanta miliardi di fondi (centoquarantecinque dei quali provenienti dalla UE).

Il PIL pro capite di un Meridionale e’ meno del 60% di quello di un abitante del Centro Nord.

Al Sud la disoccupazione e’ al 12%. Al Nord e’ al 4.5%.

Negli USA la guerra di Secessione inizio’ per motivi economici.

Nessuno si augura una guerra. Tuttavia una pacifica secessione al Sud potrebbe essere una spinta per la rinascita di una terra splendida, ma economicamente sottosviluppata rispetto al resto d’Europa. Ma una vera rinascita, per avere successo, deve partire dalle citta’ e fondarsi sull’economia cittadina e non sui trasferimenti di denaro.

Altri interessanti commenti sul tema:

Salvo Toscano

Tonino Perna

Eugenio Scalfari

Bolle Da Orbi

Beppe Grillo

Andali Giovani

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La secessione del Mezzogiorno d’Italia

Posted by janejacobs su luglio 19, 2009

Il 16 Luglio 2009 l’Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno (Svimez) ha presentato a Roma il suo ultimo rapporto sull’economia del Sud. Alla presentazione del rapporto erano presenti i governatori Campania e Calabria e autorevoli politici.

Il rapporto descrive con puntualita’ cose gia’ note e ha provocato la reazione del presidente dela Repubblica. I giovani Meridionali che possono emigrano, non c’e’ lavoro, la criminalita’ frena lo sviluppo, il Sud sprofonda nella classifica della ricchezza ed e’ incapace di sfruttare le proprie (numerose) risorse naturali ed umane.

Intanto stanno maturando movimenti politici per una maggiore indipendenza del Sud. Questi articoli su Sardegna, Sicilia e Campania mostrano come stiano emergendo movimenti indipendentisti in regioni fiere e con un passato glorioso trasformate in terzo mondo dalla Storia e dall’Unita’ d’Italia.

Questo blog crede che l’autonomia sia fondamentale per risvegliare l’economia di queste terre. Nella speranza di dare un contributo ai fermenti in corso propongo i link alle lezioni di Jane Jacobs (tradotte qui in Italiano) su secessione, emigrazione, su come gestire il cambiamento e su come evitare il declino economico.

Clicca qui per le mie previsioni sulla ricchezza del Sud da qui al 2030.

Qui sotto alcuni link sul tema:

MPA

Gianfranco Micciche’

Marco Travaglio

Unart Group

Decidiamoinsieme

Rete Sud

Antonio Bassolino

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Movimenti secessionisti in Cina

Posted by janejacobs su luglio 8, 2009

Il popolo degli Uighur vuole secedere dalla Cina sottraendo al grande stato Asiatico importanti riserve di gas e petrolio. La Cina sta rispondendo con la violenza. A giudicare dai successi avuti con il Tibet, la Cina dovrebbe avere la meglio. Ma per quanto?

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Montreal

Posted by janejacobs su giugno 28, 2009

Per comprendere il motivo per cui il problema della sovranita’ sia emerso seriamente in Quebec, dobbiamo osservare due citta’: Montreal e Toronto. Queste due citta’ sono responsabili per cio’ che sta accadendo in Quebec. Entrambe hanno convertito il Quebec in qualcosa di simile ad una nuova nazione, anche se ha uno stato di capitale di una provincia. Nessuno aveva pianificato un simile esito. Nessuno si e’ reso conto di cosa stava trasformando il Quebec. Gli eventi che portarono alla trasformazione sono piuttosto recenti. Tali eventi risalgono piu’ o meno allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939 e all’inizio dell’economia di guerra in Canada.

Iniziamo da Montreal, Fra il 1941 ed il 1971, Montreal ebbe un’enorme crescita economica. In quei trent’anni la citta’ raddoppio’ la sua popolazione, arrivando a due milioni di abitanti. Gli immigranti provenienti da altre nazioni contribuirono alla crescita di Montreal; allo stesso modo contribuirono anche gli immigranti provenienti da altre parti del Canada. Parte della crescita era dovuta anche all’aumento delle nascite della popolazione locale di Montreal. Ma la maggior parte dell’aumento delle popolazione fu determinato da un influsso di persone dalle aree rurali e dalle piccole citta’ del Quebec.

Gli abitanti delle zone rurali e delle piccole citta’ del Quebec avevano gia’ una storia di emigrazione. Alcuni di loro si erano gia’ trasferiti a Montreal, a Quebec City e nel New England, ma l’emigrazione verso Montreal ebbe una radicale impennata fra il 1941 ed il 1971.

Gli emigranti di lingua Francese verso Montreal trascorsero gli anni ’40 e gli anni ’50 a ritrovarsi l’uno con l’altro. La “rivoluzione quieta” nacque dalla rete delle relazioni fra queste famiglie: nuove interazioni e comunita’ d’interesse nella citta’ di Montreal; nell’arte, nella politica, nella vita lavorativa e nell’educazione. La cultura Francese a Montreal era in un quieto fermento mentre la gente costruiva relazioni, ambizioni e idee che non avrebbero mai potuto cimentarsi in piccole citta’, anche nella piccola citta’ capitale di Quebec city.

Negli anni ’60 l’evidenza di questo fermento si rivelo’ nella fioritura del teatro, del cinema, della televisione e dei film di lingua francese. IL talento ed il pubblico si ritrovarono l’un l’altro. C’era un crescente numero di lettori di libri e di periodici di lingua Francese nel Quebec; gli scrittori ed i lettori si ritrovavano l’un l’altro. Più o meno contemporaneamente, per una serie di ragioni, nuove opportunita’ si aprivano per gli abitanti Francesi del QUebec nel mondo delle professioni e del commercio. La piu’ importante di queste ragioni era la crescita di Montreal stimolata dalla produzione bellica e dai servizi ad essa connessi. poi dall’afflusso di impianti industriali riconvertiti dopo la guerra dalla crescita del commercio con altre parti del Canada e con gli Stati Uniti. Montreal mantenne una rapida crescita economica durante tutti gli anni ’60 e mentenne un’espansione esuberante – o un’espansioe che sembrava tale – grazie ad eventi come l’Expo, le Olimpiadi ed una varieta’ di programmi per la crescita stimolati dal settore pubblico.

Fino alla fine degli anni ’60 Montreal sembrava quella che era stata per circa due secoli: una citta’ Inglese che conteneva molti abitanti e lavoratori di lingua Francese. Ma in realta’ gia’ nel 1960 Montreal era diventata una citta’ Francese che conteneva molti lavoratori ed abitanti di lingua Inglese. Quando il Canada si rese conto della trasformazione di Montreal ormai tale trasformazione era stata completata.

Nel Quebec rurale, la roccaforte della cultura e delle tradizioni Francesi, un altro tipo di quieta rivoluzione stava prendendo piede. Dai villaggi agricoli e dalle piccole citta’ centinaia di migliaia di persone, specialmente giovani si riversavano verso Montreal in cerca di un futuro e di una vita migliore. Questa onda di Francesi verso Montreal porto’ con se i propri effetti sull’educazione e sulle aspirazioni dei Francesi. Coloro che erano in cerca di una vita migliore a Montreal avevano davanti a se’ opportunita’ che erano inimmaginabili per i propri genitori o per i propri nonni.

 La vita cambio’ anche per coloro che rimasero nei villaggi in campagna. Il mercato di Montreal per i beni agricoli si espanse rapidamente. Un milione in piu’ di cittadini dovevano mangiare e il bisogno di nutrire tutti questi nuovi cittadini aumento il commercio di Montreal con le campagne; molto piu’ denaro cittadino veniva investito e speso nelle campagne. Non solo in cibo, ma anche in materiale da costruzione, vacanze in campagna e altri beni e servizi dalle campagne del Quebec inondavano il mercato di Montreal.Con l’aumento del commercio fra le campagne del Quebec e Montreal aumentava il desiderio dei giovani di campagna di emigrare in citta’ e gli abitanti delle campagne rimasti cercavano di trovare modi per risparmiare la fatica del lavoro agricolo. Pertanto aumento’ il mercato di macchine agricole come trattori, trebbiatrici, irrigatori ed altre apparecchiature elettriche nei piccoli paesi dove fino a poco tempo prima non c’erano i soldi per comprare questi macchinari. Alcuni dei proventi del commercio con Montreal venivano spesi dagli agricoltori del Quebec per beni di consumo che poco prima sarebbero stati considerati un lusso irraggiungibile. Alcuni proventi vennero depositati in banca.

Questi cambiamenti ebbero un profondo effetto sulla vita religiosa del Quebec. Contrariamente a quanto molti ritenevano, la rivoluzione religiosa del Quebec che si verifico’ con la perdita di autorita’ della Chiesa Cattolica, non fu una causa dai cambiamenti rurali e cittadini di cui sopra, ma ne fu l’effetto. I preti non avevano piu’ l’ultima parola sulle cose del mondo quando ormai tutti avevano un parente o un conoscente che aveva ricevuto un’educazione secolare all’Universita’ di Montreal; o in insediamenti dove gli emigranti ritornavano per partecipare a matrimoni, funerali e riunioni familiari; in in insediamenti dove la gente vedeva film quando andavano in citta’ e sentivano la radio a casa, o addirittura iniziavano a guardare la televisione; o in insediamenti dove i cambiamenti della vita economica quotidiana ed i metodi lavorativi avevano distrutto i legami dei metodi tradizionali di produzione.

La grande forza della crescita di Montreal stava minacciando la vecchia cultura delle campagne e stava irradiando alle campagne una nuova cultura cittadina.

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Movimenti secessionisti USA

Posted by janejacobs su giugno 14, 2009

L’Istituto Middlebury da qualche anno si occupa dello studio dei movimenti secessionisti negli Stati Uniti. L’idea di partenza e’ che l’impero Americano e’ al collasso e che entita’ politiche piu’ piccole, sviluppate attorno alle citta’ sono piu’ al passo con le sfide del futuro: fine del petrolio, inquinamento, riduzione di scorte alimentari, inflazione del dollaro e riscaldamento globale.

Per questo e’ necessaria un’economia che si rivolga piu’ alle citta’ e meno alle multinazionali come Walmart, Exxon o McDonald’s che controllano i politici ed il governo di Washington. Queste idee sono profondamente affini al pensiero di Jane Jacobs e di questo blog a lei dedicato, che si occupa tradurre in Italiano il suo pensiero.

Fra i vari movimenti emersi da un recente congresso c’e’ quella di creare una piccola confederazione di Stati del Nord Est separati dagli Stati Uniti sul modello della Danimarca.

Poi c’e’ il Movimento Nazionalista Texano che sostiene di avere 250,000 firmatari per l’indipendenza dagli USA.

La Carolina del Sud ha anch’essa il proprio movimento independentista, questa volta improntato ad una forte matrice religiosa.

Poi c’e’ la Lega del Sud che ha l’obiettivo di confederare tutti gli Stati del Sud degli Stati Uniti in una repubblica indipendente.

Piu’ ad Ovest un’iniziativa partita dalla citta’ di San Diego intende secedere dalla California USA ed annettersi un pezzo di California Messicana in una mega regione chiamata Cali Baja.

Altri movimenti independentisti si trovano presso le Hawaii, Alaska e negli Stati del Nord e del Nord Ovest con la Repubblica di Cascadia.

Fonte: WSJ

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Referendum per l’indipendenza di Bolzano

Posted by janejacobs su maggio 8, 2009

Bolzano

Il movimento indipendentista del Sud Tirolo sta rialzando la testa e sta orchestrando provocazioni per ottenere l’Indipendenza dallo Stato Italiano. Simili provocazioni avvengono in misura piu’ o meno pacifica in Palestina, Quebec, Irlanda, Scozia, Veneto, Texas e nei Paesi Baschi solo per fare alcuni esempi.

A molti e’ noto che Bolzano e la sua Provincia hanno goduto per decenni di generosi contributi da parte dello Stato Italiano grazie al loro regime di statuto speciale. Va ammesso che i contributi ricevnuti da Bolzano sono stati messi a miglior frutto di quelli ricevuti da altre Regioni Italiane a statuto speciale.

Ma sono sufficienti dei sussidi economici a “comprare” la docilita’ di una popolazione e a sopire il desiderio di indipendenza di un popolo che vuole autodeterminarsi? Cosa ci sarebbe di piu’ democratico di un referendum che chiedesse ai residenti della Provincia di Bolzano di scegliere una volta per tutte se restare in Italia o separarsi pacificamente e serenamente? Quali impedimenti ci sono per avviare una vera indipendenza della provincia di Bolzano se questa e’ effettivamente la volonta’ di quelle popolazioni?

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La secessione del Texas

Posted by janejacobs su aprile 16, 2009

Come potete vedere nel video qui sotto tratto dal sito del Governatore del Texas, negli Stati Uniti stanno emergendo tendenze secessioniste.

Il governatore del Texas Rick Perry ritiene che l’ingerenza del Governo USA nel tassare i cittadini, un’ingerenza dettata dagli eccessi del disastro finanziario causato dalle banche di New York, sia un’ingerenza incostituzionale.

Secondo Perry i padri fondatori degli Stati Uniti non intendevano creare uno stato in cui si danneggi la liberta’ individuale dei cittadini a causa di tasse elevatissime. Pertanto Perry si appella al decimo emendamento della costituzione USA e ritiene che il governo federale non possa opprimere i cittadini Texani con tasse spropositate in termini di quantita’ ed insostenibilita’.

Una bella sveglia al governo di Washington, un governo che vuole salvare le Banche di New York a spese dei Texani (e non solo!) e un possibile scenario da basso impero, simile  quello a cui si trovo’ di fronte l’Unione Sovietica dopo la caduta del comunismo.

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La rivoluzione silenziosa del Quebec

Posted by janejacobs su marzo 31, 2009

Questa era la vecchia storia. La nuova storia iniziava attorno al 1960 con quella che venne chiamata la “rivoluzione silenziosa”. I Francesi, dopo anni di brontolii piu’ o meno forti, iniziarono a diventare piu’ aperti, educati, liberali. Gli Inglesi, confusi e allarmati, iniziarono a prendere lezioni di Francese e si decisero ad eliminare ogni impedimento all’armonia fra i due popoli. Ma curiosamente, davanti ad un tale miglioramento per il meglio, il pensiero del separatismo non venne accantonato. Il Quebec inizio’ a discutere della possibilita’ del separatismo in maniera piu’ aperta e forte e pubblicamente. Il resto del Canada anche se irritato e spaventato, cerco’ di rassicurarsi pensando che il tempo avrebbe medicato questi sentimenti separatisti come aveva fatto in precedenza. Ma in questo momento di confusione, un momento in cui i sentimenti avevano senz’altro la meglio, nessuno si interrogava sula ricerca di una nuova logica degli eventi e si rimaneva appesi alle emozioni.

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Antichi dissapori in Quebec

Posted by janejacobs su marzo 25, 2009

In Quebec, il sentimento separatista ha una storia antica ed una storia recente. La storia antica inizio’ nel 1759 quando l’impero Britannico sconfisse l’impero Francese sulle alture vicino alla citta’ di Quebeq durante la guerra dei Sette Anni e in seguito ratifico’, per diritto di conquista, il Trattato di Parigi del 1763 e conquisto’ 65,000 coloni Francesi che si erano insediati in quel territorio. I 65,000 conquistati non furono maltrattati o oppressi in confronto a cio’ che accadde a molti perdenti nella storia. Ad esempio, a meno che gli Acadi (i colonizzatori Francesi del New Brunswick e della Nuova Scozia) non furono privati delle loro terre e scacciati. Rispetto a quello che subirono gli Irlandesi e gli Scozzesi, la storia del Quebec e’ una storia piuttosto pacifica e tranquilla. Solo una volta, nel 1837, il Quebec si ribello’ contro i Britannici. Ma per la maggior parte della loro storia, le due parti beneficiarono le une delle altre, anche se lo facevano a malincuore e per costrizione. Gli Inglesi furono accomodanti nel consentire un governo locale e provinciale autoregolato dai Francesi, mentre allo stesso tempo si tutelava contro il potere politico Francese, legando il Quebec ad un ruolo governativo piu’ ampio, prima in un governo unito del Quebec e dell’Ontario, poi in una piu’ ampia confederazione che fini’ per estendersi dall’Atlantico al Pacifico. Per parte loro i Francesi, furono accomodanti con gli schemi economici proposti dai Britannici, si adattarono ad usare l’Inglese come lingua del commercio, dell’industria e dell’educazione, e ad erodere gradualmente l’influenza del Quebec all’interno del la nuova confederazione mentre lentamete il Canada Inglese superava il Quebec in termini di popolazione e di territorio. Ma anche se questa non era la materia di grandi tragedie, l’Unione Canadese, non si rivelo’ mai felice. Ogni partner ha continuato a sperare invano di riformare l’altro verso qualcosa di piu’ simile ai propri desideri. Gli Inglesi erano delusi dall’ostinato rifiuto dei Francesi di abbandonare la loro lingua ed i loro costumi e di assimilarsi alla societa’ dei loro conquistatori, in seguito divennero esasperati dal pretismo Francese, dalle loro vecchie tradizioni e dalla loro rissosita’. I Francesi non sopportavano il sentimento di superiorita’ degli Inglesi nel ritenersi superiori nei commerci e nella vita economica. Essi si sentivano dominate, soggiogati e minacciati di perdere la loro identita’. Mentre i vari compromessi mettevano una patina di rispettabilita’ al senso di dolore e di infelicita’, tali compromessi tendevano a rafforzare nuovo risentimento e nuova rabbia.

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Balcanizzazione

Posted by janejacobs su marzo 24, 2009

La parola Balcanizzazione viene spesso pronunciata da chi, nel definire la follia di tanti piccoli stati sovrani, vuole darsi un tono di autorevolezza, come per racchiudere una lezione di storia in una parola. Ma cosa e’ successo realmente nella storia dei Balcani? Prima che essi divenassero tanti piccoli stati indipendenti, i Balcani erano stati annessi a grandi imperi della Turchia e dell’Austria-Ungheria. Nella posizione di province di grandi imperi sono stati tenuti poveri, arretrati e stagnanti per secoli e questa era la loro condizione quando alla fine sono diventati indipendenti. Se esistesse un destino nella parola Balcanizzazione, esso sarebbe un destino di poverta’ arretratezza dovuto alla sfortuna di essere stato creato troppo piccolo, ma questo e’ semplicemente falso. Altrimenti vorrebbe dire che se la Romania, la Grecia, la Bulgaria, l’Albania, la Yugoslavia e tutti gli altri stati dei Balcani si fossero uniti insieme in una sola nazione dopo la prima guerra mondiale oggi sarebbero una nazione ricca e potente. Chi lo sa? Nella natura delle cose non c’e una dimostrazione a supporto o a contraddizione di questa conclusione. Consideriamo una previsione che sa un po’ di intellettuale come questa riguardo al Canada e alla separazione del Quebec: ” Privata di una vera autorita’ o finalita’, lo stato federale semplicemente si disintegrerebbe come l’impero Austro Ungarico nel 1918.” Questa frase appare in un’opera di un professore di scienze politiche dell’Universita’ dell’Alberta. Il problema con questa analogia e’ che l’impero Austro-Ungarico non si disintegro’ come risultato di una secessione di successo. L’impero aveva i suoi separatisti, specialmente nei Balcani, alcuni dei quali erano violenti, ma l’autorita’ centrale riusci’ a tenere questi separatisti sotto cotnrollo. L’impero fu sconfitto nella Grande Guerra e fu umiliato dai vincitori che lo smembrarono in piccoli pezzi. L’analogia con il Canada proposta dal professore dell’Alberta e’ cosi’ lontana dalla storia e dalla realta’ che possiamo comprendere che la posizione del professore e’ dettata dalla rabbia – non un vero racconto di come stiano le cose in Canada, ma probabilmente un raccondo delle forti emozioni del Professore.

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L’incoerenza dei separatisti

Posted by janejacobs su marzo 24, 2009

I separatisti sono irrazionali almeno quanto gli unitaristi. Se e quando essi vincono la propria indipendenza, essi immediatamente dimenticano il principio di autodeterminazione dei popoli e si oppongono ad ulteriori separazioni. Le colonie Inglesi che diedero origine agli Stati Uniti d’America dichiararono la loro indipendenza dall’Inghilterra sulla base di istanze naturali di autodeterminazione dei popoli. Quando pero’ i Confederati del Sud, meno di un secolo piu’ tardi vollero separarsi dagli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’America li combatterono aspramente dimenticando cio’ che i loro padri fondatori avevano scritto a proposito dell’autodeterminazione dei popoli quando si erano scissi dall’Inghilterra. Le nazioni indipendenti di oggi sono tutte contrarie ai separatisti di casa propria. I leader di questi nuovi regimi sono molto preoccupati di mostrarsi a favore dell’autodeterminazione dei popoli una volta che uno stato nazionale con le sue strutture di potere viene creato. La Finlandia, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Russia nel 1918, ha rifiutato seccamente il diritto di autodeterminazione di Åland, un gruppo di isole fra la Svezia e la Finlandia popolato da un’etnia Svedese che cercava di riunirsi alla propria madre patria. Il Pakistan, avendo vinto la propria separazione dall’Impero Britannico nel dopo guerra, combatte’ contro i separatisti del Pakistan dell’Est, oggi Bangladesh. E cosi’ via. Possiamo star certi che se il Quebec eventualmente negoziasse una separazione dal Canada esso si opporrebbe con forza ad ogni movimento separatista al suo interno. Questo e’ il modo in cui tutte le nazioni si comportano indipendentemente dalla loro eta’, dalla loro forza, dal loro grado di sviluppo o dalla loro origine. Ma questo comportamento appare incoerente solo alla luce della ragione. La coerenza e’ emotiva e quindi irrazionale. Queste emozioni sono naturalmente sempre state presentate come ragionate e ragionevoli, ma di fatto non lo sono.

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Vive la Provence Libre?

Posted by janejacobs su marzo 24, 2009

File:Provence flag.svg

Bandiera della Provenza

L’irrazionalita’ dei sentimenti separatisti e unitaristi mostrano spesso notevoli inconsistenze. Il Generale De Gaulle a proposito del Quebec disse: “Vive le Quebec Libre!” ma non disse mai “Vive la Provence Libre!” o “Vive la Bretagne Libre!”. De Gaulle potrebbe avere sentimenti per i separatisti all’estero, ma non per quelli di casa propria. Questa e’ una caratteristica tipica. Gli stessi Inglesi che favorirono con ardore la causa di una Grecia libera dalla Turchia nel diciannovesimo secolo non appoggiarono la causa dell’Irlanda oppressa dagli stessi Inglesi. Razionalmente, le cause sono simili, ma in pratica, a causa delle emozioni, non lo sono mai. L’aiuto dei Britannici verso i separatisti Pakistani al tempo in cui l’India divenne indipendente non implico’ un aiuto ai nazionalisti Scozzesi che volevano separarsi dalla Gran Bretagna. Allo stesso modo, molti Canadesi che si oppongono al separatismo del Quebec simpatizzavano per i separatisti del Biafra al tempo in cui questa regione voleva separarsi dalla Nigeria, o difesero le battaglie di Estoni, Lettoni, Lituani, Baschi, Croati, Valloni, Curdi o Palestinesi allo stesso modo con cui si opposero alle idee di separatismo nel Quebec.

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Canada e Quebec

Posted by janejacobs su marzo 17, 2009

Per i separatisti della provincia Canadese del Quebec, la nazione e’ il Quebec. Per i loro oppositori, sia all’interno che all’esterno della provincia, la nazione e’ il Canada-incluso-il-Quebec. I Canadesi che sono indifferenti alla questione del separatismo del Quebec tendono generalmente ad identificarsi principalmente con la loro Provincia, sia essa il Newfoundland o il British Columbia, o altrimenti ad identificarsi con un Canada che – per quanto importa loro – possa o meno includere il Quebec. Tuttavia, anche questi Canadesi piu’ distaccati dalla questione del separatismo del Quebec non sono di per se’ piu’ razionali. Tentare di discutere la legittimita’ di queste emozioni non porta da nessuna parte come non porta da nessuna parte il discutere sul fatto che una coppia di innamorati debba o meno essere innamorata. La questione del separatismo non funziona all’interno della razionalita’. Come esseri umani abbiamo sentimenti, e le nostre emozioni ed i nostri sentimenti hanno un valore intrinseco.

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Nazioni, secessioni, emozioni

Posted by janejacobs su marzo 14, 2009

Emozioni musicali dall’inno nazionale basco

E’ difficile pensare ai movimenti separatisti o secessionisti perche’ queste idee sono cariche di sentimenti ed emozioni. Alcune volte la gente ritiene il separatismo sia addirittura una cosa impensabile. I sentimenti nazionalisti possono essere pericolosi. Essi hanno contribuito per secoli a causare guerre, atti terroristici e tirannie. Ma i sentimenti nazionalisti, come tutti i sentimenti, non sono negativi in se stessi. Essi rappresentano il profondo attacamento ad una comunita’ di cui facciamo parte e per la maggior parte di noi, questa comunita’ include la nostra nazione. Ci interessa la comunita’ alla quale apparteniamo. Ci interessa quanto faccia bene la nostra nazione rispetto alle altre ad un livello senz’altro superiore a quanto sta cresciendo la sua ricchezza. I nostri sentimenti nel definire chi siamo si intersecano con i sentimenti della nostra nazione, in modo tale che ci sentiamo profondamente orgogliosi delle vittorie (fisiche o metaforiche) della nostra nazione o proviamo vergogna e dolore quando la nostra nazione viene sconfitta. Queste emozioni sono sentite in misura simile dai separatisti e da coloro che oppongono il separatismo. Questi conflitti non sono tra diversi tipi di emozioni. Piuttosto sono conflitti tra diversi modi di identificare la nazione, cioe’ tra diverse scelte sui confini di una nazione.

Continua…

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La secessione di Pantelleria

Posted by janejacobs su febbraio 23, 2009

Stanca delle promesse non mantenute fatte negli anni dallo Stato Italiano e dalla Regione Sicilia, la piccola isola di Pantelleria, che conta circa seimila abitanti, vuole secedere. Il modello sarebbe Malta, un’isola indipendente che misura circa quattro volte Pantelleria e che ha quattrocentomila abitanti, contro i seimila di Pantelleria.

Cause della secessione? A Pantelleria mancano strutture ospedaliere elementari e collegamenti regolari con la Sicilia.

Ma ce la fara’ una isola cosi’ piccola ad andare avanti da sola o e’ solo una provocazione per attrarre l’attenzione e i soldi delle istituzioni?

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La secessione di Singapore

Posted by janejacobs su gennaio 26, 2009

La separazione di Singapore dalla Malesia e’ un altro piccolo esempio di divisione come alternativa a transazioni del declino. Tale divisione e’ occorsa prima che lo stato della Malesia si impegolasse in un processo di tansazioni del declino. La separazione, come abbiamo visto, ha creato una citta’ da un piccolo porticciolo che aveva principalmente una funzione di deposito; questo ha permesso di evitare che Singapore diventasse come Montevideo e che la Malesia Rurale divenisse una vittima di un sistema iniquo di tariffe per evitare tale anomalia. Questo piccolo esempio di approccio pratico ad un grande problema e’ stato ignorato. Ad esempio gli stati imitatori ignorano i parlamenti dell’Islanda e dell’Isola di Man, ma si affrettano ad imitare il parlamento britannico.

Se un popolo dovesse davvero sperimentare una divisione di sovranita’ abbastanza larga da attrarre l’attenzione del mondo, questi pionieri dovrebbero avere una forte coscienza della propria cultura e delle proprie capacita’, abbastanza per fare a meno del controllo centralizzato e della risoluzione dei problemi a livello centralizzato. Per definizione, questo popolo dovrebbe anche avere una forte inventiva politica e dovrebbe essere capace di evolvere le proprie istituzioni in maniera originale. Senza dubbio, se un simile modello dovesse emergere, influenzerebbe societa’ meno originali e culture con minore coscienza di se’. Se poi riuscisse a funzionare come effettiva alternativa alle transazioni del declino, ne avrebbe ogni merito.

Prima o poi, in qualche luogo del mondo, un simile tentativo verra’ provato. Nel frattempo dobbiamo arrenderci allo stato attuale delle cose e vivere nel miglior modo possibile con questo dilemma mortale.

 

 Continua…

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