Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for the ‘citta’’ Category

Le tre T

Posted by janejacobs su gennaio 12, 2010

Secondo questo articolo di Richard Florida, le tre T che fanno una citta’ ricca e felice sono: tecnologia, tolleranza e talento.

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Qualita’ della vita: Italia decima

Posted by janejacobs su gennaio 5, 2010

Secondo International Living, l’Italia e’ il decimo Paese per qualita’ della vita. La Francia e’ il primo Paese. La classifica completa qui: www.internationalliving.com/qofl-data

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Le citta’ salveranno il clima

Posted by janejacobs su settembre 21, 2009

Sono le citta’ e non le nazioni ad avere il potere di mettere in moto politiche per la riduzione dei gas serra. A Dicembre ci sara’ un summit per discutere di politiche per ridurre i gas serra a Copenhagen. I ministri dei paesi di tutto il mondo negozieranno nuove norme per ridurre i gas serra e per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Le negoziazioni si terranno a livello nazionale, ma l’applicazione delle decisioni prese sara’ messa in pratica a livello locale. Le autorita’ cittadine della maggior parte delle nazioni hanno il potere chiave in materia di generazione di energia, trasporto e controllo dei regolamenti sull’inquinamento delle fabbriche. Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite le scelte compiute dai governi delle citta’ in materia di riduzione dei gas serra hanno un peso che va tra il 50% ed l’80% del totale. Pertanto ogni accordo che venisse preso a Copenhagen dai capi delle nazioni sarebbe inutile se non venissero coinvolte le citta’. Ed e’ quindi necessario che le autorita’ cittadine inseriscano vincoli alla produzione di gas serra quando si trovano a pianificare le politiche di mobilita’, energia e edilizia. I governi delle citta’ hanno un interesse ulteriore al successo di questi progetti. Poiche’ il riscaldamento del pianeta portera’ siccita’, alluvioni e danni alle infrastrutture, stara’ a loro riscattere queste operazioni mettendo in sicurezza le reti di trasporto, le abitazioni ed i servizi basilari contro questi rischi.

A Londra ad esempio, il sindaco sta esaminando la proposta di rialzare le barriere del Tamigi nel caso in cui il livello del fiume salga piu’ del previsto. Gli argini esistenti, costruiti negli anni ’60, sono stati utilizzati piu’ del previsto a causa di acque piu’ alte del previsto

Secondo the Climate Group  un’organizzazione che si perfigge di persuadere le grandi multinazionali a ridurre i gas serra le autorita’ locali sono gia’ consapevoli dei cambiamenti che devono operare. I sindaci delle citta’ di tutto il mondo hanno mostrato che e’ possibile muoversi velocemente per sviluppare strategie ambiziose per combattere il cambiamento climatico e politiche che non solo proteggeranno l’ambiente, ma che proteggeranno posti di lavoro.

Secondo un recente studio di Greenpeace si possono creare sette posti di lavoro nell’energia rinnovabile per ogni lavoro perso nelle industrie energetiche a combustibili fossili.

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Talentopoli

Posted by janejacobs su luglio 16, 2009

Secondo Richard Florida negli ultimi anni stiamo assistendo ad una nuova migrazione. Le persone con una maggiore educazione, con maggiori competenze e con salari piu’ alti si stanno concentrando in particolari aree metopolitane. D’altra parte le classi medie si allontanano fuori dalle maggiori metropoli per andarsene in provincia.

Le persone con stipendi alti e ben educate si attrarrebbero a vicenda. Il fenomeno deriverebbe dal fatto che le persone con maggior talento e ambizione tendono a vivere in aree in cui sentono di poter realizzare le loro aspirazioni. La vicinanza fisica di altre persone di talento ed ambizione avrebbe un forte impulso sulla creazione di idee innovative in grado di generare crescita economica. Quando un grande numero di imprenditori, finanziatori, ingegneri, informatici, architetti ed altre persone creative ed intelligenti si trovano a vivere nella stessa citta’, si ampia la circolazione di idee e la loro realizzazione in progetti concreti. Piu’ le persone sono intelligenti ed interconnesse, maggiore e’ la crescita economica che generano.

Spesso la presenza di importanti universita’ e’ la ragione storica per cui tali persone intelligenti si trovano a vivere nella stessa citta’. E poi persone intelligenti vengono attratte da tali citta’, piu’ l’effetto di moltiplicazione della crescita aumenta.

Tuttavia le opportunita’ non sono infinite.

Storicamente c’e’ stato un rapporto proporzionale fra crescita della popolazione e crescita della ricchezza. Questo era vero per le economie agricole dove piu’ braccia lavoravano, piu’ si produceva. Ed era piu’ o meno cosi’ anche per le economie industriali.

Questa nuova migrazione invece e’ non rispetta piu’ lo stretto legame tra crescita della popolazione e crescita economica. Questo fenomeno deriva dal progresso tecnologico, dal progresso degli scambi commerciali e dalla possibilita’ di esternalizzare in paesi a basso costo buona parte del lavoro.

Cio’ che oggi importa di piu’ in questa migrazione non e’ tanto dove si spostano il maggior numero di persone, ma dove si sposta il maggior numero di persone di talento. Perche’ sono esse a generare una ricchezza maggiore e perche’ sono essi a spingere in alto il prezzo delle case, spingendo la classe media e le famiglie fuori dalle citta’. Mentre le famiglie delle classi medie sono “cacciate” da questi giovani e ben pagati professionisti, la popolazione diminuisce invece di aumentare. Le citta’ e le aree metropolitane con maggior successo economico potrebbero in realta’ vedere il numero di abitanti diminuire. Le nuove citta’ potrebbero avere un numero di professionisti altamente mobili e con nuclei famigliari piccoli circondati da una sottoclasse di persone che lavorano per servirli e che vivono nelle periferie dove il prezzo delle case e’ piu’ basso.

Questa migrazione sta dividendo il mondo in due tipi di regioni con diverse prospettive economiche. Un piccolo numero di aree metropolitane che attraggono i ceti professionali e che vedono aumentare la ricchezza da loro generate ed il prezzo delle case, e altre localita’ che attraggono le masse e che vedono diminuire la ricchezza prodotta ed il prezzo delle case perche’ attraggono i poveri. Il talento portera’ una differenziazione crescente far citta’ in grado di attirarlo e citta’ incapaci di attirarlo.

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Prossimi barcamp sulle citta’ Italiane

Posted by janejacobs su luglio 12, 2009

Dopo l’eccellente esempio di Firenze, suggerisco alcune sedi per lo svolgimento di futuri ed eventuali barcamp per discutere apertamente i problemi e le opportunita’ delle principali citta’ Italiane.

Roma  Quirinale

Milano Castello Sforzesco

Napoli Castel Nuovo

Torino Mole Antonelliana

Palermo Palazzo dei Normanni

Genova Palazzo di San Giorgio

Bologna Palazzo d’Accursio

Bari Castello Normanno Svevo

Catania Castello Ursino

Venezia Palazzo Ducale

Riprendiamoci le nostre citta’!

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Milano piu’ cara di Londra

Posted by janejacobs su luglio 7, 2009

Secondo un recente rapporto Milano (undicesima citta’ piu’ cara al mondo) sarebbe diventata piu’ cara di Londra (scesa a sedicesima). La colpa o il merito di questo sorpasso? Il cambio euro sterlina.

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Scatti del sogno americano infranto

Posted by janejacobs su luglio 3, 2009

Dal sito del New York Times, ecco aluni scatti del 32enne fotografo Edgar Martins sulle case incompiute o in rovina a causa della crisi del 2008.

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I dieci maggiori porti del mondo

Posted by janejacobs su luglio 3, 2009

Qui sotto la lista dei porti merci piu’ attivi del mondo secondo Drewry. I valori sono espressi in TEU, un’unita’ usata per misurare i cargo delle navi mercantili.

Posizione Citta’ Paese Migliaia di TEU scambiate nel 2008
1 Singapore Singapore 29,918,100
2 Shanghai Cina 27,882,100
3 Hong Kong Cina 24,494,000
4 Shenzhen Cina 21,346,800
5 Ningbo Cina 11,219,200
6 Rotterdam Olanda 10,783,825
7 Guangzhou Cina 10,775,000
8 Qingdao Cina 10,320,040
9 Kaohsiung  Taiwan 9,676,553
10 Anversa Belgio 8,663,736

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Maggiori Porti del Sud Europa

Posted by janejacobs su luglio 3, 2009

Qui sotto la lista dei porti merci piu’ attivi del Sud Europa secondo Drewry. I valori sono espressi in TEU, un’unita’ usata per misurare i cargo delle navi mercantili.

 

 

 

Posizione  Citta’  Nazione  Migliaia di TUE scambiate nel 2008 
1 Valencia Spagna 3,597,215
2 Algeciras Spagna 3,324,364
3 Barcelona Spagna 2,570,037
4 Genova Italia 1,766,605
5 Las Palmas Spagna 1,354,085
6 Marsiglia Francia 847,651
7 Bilbao Spagna 557,348
8 Napoli Italia 481,521
9 Malaga Spagna 428,623
10 Santa Cruz De Tenerife Spagna 397,767

 

 

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Citta’ dove emigrare

Posted by janejacobs su giugno 30, 2009

Un recente studio ha deciso di classificare le citta’ piu’ Globali del mondo. Zurigo, Copenhagen e Vancouver sono ai vertici della vivibilita’, ma sono praticamente spopolate se si paragonano a New York, Londra o Tokyo.

La classifica qui sotto tiene conto della capacita’ delle citta’ di facilitare l’integrazione, l’interazione fra culture e classi socieli diverse e di creare nuove idee che formeranno il futuro.

Per un giovane che volesse emigrare in una nuova citta’ per trovare opportunita’ di vita e di lavoro, questa classifica e’ piu’ utile di altre classifiche proposte di recente.

Per maggiori riferimenti culturali a questo tipo di classifica, si puo;’consultare il sito della Professoressa di sociologia urbana Saskia Sassen.  Sotto, la classifica delle citta’ dove emigrare.

1. New York
2. Londra
3. Parigi
4. Tokyo
5. Hong Kong
6. Los Angeles
7. Singapore
8. Chicago
9. Seoul
10. Toronto
11. Washington
12. Pechino
13. Bruxelles
14. Madrid
15. San Francisco
16. Sydney
17. Berlino
18. Vienna
19. Mosca
20. Shanghai

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Occhi sulla strada

Posted by janejacobs su maggio 21, 2009

Riporto qui sotto  un bel post di Debora che riprende il concetto Jacobiano degli “Occhi sulla Strada” come mezzo piu’ efficace per combattere il crimine.

Tempo fa, qualcuno mi chiese qualche idea per un’amministrazione locale. La prima cosa che proposi, fu di trovare il modo (detassando, incentivando, contribuendo direttamente o quel che è) di evitare la chiusura dei piccoli negozi e magari stimolarne la riapertura. Più volte abbiamo parlato qui del vizio generale di incoraggiare solo aperture di centri commerciali. Tali centri sono un business soltanto per i soliti noti, ovvero i costruttori cementificatori. I “posti di lavoro” all’interno sono i medesimi che si avrebbero in una qualsiasi strada commerciale. Il risultato sono interi quartieri satellite, nelle grandi città, cresciuti intorno a un centro commerciale. Niente negozi, niente vie illuminate, niente gente che passeggia per strada. E’ logico che tali quartieri, già non principeschi di per sé, si trasformino presto in incubi per la sicurezza. Scippi, rapine, spacciatori a cielo aperto, risse… e cominciano le proteste, si chiede maggior controllo, arrivano le pattuglie, si appoggia la creazione di ronde. E la stessa cosa accade anche nei quartieri cittadini, dove i negozi chiudono e lasciano al buio e all’abbandono intere strade che prima erano ritrovo per gli abitanti ad ogni ora del giorno. Quando si esamina il problema del “degrado”, della “violenza”, persino del “razzismo” nelle grandi metropoli, si scomodano spesso brevi cenni sull’universo sociale, i cambiamenti epocali, il disastro economico, gli immigrati che ci invadono, gli alieni del 2012. E non si pensa mai in piccolo, forse perché il problema piccolo è più semplice da risolvere e in realtà nessuno ha intenzione di risolvere nulla: due bar, una pizzeria aperta fino a mezzanotte, qualche jeanseria, il giornalaio, il tabacchino, la pasticceria e la gelateria aperte nei weekend hanno più forza contro la delinquenza di decine di inutili ronde. C’è la crisi? Troviamo il modo, un modo per consentire ai giovani, ai disoccupati, di aprire negozietti anche artigianali senza tirar fuori un euro. Lo Stato, o il Comune, potrebbe pagare un piccolo affitto “politico” al proprietario (che ha solo da guadagnarci, visto che tiene il negozio chiuso) pari magari a un piccolo assegno di disoccupazione. E poi, rendere tutte le attività esenti da tasse per consentire anche a chi dipinge ceramica di trarne da vivere. E’ molto più conveniente per lo Stato creare opportunità di lavoro, e incidere sul problema sicurezza a costo zero, che riscuotere quattro soldi di tasse. Si può? Non si può? Non saprei, non sono un tecnico. Ma le crisi, economiche o di sicurezza, si tamponano soltanto perseguendo strade nuove. La via vecchia non funziona più.

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La Cenerentola d’Europa

Posted by janejacobs su aprile 26, 2009

 

Milano si e’ sempre auto-definita la capitale mondiale del design. Milano e’ la sede di grandi case di moda come Prada, Armani e Versace e di accessori e design per la casa come Poltrona Frau e Alessi. Anche se di fatto non fosse la capitale mondiale del design, certamente e’ una delle capitali. Quest’anno ottata due societa’ hanno organizzato passerelle durante la settimana dell moda mentre il Salone Internazionale del Mobile, la pi’ grande fiera di arredamento del mondo che inizierà questa settimana, attrae 350mila visitatori all’anno.

Tuttavia, Milano ha grosse carenze rispetto a Parigi e a New York e rispetto ad altre citta’ di dimensioni minori: la mancanza di pianificazione urbana. Mentre citta’ come Lisbona o Lione hanno ristrutturato gli orribili edifici post bellici del loro sviluppo industriale, migliorato lo spazio pubblico ed i progetti di trasporto, Milano e’ rimasta a guardare – Milano, Cenerentola d’Europa.

Nonostante la sua industriosità, la sua ricchezza ed il suo ruolo centrale nell’economia Italiana, Milano rimane appesantita da un’architettura brutta e vecchia, dalla mancanza di verde pubblico, da vecchie barriere architettoniche, da un traffico intrattabile e da una qualita’ dell’aria tra le piu’ irrespirabili d’Europa. La situazione e’ cosi’ difficile che il famoso direttore d’orchestra, il Milanese Claudio Abbado ha detto che tornera’ a dirigere un concerto alla scala solo se la citta’ piantera’ 90,000 nel territorio urbano. Le abitazioni di Milano sono o troppo vecchie o troppo brutte, mai con meno di trent’anni.

Ma un cambiamento sta arrivando. Mentre la crisi finanziaria e la stagnazione del mercato immobiliare stanno allontanando le gru delle nuove costruzioni nella maggior parte delle citta’ Europee, le stelle sembra si stiano allineando a Milano per un completo sviluppo del piano urbano, che e’ in ritardo di decenni. Tale sviluppo del piano include una risistemazione del sistema di trasporto urbano per un importo di tredici milioni di euro in vista dell’Esposizione Nazionale del 2015 e  forse un cambiamento del sistema di regole urbane che hanno impedito lo sviluppo di una citta’ multicentrica ben connessa da sistemi di trasporto pubblico e circondata da una folta cintura di verde. Una serie di regole obsolete hanno impedito a Milano di iconvertire in tempi accettabili gli edifici industriali in lofts come ad esempio e’ accaduto a Soho (New York).

Carlo Masseroli, Assessore allo sviluppo del territorio dice che Milano sta vivendo un momento magico, perche’ si sta riconvertendo e sta ripensando allo suo sviluppo territoriale in maniera integrata, un processo che non avveniva dal 1954. Masseroli ha trascorso parecchie settimane a cercare di persuadere veri gruppi di interesse che il suo nuovo Piano di Governo del Territorio puo’ trasformare Milano da una citta’ a collo di bottiglia, dove tutto si imbottiglia e si blocca nel suo centro, ad una citta con almeno ventiquattro epicentri di attivita’, ognuno dotato di attivita’ commerciali, servizi pubblici come l=biblioteche e scuole, parchi e trasporti.

Il suo piano triplicherebbe il verde cittadino dai 12 metri quadri per abitante ai trenta metri quadri per abitante anche se la popolazione potrebbe aumentare dagli attuali milione e trecentomila ai due milioni. Il piano e; in fase avanzata. Il piano propone il recupero di vecchie linee tranviarie in disuso e altri siti obsoleti – raddoppiando l’area del centro storico – in centri residenziali e commerciali piu’ vivibili.

Ma Milano ha sempre fatto fatica negli ultimi ad attrarre capitali per progetti ambiziosi. Gli investitori, soprattutto se non Milanesi (per non parlare degli stranieri) hanno sempre trovato grandissime difficolta’ ad operare a Milano a causa dell’importanza dei vincoli personali con politici locali, una caratteristica che impedisce di preparare ed eseguire progetti trasparenti e competitivi. A Milano i progetti sono vecchi ancora prima di venire alla luce. L’ottenimento del permesso di costruzione di un grande progetto richiede circa cinquanta nove mesi.

Il problema dello sviluppo urbano risiederebbe in regole degli anni cinquanta che sarebbero poco idonee alle esigenze dello sviluppo moderno della citta’. La soluzione di Masseroli e’ piuttosto radicale e spera di vedere approvata tale soluzione dalla giunta comunale entro la fine dell’anno. Si tratta dello sviluppo di diritti di costruzione negoziabili, simile alle azioni di borsa o ai diritti di emissione di gas serra del protocollo di Kyoto.

La citta’ si dividerebbe in aree per la conservazione e aree per la costruzione, ma tutte le proprieta’ avrebbero il diritto ad espandersi. Questi diritti ad espandersi non potrebbero essere utilizzati dagli edifici nelle aree per la conservazione, ma potrebbero essere comunque venduti dai proprietari di quelle aree (privati o enti pubblici) ai proprietari di aree per la costruzione. I costruttori potrebbero ammassare i diritti a creare strutture molto piu’ grandi rispetto alle strutture oggi consentite, fino ad un limite che deve ancora essere deciso. Ogni diritto che venisse venduto diverrebbe proprieta’ pubblica, permettendo alla citta’ di guadagnare spazio senza doverlo pagare o doverlo confiscare.

Gli immobiliaristi, soprattutto quelli stranieri, paiono soddisfatti perche’ un simile meccanismo fornirebbe chiarezza la’ dove e’ sempre mancata.

Tuttavia non mancano perplessita’ riguardo a questo nuovo piano. Matteo Bocolan, un urbanista del Politecnico di Milano ritiene il piano interessante, ma molto complicato dal punto di vista tecnico ed operativo. Molti scettici temono che il pieno portera’ piu’ traffico e piu’ cemento. Ma Masseroli dice che i nuovi residenti e le nuove costruzioni alimenteranno un rinnovamento urbano, incoraggiando la conservazione si spazi pubblici ed aiutando il Comune a trovare risorse economiche per lo sviluppo di nuovi servizi e di nuove infrastrutture. Masseroli dice che Milano ha spazio per crescere: Parigi e’ tre volte piu’ densamente popolata di Milano, Barcellona e’ due volte piu’ densamente popolata di Milano e Londra e’ una volta e mezza piu’ densamente popolata di Milano.

Milano dovra’ anche lavorare molto per attrarre i necessari investimenti privati previsti dal piano. La buona notizia e’ che la vittoria per la gare dell’Expo 2015  impone un termine per la realizzazione di infrastrutture che sono piu’ che mai necessarie. Il governo cittadino e il Governo Italiano hanno promesso tredici miliardi di euro, inoltre ci sono gia’ dieci miliardi di soldi pubblici gia’ promessi, che per’ sono rimasti inutilizzati per quasi vent’anni. Oltre alla costruzione del sito dell’Expo, Milano raddoppiera’ la le linee della metro e investira’ in tre linee di connessione leggere e migliorera’ le sue ferrovie. Ma le preparazioni dell’Expo sono gia’ in ritardo di un anno per litigi vari sulle poltrone ed i soldi promessi cominciano a scarseggiare.

Il grande problema per Milano e’ sempre lo stesso da quarant’anni: il trasporto. Miglioramenti nel trasporto urbano potrebbero modificare anche il mercato immobiliare cittadino in quanto il costo delle case e degli appartamenti non sarebbe determinato solo dalla posizione centrale o piu’ vicina al centro, ma dalla qualita’ dell’immobile, anche se non si trova a due minuti dal centro. Questo e’ in qualche modo gia’ capitato in zone come i Navigli, a Maciachini e alla Bovisa, che un tempo erano zone povere e depresse e oggi attraggono professionisti, accademici e scienziati. Entro il 2015 sono in progetto la riconversione del quartiere di Porta Nuova ed il cosiddetto City Life. Ma molti dei progetti in corso in altre aree di Milano, come quelli del costruttore Zunino oberato dai debiti, stanno per saltare.

L’enorme quantita’ di investimenti pubblici, poi, non e’ necessariamente una garanzia per la creazione duratura di ricchezza in una citta’: Siviglia, Hanover hanno perso centinaia di euro. Ma se Milano sapra’ giocare bene le sue carte, l’Expo potra’ essere un’opportunita’ per attrarre investimenti internazionali anche in questa difficile situazione economica e trasformare la Cenerentola d’Europa in qualcosa di piu’ bello.

Fonte: Emily Backus

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La Casa di San Giorgio

Posted by janejacobs su aprile 24, 2009

File:Palazzo San Georgio Genova W.jpg

La Casa di San Giorgio

Il 2 Marzo del 1408, otto uomini si ritrovarono nel salone della Casa di San Giorgio un edificio commerciale che si trovava in quella che allora era la strada  principale di Genova, a pochi metri dal Mar Ligure. Questi uomini erano ricchi e potenti mercanti locali che rappresentavano le famiglie piu’ influenti di Genova, e si incontravano per discutere una questione di gravissima importanza. Quella che un tempo era la gloriosa repubblica di Genova stava attraversando momenti difficilissimi. Dopo anni di Guerra con Venezia e dopo la terribile sconfitta del 1381 a Chioggia, la Repubblica di Genova era praticamente in bancarotta. Il compito di questi ricchi e potenti mercanti era quello di salvare le finanze della citta’.

Il Consiglio degli Anziani aveva da poco autorizzato la Casa di San Giorgio ad operare come banca per facilita re il ripagamento dei debiti di Guerra in cambio di un interesse del 7% e della possibilita’ di raccogliere tasse e dazi dovuti alla citta’. Il fine di quell’incontro del 2 Marzo del 1408 era di dichiarare il Banco di San Giorgio pronto ad operare.

File:Saint george raphael.jpg

San Giorgio secondo Raffaello

La grande sala della Casa di San Giorgio, una sala enorme al primo piano, e’ parte dell’edificio originale che e’ rimasto intatto fino ai nostri giorni. La sala e’ decorata da gallerie di statue dei fondatori del Banco e dei loro successori che di fatto furono i primi banchieri d’affari della Storia. Era proprio in quel momento che i mercanti si stavano trasformando in Banchieri. Almeno uno di loro, Rabella de Grimaldi, era il membro di una dinastia che sopravvive fino ad oggi. Nel giro di breve tempo, il Banco di San Giorgio sarebbe diventato potente come la Repubblica di Genova, anzi, secondo Niccolo’ Machiavelli, anche piu’ potente. Il Banco sarebbe sopravvissuto per quasi quattrocento anni. Sarebbe diventato al prima banca centrale moderna, non solo un precursore della Banca d’Inghilterra, ma il suo modello. Dal quindicesimo al diciottesimo secolo le sue casse si sarebbero riempite delle ricchezze dei capitalisti Genovesi raccolte in tutta Europa. Lo stesso Cristiforo Colombo, il piu’ illustre figlio della citta’, era un cliente del Banco.

Viste le sue origini, le sue finalita’ e la sua longevita’ ci si potrebbe aspettare che il Banco di San Giorgio venisse celebrato con maggiore entusiasmo dai libri di storia. Tuttavia, quasi nessuno sa cosa facesse, o che fosse esistito. Nella storia della finanza moderna, il ruolo pionieristico dell’Italia e’ riconosciuto all’unanimita’ e la citta’ di Genova e’ una delle tre grandi capitali finanziarie del Rinascimento assieme a Firenze e Venezia. Ma il ruolo del Banco di San Giorgio viene nominato raramente. In The Ascent of Money, Niall Ferguson si riferisce una volta sola al Banco di San Giorgio. Tim Parks, autore di Medici Money, un racconto sulla nascita e la caduta della dinastia Medicea e del suo impero finanziario nella Firenze del quindicesimo secolo, non nomina per nulla al Banco di San Giorgio. E nemmeno J.K. Galbraith nomina il Banco di San Giorgio nel suo A history of Economics.

San Giorgio secondo Donatello

Ci sono almeno due ragioni per questa lacuna. La piu’ importante risiede nel fatto che gli archivi del Banco di San Giorgio sono sparsi in diversi edifici e non sono stati accessibili agli storici per almeno due secoli. Questi archivi – migliaia di libri e rendiconti che testimoniano ogni transazione fatta dal Banco di San Giorgio dal 1407, quando fu fondato al 1805, quando fu chiuso – sono scritti in Latino in un bellissimo stile calligrafico che e’ rimasto pressoche’ immutato per quattrocento anni. Le parti piu’ interessanti ed illuminanti di questo archivio – inclusa una lettera del 1502 di Colombo agli uffici del Banco – sono rinchiusi in un bellissimo edificio, adibito prima a convento e poi ad archivio storico della storia Genovese. La maggior parte degli archivi invece riieded in un magazzino in periferia.

Giuseppe Felloni ha trascorso gli ultimi trent’anni a studiare gli archivi del Banco di San Giorgio – riscoprendo e catalogando i 40,000 libri che riportano le operazioni del Banco giorno per giorno. Felloni parla bene il latino, riesce a leggere la bellissima, ma difficile calligrafia dei libri bancari e comprende la logica impenetrabile delle transazioni. E ora che il suo compito di studioso e’ quasi terminato, Felloni vuole restituire al Banco di San Giorgio l’importanza che merita sui libri di storia.

Felloni ritiene che il suo lavoro su questi archivi trasformera’ la nostra conoscienza sulle origini della finanza moderna e forse anche sulle origini del capitalismo. Molti dei concetti e delle pratiche che sono comuni oggi, secondo Felloni, furono inventate o migliorate dal Banco di San Giorgio. Fra di esse ci sono l’emissione e la gestione di buoni del tesoro, la partita doppia, i fondi di ammortamento – fondi in cui i pagamenti venivano fatti al fine di ripagare un debito -, la stanza di compensazione, che venne adottata in Inghilterra solo nel diciottesimo secolo e l’organizzazione e la conduzione delle lotterie.

Il Banco di San Giorgio non fu la prima Banca d’Europa. Banche piu’ primordiali operavano a Genova e nel resto d’Italia gia’ dal dodicesimo secolo. Nel 1401, una banca la Taula de la Ciutat veniva fondata a Barcellona, ed in effetti agi’ come tesoro del governo della Catalogna. Nel mondo anglosassone i Medici sono ritenuti la summa raggiunta dalla finanza medievale Italiana. Ma secondo Felloni gli storici dovrebbero rivisitare il ruolo del Banco di San Giorgio e riscivere i libri di storia riconoscendo il ruolo di primato del Banco di San Giorgio nella finanza Rinascimentale.

Giuseppe Felloni ha compiuto 80 anni a Marzo. Magro e alto, capelli grigi, dai modi squisiti, Felloni e’ Professore emerito dell’Universita’ di Genova dove insegna storia dell’economia. Nel 2004 ha pubblicato le sue scoprete in un libro che ha pubblicato assieme al suo collaboratore Guido Laura e che si intitola, un po’ timidamente “Genova e la Storia della Finanza: una serie di primati?” Questo libro si puo’ scaricare gratuitamente sul suo sito personale http://www.giuseppefelloni.it. Felloni ha anche creato un altro sito che si propone di offrire un tour virtuale delle piu’ impressionanti figure dell’archivio.

“Naturalmente, si puo ‘scrivere la storia della finanza moderna senza visitare gli archivi del Banco di San Giorgio, e questo in realta’ e’ proprio quello che e’ gia’ fatto” dice Felloni. “Gli Inglesi hanno scirtto sui loro libri di storia di essere stati gli inventori dei fondi di ammortamento. Ma Genova aveva usato tali fondi fino a 400 anni prima che fossero usati dagli Inglesi. Il Banco di San Giorgio ha inventato molti degli strumenti finanziari che vengono ancora usati oggi e gli archivi Genovesi lo dimostrano.”

Ma Felloni appare un po’ troppo timido. Secondo il suo collaboratore Guido Laura Felloni dovrebbe riscrivere la storia delle origini della finanza. Laura e’ un uomo d’affari che divide il suo tempo tra Genova e Londra. Ma Felloni non vuole riscrivere la storia della finanza, ma solo completarla.

Felloni ha la stessa preoccupazione di altri storici Italiani, cioe’ che la storiografia Anglosassone non si preoccupi troppo di spiegare le origini diverse e variegate della finanza in Italia e che diano troppo poco credito a Genova e ne diano troppo a Firenze. Felloni ritiene che Venezia e Genova fossero centri finanziari molto piu’ importanti di Firenze nel quindicesimo secolo.

La banca dei Medici fu fondata nel 1397, qualche anno prima del Banco di San Giorgio e falli’ nel 1494. Ma la creazione piu’ duratura di questa famiglia e’ la leggenda che la circonda. I Medici non solo erano brillanri, ricchi, spregiudicati e potenti, ma erano anche una famiglia piena di drammi. Questo potrebbe spiegare il perche’ esiste una massa enorme di ricerca storica su di loro.

Il Banco di San Giorgio non era una famiglia. Era un’istituzione dominata da regole ben precise a cui mancava una personalita’ dominante. Gli uomini che guidavano questa istituzione erano quasi sempre figure pubbiche, anche se non si a molto delle loro vite. Il Banco di San Giorgio e’ il protagonista della sua storia.

Cio’ che si sa e’ che il Banco di San Giorgio e Genova in breve tempo divennero cosi’ interrelate che in breve tempo divennero una cosa sola. Machiavelli descrisse questa relazione come uno “stato nello stato”. Il Banco di San Giorgio ebbe una tale influenza che rimpiazzo’ i Fugger, la dinastia di banchieri tedeschi, come fonte di finanziamento per le grandi monarchie Europee sempre in Guerra fra loro.

Dopo centocinquant’anni dalla creazione del Banco di San Giorgio, Genova aveva restaurato la sua influenza in qualita’ di repubblica marittima e commerciale al punto che il periodo fra il 1550 ed il 1650 fu definito dallo storico Fernand Braudel (di cui Felloni fu studente) il Secolo dei Genovesi.

Il Banco fu in grado di fare questo perche’ operava nell’intersse della citta’ di Genova. Non erano le personalita’ a guidare il Banco di San Giorgio, ma l’interesse della Repubblica. Genova nel 1400 era un posto unico. Anche se era una repubblica, era guidata da aristocratici spesso in conflitto fra loro a differenza degli aristocratici che guidavano Firenze o Venezia. Pertanto il Banco di San Giorgio gradualmente fini’ questo stato di cose impadronendosi lentamente ed inesorabilmente della Repubblica.

Questo e’ cio’ che intendeva dire Machiavelli. E questo e’ il motivo per cui gli storici guardano con sospetto alla banca: il suo modo di operare corporativo tende ad oscurare ogni altro elemento. Ma secondo Felloni le scoperte dell’archivio dissiperanno la luce negativa con sui spesso e’ stato ritratto il Banco di San Giorgio. Felloni sostiene che l’evoluzione della banca in quell’entita’ che Machiavelli defini’ “stato nello stato” fu il modello della Compagnia dei Mari del Sud e della Compagnia delle Indie che sarebbero nate secoli dopo in Inghilterra. Le Compagnie coloniali inglesi presero a modello il Banco di San Giorgio che gestiva le Colonie Genovesi come la Corsica e che furono la molla per l’innovazione. Prima della nascita del Banco di San Giorgio, una banca era la prolunga di un ricco mercante, con il Banco di San Giorgio la banca divenne istituzione.

La genialita’ del Banco di San Giorgio, tuttavia, non gli consenti’ di vivere per sempre. Durante i suoi 398 anni di storia sopravvisse a numerose crisi, ma dovette arrendersi a Napoleone quando conquisto’ l’Italia, si approprio’ del tesoro delle sue casse per finanziare le sue campagne militari e soppresse ogni attivita’ bancaria indipendente.

Oggi l’ufficio della Casa di San Giorgio ospita l’autorita’ del Porto di Genova. I magnifici affreschi della facciata sfidano l’orribile sopraelevata che quasi va a tagliare la citta’ dal suo mare.

Fonte: Vincent Boland

Per maggiori informazioni:

www.giuseppefelloni.it

www.lacasadisangiorgio.it

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L’eredita’ di Firenze

Posted by janejacobs su aprile 18, 2009

Firenze, Palazzo Vecchio visto dagli Uffizi

Fra il tredicesimo ed il sedicesimo secolo Firenze ha dato alla luce una delle piu’ fiorenti economie d’Europa, creata dal genio dei suoi imprenditori, dei suoi banchieri e dei suoi mecenati. Firenze in un certo senso e’ stata una delle culle del capitalismo moderno.

Firenze era diventata una delle citta’ industriali piu’ sviluppate dell’Europa Medievale e Rinascimentale. La sua risorsa naturale principale era il fiume Arno, un fiume che scorreva veloce e che produceva energia ed acqua all’industria e che forniva accesso al commercio con le citta’ costiere.

Ma una risorsa ancora piu’ grande di forza era l’imprenditorialita’ e l’ingegno dei suoi imprenditori che si misero a trasformare la fiorente industria locale della lana in una grossa industria multinazionale che si fondava sull’importazione di lana di migliore qualita’ inizialmente dall’Inghilterra e poi dalla Spagna per fabbricare i tessuti della migliore qualita’ venduti poi a prezzi altissimi in tutta Europa.

Gia’ nel 1340 l’economia era sufficientemente robusta da sopravvivere alla bancarotta dei suoi piu’ grandi banchieri , i Bardi ed i Peruzzi, dopo che il re d’Inghilterra Edoardo III si era rifiutato di ripagare loro i debiti della guerra dei cento anni e a sopravvivere alla terribile epidemia di peste nera che uccise circa un terzo della popolazione Europea e due terzi della popolazione di Firenze.

I Medici, che sono generalmente ricordati come i piu’ grandi banchieri di Firenze in realta’ non erano fondamentali per l’economia della citta’. Infatti, quando la loro banca falli’ nel quindicesimo secolo, la loro bancarotta non ebbe un grande effetto sulle finanze cittadine.

L’industria bancaria si sviluppo’ a Firenze grazie all’invenzione del sistema delle lettere di cambio, un sistema che inizialmente permetteva di pagare le merci senza il rischio (allora elevatissimo) di dover trasportare ingenti quantita’ d’oro, e che in seguito si era trasformato in un metodo per evadere le tasse ecclesiastiche ed era diventato infine una forma di prestito. I mercanti fiorentini avevano esteso i loro traffici dal mercato dei cambi al mercato del credito trasformandosi di fatto nei primi banchieri e capitalisti moderni.

I banchieri fiorentini divennero immensamente ricchi, anche se avevano solo un ruolo minore nell’incanalare investimenti diretti nel sistema produttivo ed industriale di Firenze e preferivano prestare per finanziare le guerre nazionali dei re di mezza Europa. L’industria manifatturiera era prevalentemente autofinanziata; il commercio tessile si fondava su tanti piccole botteghe di tessitura che non richiedevano grandi capitali.

Gli uomini d’affari Fiorentini pero’, non avevano un istinto competitivo ed il loro comportamento in citta’ ed all’estero rivelava un forte spirito corporativo.

Ad essi tuttavia non mancava l’abilita’ di saper spendere le proprie fortune. I ricchi spendevano le loro fortune in beni di lusso per i loro palazzi e si vestivano con i tessuti piu’ pregiati. La ricchezza e l’esibizionismo dei ricchi fiorentini incoraggiarono un’esplosione di talento artistico nella pittura, nella scultura, nell’architettura e nella decorazione. Il mercato dell’arte a Firenze a quel tempo non era grande come quello di Anversa e di Bruges e a Firenze c’erano solo un terzo dei pittori che c’erano a Bruges. Gli artisti Fiorentini erano tuttavia sempre pieni di lavoro per soddisfare le esigenze dei ricchi mercanti locali. I piccoli borghesi invece si dovevano accontentare dell’arte inferiore prodotta dagli artisti Fiamminghi. Giorgio Vasari ricorda che nel sedicesimi secolo non c’era calzolaio a Firenze che non avesse in casa un quadro Fiammingo”.

Entro il diciassettesimo secolo Firenze aveva perso il primato di capitale finanziaria d’Europa a favore di citta’ come Genova e Anversa. E anche se le sue manifatture di lana rimanevano ottime, il mercato era in declino terminale.

La lana e le banche hanno reso Firenze una delle citta’ piu’ ammirate nell’Europa Rinascimentale, ma la riduzione di queste attivita’ non ha cancellato Firenze dalla mappa Europea. La ricchezza di Firenze fu riciclata e investita in capitale umano e trasformata nel patrimonio della sua architettura urbana e in una tradizione artistica e di artigianato ineguagliata in altre citta’.

 Fonte: R. Goldthwaite

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G20 a Londra, pesce d’Aprile

Posted by janejacobs su aprile 1, 2009

La manifestazione del G20 contro la City di Londra si e’ conclusa con successo. I manifestanti hanno inscenato una protesta trasportando metaforicamente i quattro cavalli dell’Apocalisse nel cuore della City, nella Banca d’Inghilterra. Il Cavallo Rosso rappresentava la guerra, il Cavallo Verde il caos del clima, il Cavallo Argento i crimini finanziari ed il Cavallo Nero contro la speculazione edilizia. Purtroppo si e’ visto qualche episodio di violenza. La maggior parte dei partecipanti alla manifestazione sembrava piu’ intenta a fotografare con i propri telefonini cio’ che stava accadendo intorno a loro piuttosto che a gridare slogan o cori di proteste.

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Oggi a Reykjavik

Posted by janejacobs su aprile 1, 2009

Negli ultimi cinque anni gli Islandesi sono stati preda della piu’ grande follia speculativa della Storia. Due anni fa un giovane Islandese poteva comprare una casa per un milione e mezzo di dollari e una Range Rover per ntomila dollari. Ci si indaebitava in Franchi Svizzeri e si investiva in corone islandesi. Piu’ ci si indebitava, piu’ si guadagnava. Oggi  la corona islandese e’ carta straccia. La casa e la Range Rover valgono un terzo di quanto valevano solo un anno fa e il giovane islandese-cicala e’ sepolto dai debiti. Per recuperare almeno parte dei suoi I giovani islandesi stanno utilizzando metodi piuttosto drastici come dare fuoco alle loro Range Rover per recuperare I soldi dell’assicurazione come mostrado nel video qui sotto. A Reykjavik c’e’ una gran puzza di bruciato.

 

 

 

Fonte: Michael Lewis

 

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Manifestazioni G20 a Londra

Posted by janejacobs su marzo 27, 2009

Per chi si trovasse a Londra durante il vertice del G20 e volesse manifestare contro il G20, contro i banchieri, i produttori di armi o le compagnie petrolifere, potra’ trovare su questa mappa un calendario degli eventi.

Ce n’e’ per tutti i gusti.

Il video qui sotto riporta un servizio della BBC, la TV britannica, sulla manifestazione di Sabato 28 Marzo 2009.

Maggiori informazioni sulle manifestazioni si possono trovare su questi siti:
http://www.putpeoplefirst.org.uk (con immagini della manifestazione del 28 marzo)

http://www.g-20meltdown.org  (con video di chiamata a raccolta qui sotto)

http://www.climatecamp.org.uk/g20 

http://www.campaigncc.org

http://stopwar.org.uk

http://www.altg20.org.uk 

http://www.artnotoil.org.uk

http://www.fossilfoolsdayofaction.org/2009/category/frontpage/

http://www.youthfightforjobs.com/action

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Progetto di mobilita’ a Genova

Posted by janejacobs su marzo 7, 2009

Grazie all’amico Oyasuminasai segnalo l’interessante progetto per la regolamentazione del traffico nell’amatissima citta’ di Genova. Il progetto si chiama Progetto Mercurio e si propone di razionalizzare l’accesso ai vicoli di Genova da parte dei mezzi che trasportano le merci ai commercianti del centro storico. Ci saranno apposite telecamere che registreranno il passaggio dei mezzi e ne verificheranno i permessi. Ogni commerciante avrà diritto ad un certo numero di “Crediti di Mobilità” che, in teoria, dovrebbero bastare per il normale approvigionamento. Chi riuscirà a conservarne potrà trasferirli al mese successivo, chi li esaurirà prima del tempo, invece, dovrà acquistarne di nuovi per tornare in pari. In totale il centro storico sarà “pattugliato” da tredici telecamere poste ai vari accessi. Un interessante eperimento di regolamentazione di un bene comune come lo spazio pubblico che in una citta’ antica come Genova e’ un bene di primaria importanza. Il progetto funzionera’ se oltre alle telecamere si mettera’ un numero sufficiente di controllori in carne ed ossa.

Genova: l’umiliazione della Superba

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Un’occasione mancata per le citta’

Posted by janejacobs su gennaio 27, 2009

Per secoli il progresso economico e’ stato sviluppato delle citta‘.

In questa recessione le citta‘ con ampio capitale umano e con un’economia che armonizza diversi settori industriali e di servizi saranno le citta‘ vincenti. Al contratio, le citta‘ con ampia esposizione ai settori della finanza e immobiliare saranno le citta‘ che soffriranno di piu‘.

Le decisioni prese dai governi e da una moltitudine di enti locali spesso in conflitto fra loro non hanno aiutato lo svilppo delle citta‘. Al contrario, hanno avviluppate le citta’ in una burocrazie asfissiante lontana dal loro svluppo economico naturale ed autonomo e tesa ad interessi dettati dall’avidità di una parte o di un’altra.

Lo sviluppo urbano si e’ focalizzzato sullo stato dell’ambiente fisico ed e’ stato dominato da architetti e da urbanisti. Affidare lo sviluppo cittadino a urbanisti ha portato all’arrivo dei palazzinari che hanno voluto costruire palazzi ed uffici sempre piu‘ rivolti verso l’alto e hanno ridotto spazi verdi e campi che hanno una forte importanza per l’ambiente.

Ma ancor piu‘ importante dal punto di vista economico e’ il fatto che la maggior parte degli urbanisti non si intendono di economia urbana. Le politiche urbanistiche non sono politiche per le citta‘, ma politiche per fornire aiuti assistenzialisti alle citta‘ in difficolta‘.

L’economia raramente e’ una risposta in se’, ma una maggiore attenzione all’economia urbana avrebbe portato i politici a chiedersi non solo quali sono le cause dell’insuccesso delle citta‘ fallite, ma anche quali sono le cause che portano le citta‘ al successo. Porsi queste domande avrebbe portato la classe dirigente a chiedersi quali sono i legami fra impegno delle associazioni dei cittadini, sviluppo di ambienti urbani piu‘ “verdi” e crescita economica.

Un maggiore localismo favorisce l’innovazione e aiuta ogni citta‘ ad affrontare le proprie sfide economiche. E ribadisce il concetto dell’importanza di provvedere un’adeguata infrastruttura nei trasporti .

Per maggiori informazioni: Centre for Cities

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Nazioni modello

Posted by janejacobs su gennaio 20, 2009

Luigi XIV

Sa mai nuovi stati sovrani nasceranno dalla disgregazione di grandi stati nazionali essi dovranno avere al loro interno vigorose citta’ o regioni deposito o almeno qualche centro proto-urbano capace di diventare una citta’ in grado di rimpiazzare le importazioni.

Di tanto in tanto il mondo da vita a “stati modello”.

 

Sir George Clark, uno storico inglese specializzato in storia Europea del diciassetesimo secolo che noto’ che la monarchia di Francia sotto Luigi XIV divenne uno stato modello per gli altri stati Europei. Il modello di Luigi XIV fu adottato da Federico I, il primo re di  Prussia, quel regno che divenne il nucleo della moderna Germania dopo varie guerre di unificazione; e di Carlo II e Giacomo II della Gran Bretagna.

 

Dopo la Rivoluzione Gloriosa e l’esilio e la sconfitta degli Stuart, la Gran Bretagna divenne un nuovo influente stato modello ed il suo parlamento venne copiato in molte altre regioni. In realta’, i parlamenti di Islanda e dell’Isola di Man sono piu’ vecchi di quello britannico, ma queste unita’ politiche non fornirono un modello per altri stati.

 

La nascita degli Stati Uniti come una nuova e prospera repubblica ne fecero un influente stato modello, e sotto certi versi, e’ stato un modello anche per la creazione dell’Unione Europea, che al tempo della sua formazione venne spiegata alle sue popolazioni come “Stati Uniti d’Europa”. Fino a poco tempo fa, molte figure di spicco dell’America Latina o dell’Africa potevano guadagnarsi una reputazione di lungimiranti statisti prospettando gli Stati Uniti di questo o gli Stati Uniti di quello.

 

Il successo di Lenin e dei suoi seguaci nel rimuovere il vecchio regime zarista e nell’insediare un potente governo socialista, fece dell’Unione Sovietica un paese modello per quasi un secolo.

 

La Svezia, paese che ha uno straordinario sistema di trasferimenti pubblici e sussidi domestici, e’ per molti un altro stato modello.

 

 Continua…

 

 

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