Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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La capitale

Posted by janejacobs su marzo 2, 2009

Storicamente in nazioni dove le economie cittadine stanno morendo e dove le citta’ sono dissanguate da transazioni del declino, una citta’ sopravvive sempre piu’ a lungo delle altre: la capitale. Cio’ accade perche’ le capitali delle nazioni sono le uniche a guadagnare dal processo di transazioni del declino. Quando la funzione principale di citta’ e’ quella di essere capitale – come la citta’ di Washington negli Stati Uniti o Ottawa in Canada- e’ ovvio che piu’ trasferimenti arrivano per sussidi, prestiti a fondo perduto e contratti militari,  maggiore e’ la promozione di un commercio fra citta’ sviluppate e aree arretrate, e maggiore e’ la prosperita’ della capitale. Tuttavia, la connessione non e’ cosi’ ovvia quando la capitale e’ anche un grande centro industriale e commerciale come nel caso di Londra, Parigi, Madrid o Stoccolma. 

 

In quel caso, l’aumento della prosperita’ associato al presidio di queste transazioni del declino puo’ portare al declino simultaneo, all’impoverimento e all’obsolescenza della stessa capitale. Ad esempio, mentre l’economia di Washington e’ cresciuta per quartant’anni dal dopo guerra, l’economia di New York, un tempo florida, diversificata e creativa anche dal punto di vista manifatturiero e’ diventata obsoleta e molto sottile e la crescita della citta’ si e’ limitata al settore dei servizi e della finanza che non hanno compensato per le perdite di altre esportazione e non hanno ricreato i posti di lavoro perduti e tanto meno hanno recuperato la capacita’ dei New Yorchesi di risolvere problemi pratici. Ma supponiamo che la capitale degli Stati Uniti fosse stata New York (come infatti fu per un brevissimo periodo storico): supponiamo che New York fosse in effetti sia New York , sia Washington. In quel caso il declino economico di New York sarebbe stato velato dal suo boom nel settore governativo.

Allora nascosta dietro al governo, la capitale di una nazione o di un impero, sembra vivace fino alla fine, ma in realta’ e’ inerte, arretrata e povera. Questa e’ stata per anni la condizione di Lisbona, Madrid e Istanbul. Questo sta diventado anche il destino, credo, di Parigi, Londra e Stoccolma.

 

 

 

 

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Rifiorire

Posted by janejacobs su marzo 2, 2009

Flanders e soci

 

Anche se la vita economica sembra scivolare verso il declino, le citta’ spesso riescono a trovare nuove opportunita’ per generare cambiamento e sviluppo. Storicamente, Boston e’ stata una citta’ creativa per almeno due secoli, ma all’inizio del ventesimo secolo era in una fase di stagnazione. Le fortune dei produttori storici di tessuti, calzature e ferrovie erano collegate a fondi che investivano in aziende che ormai producevano in altre citta’ e Boston era divenuta una citta’ che esportava capitali, non una citta’ che utilizzava il proprio capitale per sviluppare la propria produzione locale.

Naturalmente, questo porto’ alla progressiva perdita di lavoro per le esportazioni e non generava nuove esportazioni per compensare quelle che perdeva. Mentre l’economia di Boston si affievoliva e declinava allo stesso modo si affievoliva anche quella della sua area metropolitana. La spiegazione era che le forze economiche in gioco erano fuori il controllo dell’area e della citta’ di Boston: lavoro a basso costo in altre citta’ del Sud degli Stati Uniti, come la Georgia di Henry Grady, la competizione straniera e il declino di particolari settori industriali.

 

Un uomo, tuttavia, era di un’opinione diversa e fortunatamente era nella posizione di poter prendere decisioni utili per la sua citta’. Ralph Flanders riteneva che il problema di Boston fosse il basso tasso di natalita’ di nuove imprese. Egli persuase un gruppo di facoltosi colleghi di accettare il suo punto di vista e nel 1946 essi formarono una societa’ di venture capital per sviluppare nuove imprese. L’obiettivo era di investre in piccole imprese basate a Boston. A questo fine Flanders ed i suoi colleghi raccolsero 4 milioni di dollari, che equivalgono a circa cento milioni di dollari di oggi.

 

Oltre a migliorare il tasso di nascita di nuove imprese a Boston, Flanders ed i suoi colleghi non avevano nessuna idea preconcetta su cio’ che le nuove imprese avrebbero dovuto fare. E l’ultima cosa che avrebbero pensato sarebbe stata quella di creare un polo di alta tecnologia, un concetto che allora non esisteva, ma che finirono per contribuire a creare con il loro fondo. Anche se le universita’ di Boston  producevano una grande quantita’ di scienziati e ingegneri, l’industria dell’area era obsoleta e non aveva posto per gli scienziati, in quanto erano antiquate e arretrate. Inoltre a quel tempo gli scienziati di solito finivano per andare ad insegnare nelle universita’ o venivano impiegati in grandi multinazionali come la Du Pont o la Kodak. Gli scienziati-imprenditori erano estremamente rari, e i banchieri pensavano che gli scienziati fossero bravi a ragionare nelle loro torri d’avorio, ma che non fossero dotati di senso degli affari.

Tuttavia, accadde che le prime risorse del fondo di Flanders andassero proprio a tre scienziati che avevano iniziato una piccola impresa ad alta tecnologia usando i loro risparmi e quelli delle loro famiglie. Essi non potevano continuare la loro impresa senza ulteriori finanziamenti e stavano per chiudere perche’ i banchieri di Boston e di New York non volevano fornire ulteriori capitali. Il gruppo di Flanders, la loro ultima speranza, decise di investire nella loro impresa e in seguito in altre imprese simili nel campo dell’alta tecnologia.

Le imprese che finanziarono iniziarono a moltiplicarsi: vari dipendenti iniziarono a licenziarsi dalle grandi multinazionali e iniziarono a fondare piccole imprese. Da questa base, dopo varie diversificazioni e diramazioni, e dopo che si venne a creare una filiera di materiali, strumenti, attrezzi e servizi che aiutavano lo sviluppo di tali imprese, Boston e la sua economia ne risultarono ringiovanite. Oggi Boston ha una delle economie piu’ floride degli Stati Uniti. Cio’ che accadde a Boston porta con se importanti lezioni.

Primo, le citta’ sono in grado di rifiorire se le loro economie vengono corrette. Raramente la storia ci racconta di citta’ stagnanti in grado di rifiorire; ma questo e’ perche’ le economie raramente vengono corrette in maniera appropriata come e’ accaduto a Boston.

Secondo, le economie cittadine che non si correggono da sole possono esere aiutate se l’aiuto e’ davvero appropriato.

Terzo, una correzione appropriata dipende della creativita’ in qualunque forma possa apparire in una data citta’ in un dato periodo storico o presente. E’ impossibile sapere in anticipo cosa possa accadere in futuro, ma la creativita’ porta con se risposte appropriate oltre che inattese. Un’altra citta’ che tenti di replicare cio’ che Flanders ed il suo gruppo hanno realizzato, paradossalmente non potrebbe duplicarlo oggi perche’ gli eventi a Boston accaddero in passato, in particolari circostanze storiche e sociali e tali circostanze non sono presenti in tutte le citta’ ed in tutte le epoche. Tutto cio’ che si puo’ ripetere e’ il processo di cambiamento aperto, che cerca opportunita’ ovunque esse si possano presentare e ovunque esse portino. Questo cambiamento e’ diametralmente opposto al porre fede in soluzioni pre-confezionate, come fa la gente quando la loro idea di aiutare le economie cittadine e’ quella di attirare trapianti industriali da altre citta’, di attirare contratti militari o di inventarsi progetti solo allo scopo di attirare fondi pubblici. Lo stile o la forma in cui Flanders ed il suo gruppo hanno operato era in parte alla ricerca di risultati sostanziali. 

La rinascita di Boston e’ durata per qualche tempo, me e’ anche limitata in quanto una rinascita puo’ arrestare un declino solo se continua a rigenerarsi. Di volta in volta, gli ingegneri e gli scienziati tengono convegni, spesso a Boston, dove presentano le idee che hanno sviluppato. Spesso tali idee sono appropriate alla risoluzione di problemi pratici. Ma la maggior parte di queste idee non sono mai state provate, ne’ tanto me no iniettate nella vita economica quotidiana. Lo stesso e’ vero per molti progressi che sono gia’ stati provati e messi in produzione, ma che poi non funzionano dal punto di vista economico. Negli Stati Uniti, nuovi tipi di equipaggiamento per proteggere i pompieri da ustioni, dai traumi e dalla morte sono stati a lungo disponibili, ma non sono stati usati. Poche citta’ americane se li potevano permettere. L’America non e’ piu’ un Paese che mette nuovi prodotti come questi in uso non appena arrivano sul mercato. Anche se nuovi prodotti sono sostenibili dal punto di vita economico perche’ ad esempio riducono il numero dei pompieri che servono a spegnere gli incendi, non si mettono in uso perche’ altrimenti non si saprebbe cosa far fare ai pompieri.

Fatti come questi ci dicono che le limitazioni dei casi di rigenerazione economica. Fintanto che si diminuisce il processo di rimpiazzo delle importazioni, il mercato delle innovazioni va in declino ed esse vengono presto dimenticate. Invece di questi mercati, anche le citta’ creative come Boston devono dipendere da transazioni del declino, almeno in parte, Boston, ad esempio, ora dipende in parte dalla produzione militare.

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Contro i monopoli

Posted by janejacobs su febbraio 26, 2009

I monopoli danneggiano gratuitamente le citta’ e sopprimono il loro potenziale di sviluppo. La tipica obiezione che si porta ai monopoli e’ che fanno pagare tariffe troppo care poiche’ non hanno concorrenza. Da questa obiezione ne segue che i monopoli possono essere tollerati se le loro tariffe vengono regolate.

 

In molti casi addirittura si proteggono i monopoli perche’, raggiungendo economie di scala, possono portare benefici alla comunita’. Ma i prezzi alti che vengono fatti pagare dai monopolisti in caso di mancata regolamentazione, sono il minore degli svantaggi dei monopoli, perche’ essi impediscono metodi alternativi di produrre beni e servizi.

 

Questo avviene spesso quando i monopoli vengono spezzati. Quando il Congresso Americano forzo’ i monopolisti delle societa’ elettriche ad acquistare l’energia da produttori indipendenti per la distribuzione e a pagare per tale energia il prezzo piu’ alto dei loro stessi impianti, nacquero moltissimi nuovi produttori. Alcuni di essi, specialmente nelle aree di Boston e di San Francisco, iniziarono a utilizzare metodi innovativi di produzione di energia. Altri produttori di energia realizzarono piccoli impianti di generazione idroelettrica da piccole dighe che erano state abbandonate ma che, in aggregato, producono oggi una considerevole quantita’ di energia e producono molto meno inquinamento dei mega impianti delle grandi centrali.

 

Quando gli Stati Uniti ruppero il monopolio dei telefoni per la produzione di apparecchiature di telecomunicazione, apparvero in breve tempo nuovi prodotti che resero possibile una maggiore e piu’ concorrenziale produzione che genero’ sviluppo in molte citta’ americane. Questi sono esempi in cui una nazione, senza arrecare alcun danno a se stessa in quanto entita’ politica unitaria, ha potuto creare sviluppo favorendo il cambiamento.

 

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Citta’ e problemi pratici

Posted by janejacobs su febbraio 25, 2009

 Le soluzioni obbligatorie ai problemi del trasporto, della produzione di energia e della prevenzione dell’inquinamento sono spesso danneggiati dagli standard internazionali. Ad esempio, gli standard anti-inquinamento sono importanti sia a livello nazionale che internazionale, poiche’ l’inquinamento valica i confini delle citta’ e contamina l’aria e l’acqua. Ma le soluzioni contro l’inquinamento non dovrebbero obbligare i prodotti ad essere sempre omogenei. Spesso una maggiore sperimentazione e diversificazione porta a soluzioni innovative e diversificate. Spesso capita che quando un problema si ripercuote a livello nazionale o internazionale siamo in presenza di un sintomo della mancanza di crescita e innovazione nelle citta’. Ad esempio, il fatto che i rifiuti tossici sono diventati un problema internazionale significa che i problemi della prevenzione e del riciclaggio di tali rifiuti non e’ stato risolto dalle citta’ che hanno creato tali rifiuti. Le citta’ spesso riescono a risolvere problemi pratici, poi li esportano ad altre citta’ ed importano la soluzione di altri problemi; se non lo fanno i problemi restano irrisolti.

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Standard internazionali

Posted by janejacobs su febbraio 23, 2009

Quando si formo’ l’Unione Europea, per eliminare barriere commerciali tra le nazioni che vi facevano parte e creare un unico mercato integrato, si cercarono di formare economie di scala attraverso la creazione di grandi multinazionali. In quel contesto, naturalmente, l’IVA aveva senso. Per questo motivo, una pagnotta Europea deve avere ingredienti standartizzati, una banana deve avere certe forme particolari ed il latte deve avere altre partiolari ingredienti.

 

Di regola, gli standard di produzione nazionali o internazionali, ad eccezione di pochi standard strettamente necessari per la sicurezza e per la salute, inevitabilmente danneggiano le citta’ e tarpano le ali al loro sviluppo. Come possono i produttori cittadini generare sviluppo per le loro citta’ ed eventualmente esportarlo se gli standard di produzione scoraggiano o addirittura vietano l’innovazione? E chi sa qali altri ramificazioni nei metodi di produzione, nei materiali o nelle finalita’ stesse sono danneggiati?

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IVA

Posted by janejacobs su febbraio 17, 2009

 

L’IVA e’ una tassa sanguinaria che avvantaggia le multinazionali e dannegia le piccole imprese. Essa e’ obbligatoria per tutti i membri dell’Union Europea, ma la sua pecentuale varia da Nazione a Nazione. Come tutte le tasse, essa viene in ultima analisi pagata dai cittadini-consumatori, ma in questo caso viene presentata nella forma di tassa sulle vendite da parte dei produttori, raggiungendo il consumatore alla fine della catena del cosidetto valore aggiunto.

 

L’IVA funziona in modo tale per cui quando ogni produttore nella catena di produzione vende beni e servizi, egli aggiunge l’IVA al suo prezzo di vendita, ma prima sottrae da esso cio’ che ha pagato in IVA ai suoi fornitori. La differenza e’ quindi una tassa sul valore aggiunto durante le sue operazioni. Non importa quanti produttori sono coinvolti, il totale della tassa e’ una tassa aggregata sul valore aggiunto durante tutta la produzione del bene in questione. Ai governi nazionali piace l’IVA perche’ invece di aspettare che la ricchezza venga prodotta, essi possono requisirne una fetta gia’ durante il processo di produzione.

 

La tassa funziona in modo diverso a seconda che un bene sia prodotto in una grande impresa integrata che produce molti dei suoi beni internamente o che sia prodotto da molti produttori in simbiosi che vendono una moltitudine di beni per soddisfare i bisogni gli uni degli altri.

 

Nel primo caso, la tassa non figura nelle transazioni interne all’impresa. Nel secondo caso, essa entra in gioco costantemente attraverso il processo di produzione e deve essere finanziata a spese del processo di produzione stesso. 

 

Alcuni possono forse vedere l’IVA come una tassa di poco conto, ma senz’altro questa tassa va a vantaggio delle grandi multinazionali che riescono ad evadere l’IVA attraverso transazioni interne, penalizzando il processo di produzione simbiotica e la distribuzione della ricchezza e la diversificazione dell’economia. L’IVA e’ un’arma contro l’economia delle citta’. Ogni altra forma di tassa sulle vendite sui produttori di beni e sevrizi finisce per sortire lo stesso effetto.

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Ecologia ed economia

Posted by janejacobs su febbraio 10, 2009

Gli scienziati sono abituati al fatto che le scoperte sono spesso il prodotto secondario di intenzioni diverse. Lo stesso avviene nel cambiamento economico. I primi pozzi di petrolio furono scavati per ottenere olio per far funzionare le lampade qualche decennio prima che l’arrivo dell’elettricita’ nelle case rendesse le lampade ad olio obsolete; ma l’ingegno umano ha trovato altri usi per il petrolio anche quando le lampade ad olio non servivano piu’. La colla con cui la sabbia si incolla alla carta ha avuto molti usi in vari campi oltre a quello della carta vetrata. I primi vagoni ferroviari furono concepiti solo per spostare merci verso i canali; le prime radio erano pensate solo come supplementi per comunicazioni via cavo da usarsi dove le comunicazioni via telegrafo o via telefono non funzionavano, ad esempio sulle navi. Edison, l’inventore del fonografo, pensava che l’uso principale della sua invenzione sarebbe stato per la dettatura di lettere commerciali.
C’e’ un ordine nel cambiamento aperto con cui la vita economica si sviluppa e si espande, ma non e’ l’ordine di “sfida” e di “risposta” che generalmente si trova nel pensiero militare o nell’idea di Toynbee che le civilizzazioni muoiono perche’ non riescono a rispondere alle sfide. Piuttosto, il tipo di ordine che si mette in moto qui e’ piu’ simile all’evoluzione biologica il cui fine, se mai ce ne fosse uno, non siamo in grado di comprendere a meno che non ci riteniamo soddisfatti di pensare che il fine siamo noi stessi.
Molti dei processi di base al lavoro nelle ecologie naturali e nelle nostre economia sono sorprendentemente simili, e possiamo imparare molto sul successo di un’economia osservando che piu’ nicchie ci sono in un’ecologia naturale, piu’ efficiente e’ l’uso dell’energia che ha a disposizione. Lo stesso avviene nelle nostre economie: piu’ esse sono piene di nicchie, piu’ ricche sono in mezzi per supportare la loro vita. Questo e’ un altro modo di dire che le economie che producono diversamene ed ampiamente   per le proprie genti ed i propri produttori e anche per altri, sono piu’ salutari delle economie specializzate di quelle regioni che producono un solo bene. Nell’ecologia naturale, piu’ c’e’ diversita’, piu’ c’e’ flessibilita’, grazie a quello che gli ecologisti chiamano “circuiti di ritorno omeostatici” cioe’ cio’ che include meccanismi di risposta e di auto-correzione. Lo stesso avviene con le nostre economie. La mancanza di circuiti di ritorno omeostatici e’ esattamente cio’ che rende le nazioni instabili e e alla lunga rende le loro citta’ povere ed incapaci di auto-correggersi.
Gli altri animali non aggiungono nuovi tipi di ativita’ ai vecchi tipi di attivita’ in maniera aperta. Ma noi non siamo come gli altri animali. E’ naturale per gli esseri umani creare nuovi tipi di lavoro e nuove tecnologie basate su tecnologie piu’ vecchie perche’ la capacita’ di fare questo e’ congenita in noi, e’ nella nostra natura come la capacita’ di comprendere il linguaggio. Senza questa capacita’ di aggiungere nuovo lavoro al lavoro precedente e nuove tecniche alle tecniche precedenti – come tutti gli esseri umani fanno nella loro infanzia e come noi facciamo collettivamente nella societa’ umana – potremmo essere qualcos’altro, ma non saremmo esseri umani.
Le citta’ sono economie di tipo aperto in cui le nostre capacita’ possono partecipare alla creazione economica. Sfortunatamente, dato il mortale abbraccio delle nazioni, noi esseri umani siamo condannati ad avere piccoli sprazzi di sviluppo economico solo e relativamente a brevi episodi, ora qui, ora la, in seguito ad una stagnazione o ad un deterioramento dell’economia. Questo deve continuare fino a quando non ci libereremo di questo abbraccio mortale. In queso senso, noi esseri umani, siamo ancora in una fase di sviluppo primitiva per quanto riguarda l’uso delle capacita’ per uno sviluppo ed una crezione economica davvero aperti.
Cio’ nonostante, anche se non affrontassimo il problema del deterioramento economico, ogni uso benefico che possiamo fare dei cambiamenti puo’ tenerci a galla piu’ a lungo e mantenere le economie cittadine creative un po’ piu’ a lungo a tutto vantaggio anche delle nazioni. Anche quando il gioco mortale di soffocamento della citta’ da parte delle nazioni procede, ci sono opportunita’ per rallentare il procedere dela rovina; tante piccole cose si possono realizzare per arginare la rovina.

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Le invenzioni nascono dai giochi

Posted by janejacobs su gennaio 30, 2009

Possiamo dire che i cambiamenti derivati da nuove invenzioni come l’agricoltura, o l’auto generano nuovi problemi come l’impoverimento del suolo o le piogge acide. Tali problemi generano nuove soluzioni che danno vita a nuove invenzioni, nuovi problemi, nuove soluzioni, e cosi’ via.

I termini: strategie industriali e obiettivi sono termini che esprimono un modo di pensare militaresco. Dietro a questo modo di pensare c’e’ spesso a livello piu’ o meno inconscio l’ipotesi che la vita economica possa essere conquistata e mobilitata come si puo’ conquistare e mobilitare eserciti, ma non quando ci si dirige verso lo sviluppo e l’espansione economica.

Un professore emerito del Massachussets Institute of Technology, Cyril Stanley Smith, fa notare che storicamente non e’ stata  la necessita’ a partorire nuove invenzioni; piuttosto la necessita’ ha opportunisticamente preso invenzioni gia’ esistenti ed ha improvvisato miglioramenti su di esse e ha creato nuovi usi per essa. Ma le radici delle invenzioni devono essere ricercate altrove, in motivi speciali ed in una specie di “curiosita’ estetica” come la definisce Smith. La stessa metallurgia, Smith ci ricorda, inizio’ con il martellare il rame all’interno di collane e altri ornamenti molto prima che fossero utilizzati per coltelli ed armi di rame e di bronzo. La formazione di leghe metalliche inizio’ molto prima nel mondo della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare. I pigmenti (che incidentalmente, furono il primo uso dei minerali ferrosi), la porcellana ed altre ceramiche, il vetro e la pratica di saldare iniziarono storicamente come beni di lusso e decorativi. Forse anche la ruota inizio’ ad essere usata in modo “frivolo”; le ruote piu’ antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli. L’idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all’inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento. Il tornio fu inizialmente usato per produrre scatole porta-tabacco cent’anni prima che venisse usato nell’industria pesante. Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi. L’industria chimica si sviluppo’ dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro. I blocchi per la riproduzione di immagini sono anteriori ai blocchi per la riproduzione di testo. La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi. La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra. La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per articoli da cucina, e per i tasti del piano forte come rimpiazzo a basso costo dell’avorio. Le racchette da tennis, le mazze da golf e le reti da pesca furono fra i primi articoli a sperimentare usi innovativi della plastica rinforzati con fibre di vetro e di carbonio; ora questi composti stanno iniziando a rimpiazzare i metalli in alcuni prodotti utilizzati nelle costruzioni, in alcuni tipi di molle, di tubature, di parti di automobili ed aeroplani. I videogiochi al computer hanno preceduto l’uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo. Per anni prima che voci artificiali fossero incorporate in vari macchinari per segnalare le temperatura di un tale macchinario o per avvisare di un qualche pericolo, esse sono state utilizzate in vari giocattoli per bambini e sono state inizialmente snobbate dagli ingegneri piu’ “seri” come marchingegni “carini, ma inutili”. Il riscaldamento con i pannelli solari e’ iniziato come un hobby per appassionati di fai da te , cosi’ come l’irrigazione a goccia, che fa risparmiare, fatica, fertilizzanti, acqua e spazio per il giardinaggio.

“Tutte le cose grandi nascono da cose piccole” diceva Smith aggiungendo cautamente “ma le nuove piccole cose sono distrutte dai loro ambienti a meno che non siano tenute da conto per ragioni piu’ di apprezzamento estetico che di utilita’ pratica.” Parole simili all’estetica del cambiamento di Umesao.

 

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L’estetica del cambiamento

Posted by janejacobs su gennaio 28, 2009

Un antropologo Giapponese, Tadao Umesao, ha notato come storicamente il Giappone abbia avuto sempre piu’ successo quando si e’ evoluto in maniera pratica ed empirica (“Anche durante la rivoluzione Meiji, non c’erano obiettivi precisi, nessuno sapeva quale cambiamento sarebbe avvenuto dopo”) rispetto a quando i Paese ha cercato di operare con “propositi risolutivi” e con “volonta’ ferrea”. Questo e’ vero anche per altri popoli, anche se Umesao crede che cio’ che chiama “l’estetica del cambiamento” e’ una caratteristica distintamente Giapponese che differenzia la cultura Giapponese dalle culture Occidentali. Se Umesao avesse osservato l’Europa e l’America nel passato piuttosto che nel presente, Umesao avrebbe osservato che un’estetica del cambiamento e’ presente anche nelle culture Occidentali e funziona meglio dei “propositi risolutivi” e della “volonta’ ferrea”.

Uno sviluppo economico di successo, per essere tale, ha bisogno di essere aperto al cambiamento piuttosto che orientato a raggiungere particolari obiettivi, e deve rendersi aperto all’esperienza e all’empirismo. Infatti, da un lato esistono sempre problemi allo sviluppo economico. Le prime genti che hanno sviluppato l’agricoltura, non hanno previsto l’impoverimento del suolo. Gli inventori delle automobili non hanno provesito le piogge acide e il riscaldamento del pianeta. Lo sviluppo economico e’ un processo di continua improvvisazione in un contesto che rende possibile iniettare improvvisazioni ed invenzioni all’interno della vita quotidiana.

 

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