Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Gli ingegneri degli altipiani colombiani

Posted by janejacobs su agosto 8, 2008

Qualche anno fa il governo Colombiano decise di installare una fucina di improvvisazione economica negli altipiani Orientali del paese attraversati dalla foresta tropicale del bacino del Fiume Orinoco a piu’ di trecento chilometri dalla citta’ piu’ vicina. Il progetto era gestito da un giovane ingegnere di Bogota’, la capitale e principale citta’ della Colombia , che per molti aspetti e’ simile a Montevideo in Uruguay dal momento che dipende da un commercio bilaterale di tipo avanzato-sottosviluppato. Il gruppo di lavoro dell’ingegnere di Bogota’ era aiutato da sette tecnici a tempo pieno ed altri esperti ingegneri e consulenti di Bogota’. Essi erano finanziati dal governo Colombiano, dalle Nazioni Unite e dal governo Olandese.

Uno dei progetti innovativi del gruppo era un mulino a vento con pale cosi’ sensibili da poter girare anche con una brezza leggera (quattro miglia all’ora). Ciascuno di questi prodigiosi mulini erano in grado di pompare quasi 16,000 litri di acqua al giorno. Il modello che aveva avuto maggior successo era stato creato dopo 66 tentativi. Il gruppo di lavoro colombiano aveva iniziato con un modello di mulino impiegato dai contadini Americani del Midwest, ma i venti della foresta amazzonica erano cosi’ leggeri che i mulini dell’Orinoco funzionavano per soli 4 mesi all’anno. Poi il gruppo aveva provato altri progetti sul modello dei mulini di Creta, un’isola con venti relativamente deboli e dopo una serie di esperimenti aveva realizzato un mulino con pale di tela che funzionava benissimo e costava poco. Ma questo modello non funzionava, perche’, scaldate dal sole equatoriale, le pale di tela spesso prendevano fuoco. Infine avevano trovato il modello ideale utilizzando pale speciali basate sul modello di tela ma sviluppate con una lega di alluminio leggera sviluppati in un progetto spaziale USA. Sfortunatamente, visto che gli agricoltori Colombiani vivevano soprattutto di un’agricoltura di susistenza, il prezzo di tali mulini era proibitivo. Anche se i mulini fossero stati prodotti in massa generando favolose economie di scala i contadini colombiani non se li sarebbero mai potuti permettere.

Altre innovazioni tecnologiche progettate dal gruppo di ingegneri di Bogota’ includevano un impianto di riscaldamento creato con vecchie lampade fluorescenti, un piccolo generatore idroelettrico che richiedeva una diga alta solo un metro per produrre energia sufficiente per una scuola, una pressa per canna da zucchero che poteva essere operata da una famiglia di quattro persone e un tritatore di manioca a pedali che richiedeva il  lavoro di una sola persona contro le venti persone richieste dal il metodo manuale.

Il piano Colombiano, nonostante tutte queste ingegnose invenzioni, raggiunse un’impasse perche’ le invenzioni erano troppo costose per gli agricoltori degli altipiani. Il motivo per cui il governo Colombiano aveva iniziato questo progetto era che molti agricoltori degli altipiani non riuscivano a sopravvivere neppure in una semplice economia di sussistenza.  E siccome non c’erano lavori e redditi cittadini ad attenderli nelle citta’ della Colombia, i contadini erano incentivati a rimanere nelle loro terre con i loro bassi salari. L’idea era quella che i poveri agricoltori, non avendo quasi nulla da esportare nei mercati liquidi della citta’, potessero creare un mercato di beni prodotti in loco da poter commerciare sugli altipiani. Ma dal momento che molti materiali dovevano essere importati nella regione – i contadini non potevano produrre le parti di biciclette, i generatori, l’alluminio il vetro, ecc- il piano del governo di Bogota’ non poteva stare in piedi. Gli ingegneri provarono ad aprire mercati regioni in altre parti del mondo con un simile livello di arretratezza a quello degli altipiani colombiani per esportare questi nuovi prodotti in quelle regioni. Essi guardavano ad altre zone dell’America Latina, dello Sri Lanka, dell’Indonesia, ma quelle zone non erano adatte a funzionare da mercati di sbocco perche’ avevano gli stessi problemi degli altipiani colombiani. Erano zone troppo povere per permettersi beni importati a maggior contenuto tecnologico e non riuscivano a guadagnarsi tali importazioni con la semplice esportazione dei loro prodotti agricoli.

Il piano del governo Colombiano, sebbene fallimentare, riservo’ una piccola sorpresa positiva. Con un certo imbarazzo per gli ingegneri del piano colombiano, l’impianto di riscaldamento costruito con le lampadine fluorescenti usate divento’ un piccolo successo commerciale. Dico imbarazzo perche’ l’impianto non ha avuto successo negli altipiani colombiani, ma negli appartamenti delle citta’ di Medellin prima e di Bogota’ poi. Il successo di tali impianti rappresentava la tipica improvvisazione che una citta’ arretrata poteva esportare ad altre citta’ arretrate. Inoltre, era anche il tipo di invenzione che poteva essere rimpiazzata con produzione locale perche’ quello che una citta’ arretrata puo’ produrre, un’altra citta’ arretrata puo’ riprodurre. In realta’ se tale impianto avesse ottenuto un enorme successo, la fornitura di lampadine flouorescenti usate si sarebbe rivelata inadeguata. E questo sarebbe stato un bene perche’ qualche improvvisatore avrebbe inventato poi qualcos’altro.

E’ difficile pensare cosa certi giovani improvvisatori Colombiani potrebbero creare se li si equipaggiasse con una tecnologia avanzata per le loro citta’ arretrate. Paradossalmente, una tecnologia approrpriata per citta’ arretrate puo’ essere l’innovazione tecnologica piu’ radicale in quel contesto. Le citta’ arretrate talvolta non hanno schemi e processi radicati per produrre cose nuove come nelle citta’ avanzate; tali schemi possono essere dei pesi che scoraggiano l’inventiva perche’ ci sono modi consolidati per fare le cose, e perche’ molto tempo e denaro sono gia’ stati investiti inegli schemi e nei processi esistenti.

Tuttavia, piu’ la vita economica si sviluppa, meglio e’ per le citta’ arretrate perche’ possono lanciarsi nel comercio volatile con altre citta e quindi svilupparsi. Questo e’ il motivo prioncipale per cui c’e’ stata un’accelerazione nello sviluppo delle citta’ arretrate dai tempi di Venezia ai tempi di Hong Kong.

 

 Continua…

 

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Senza citta’ le nuove tecnologie sono insostenibili

Posted by janejacobs su agosto 7, 2008

 
Le improvvisazioni di successo implicano che la tecnologia sia appropriata alle circostanze del luogo e del momento storico in cui vengono introdotte. La parola sostenibile e’ oggi molto di moda per definire nuove tecnologie e talvolta indica strumenti che solo i poveri si possono permettere. Sfortunatamente, molte di queste tecnologie si rivelano insostenibili non perche’non funzionano, ma perche’ funzionano troppo bene. Ad esempio, lo sviluppo di un telaio per tessitura azionato dai pedali di una bicicletta era una buona improvvisazione al punto che fu sponsorizzata dal governo Indiano. Essa si rivelo’ un successo nel senso che un solo uomo poteva fare il lavoro di dodici uomini. Ma questo ebbe un effetto devastante sui villaggi Indiani perche’ i mercati cittadini di sbocco per i tessuti provenienti dai villaggi non si espanndevano di dodici volte. Pertanto questa nuova invenzione ha finito per creare disoccupazione ed emigrazione ed il governo Indiano, pur avendo sponsorizzato l’invenzione di questo nuovo telaio, non poteva promuoverne l’uso.
 Anche se molte invenzioni sono insostenibili per la vita agricola dei villaggi dei paesi arretrati, purtroppo si sono spesi molti soldi per sponsorizzarle e per promuoverle. Per molte persone le invenzioni portano in se’ un’aurea di romanticismo, quelle persone spesso le stesse che investono di un’aurea romantica anche la vita di sussistenza dei villaggi (vedi qui). Ma le energie spese per aiutare i villaggi poveri attraverso l’intrduzione di tecnologie troppo avanzate sono energie spese male perche’ mettono il carro davanti ai buoi. Tali energie sono dirette al miglioramento della produttivita’ dei villaggi, ma tale miglioramento non puo’ avvenire se non e’ acompagnato dallo sviluppo di citta’ vicine che accompagni il loro progresso economico.

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L’economia cresce solo grazie all’improvvisazione

Posted by janejacobs su agosto 6, 2008

 

Lo sviluppo economico nelgi Stati Uniti fu rapido rispetto a quello avvenuto in Europa. Lo sviluppo del Giappone avvenne ancora piu’ rapidamente che negli Stati Uniti e quello delle citta’ Asiatiche del Pacifico avvenne ancora piu’ rapidamente. Questo suggerisce forse che molte economie arretrate possono svilupparsi rapidamente se le loro citta’, aziche’ limitarsi a commerciare bilateralmente con citta’ piu’ avanzate usano la molla del commercio per iniziare un processo multilaterale di commercio volatile anche con citta’ arretrate. Ma tale sviluppo si blocca quando le citta’ arretrate o le loro nazioni provano a fare affidamento sul piu’ semplice commercio bilaterale, un commercio senza autentico sviluppo economico.

La seconda caratteristica storica nel processo di sviluppo delle economie arretrate e’ l’improvvisazione. Le citta’ arretrate che sono state in grado si sviluparsi hanno usato una combinazione di imitazione di beni importati da altre citta’ con un modo originale di produrli. Un esempio e’ il modo in cui le imprsese a Tokyo alla fine del secolo svilupparono l’industria delle biciclette. Non solo il Giappone imparo’ a produrre biciclette e sviluppo’ i beni intermedi alla produzione di biciclette, ma acquisto’ anche un metodo imporvvisato di produzione per riprodurre altri beni importati, utilizzando gruppi simbiotici di piccole fabbriche. Tale metodo veniva usato per la manifattura di macchine da cucire, radio e beni elettronici. Un moderno derivato di questo sistema funziona ancora oggi alla Nissan dove i fornitori fanno consegne giornaliere o anche infragiornaliere di cio’ che e’ richiesto per l’assemblaggio in quel particolare giorno o ora del giorno. Gli industriali americani invidiano l’efficienza di tale metodo e non sono ancora riuciti a replicarla.

Nel tempo in cui i Giapponesi sviluppavano il loro modo di prourre biciclette, le biciclette che importavano erano costruite in grandi fabbriche Americane, con grandi macchinari. Se i Giapponesi avessero cercato di importare intere fabbriche per costruire biciclette comprandole in contanti o a credito dagli Americani, essi avrebbero perso per sempre l’opportunita’ di sviluppare i loro originali  metodi di produzione. Inoltre, l’importazione di tutti i macchinari per l’importazione di biciclette sarebbe stata troppo costosa per i Giapponesi. Invece essi usarono il loro commercio con le economie piu’ avanzate come molla per il loro sviluppo originale. Questo vale per le biciclette e per tutti i beni che in seguito i Giapponesi hanno importato e rimpiazzato. 

Le citta’ arretrate dell’Europa Medievale dovevano improvvisare perche’ non avevano molta scelta. Le citta’ arretrate di oggi devono improvvisare perche’ devono mentenere costi piu’ bassi rispetto alle citta’ piu’ avanzate. Devono fare si’ che il prezzo dei beni prodotti sia sufficientemente basso perche’ le popolazioni locali possano permetterseli. Un vantaggio delle economie arretrate e’ che generalmente hanno manodopera a basso costo, ma questo vantaggio e’ davvero tale solo quando e’ necessaria molta forza lavoro e quando non ci sono alternative valide nei prodotti che possono essere fabbricati o forniti da macchinari nelle economie piu’ avanzate. La piccola dimensione delle imprese, come nel caso Giapponese e’ un vantaggio perche’ essere piccoli riduce costi amministrativi e organizzativi rispetto all’essere grandi. I materiali improvvisati spesso riducono i costi perche’ i produttori utilizzano cio’ che hanno facilmente a disposizione o che pagano poco anziche’ imitare i materiali utilizzati dalle economie piu’ ricche. Questo e’ il processo che gli artigiani della Londra Medievale attraversarono quando usavano cuioio Britannico per imitare il cuoio piu’ raffinato proveniente da Cordova. Questo e’ il processo attraversato da Hong Kong quando produceva scarpe di tela imitando le scarpe di cuoio dell’Occidente.

Le tariffe alle importazioni rappresentano il modo piu’ semplice usato dalle economie arretrate per aiutare i propri produttori ad avviare questo processo. Ma le tariffe sono pagate dalle tasche dei consumatori, e c’e’ un limite a quanto i consumatori sono disposti a finanziare i produttori locali come abbiamo visto nel caso dell’Uruguay quando i propri consumatori non sono stati in grado di sopportare le tasse e l’inflazione causate dai sussidi statali per finanziare i produttori.

Oltre ai diretti vantaggi pratici del processo di improvvisazione, la pratica dell’improvvisazione in se’ nutre una forma mentale finalizzata allo sviluppo economico. L’improvvisazione procura una grande soddisfazione quando da’ risultati positivi e porta a provare cose nuove nel caso in cui un’idea non vada in porto; in caso contrario porta generalmente a riprovare e tentare una nuova soluzione. L’invenzione, la capacita’ di risolvere problemi pratici, l’improvvisazione e l’innovazione sono parte dello stesso processo. Tornando alle biciclette Giapponesi, ad esempio, molti processi sono dovuti avvenire in Europa e negli stati Uniti prima che la bicicletta si trasformasse da curioso giocattolo a mezzo di locomozione pratico ed utile. Ognuna di queste improvvisazioni si aggiungeva a qualcosa che era stato raggiunto prima. Gli improvvisatori nel processo di produzione di biciclette con il tempo hanno sviluppato cuscinetti a rullini, cuscinetti a sfera, pneumatici, rulli a ruota dentata per il funzionamento delle catene, cambi differenziali, freni a disco, freni a tamburo, freni a pedale, ed in un certo senso hanno anche reinventato la ruota, dandole una leggerezza mai vista prima e una forza enorme, se paragonata ai materiali utilizzati. Le improvvisazioni sviluppate per la bicicletta si sono ramificate. Esse sono il fondamento per lo sviluppo di trattori, automobili e aeroplani e naturalmente di motorini, moto e scooters. L’improvvisazione nel mondo della bicicletta ha formato nuovi mercati per nuovi tipi di lubrificanti e tipi di acciaio che a loro volta si sono ramificati. Le innovazioni ancora oggi rimangono essenzialmente improvvisazioni, dalle biciclette alle componenti dello space -huttle. Tutte le innovazioni, tutti i nuovi modi di fare economia e trovare risparmi sui materiali, inclusi i risparmi di energia, sono insiemi di improvvisazioni ed esperimenti, alcuni di successo ed altri no. Esse si combinano con imitazioni di cio’ che e’ stato gia’ sperimentato e applicato con successo.

Quindi, per comprare un’economia sviluppata come lo Scia’ o Pietro il Grande tentarono di fare, o come stanno cercando di fare molti paesi della penisola arabica, finiscono per fallire non solo perche’ lo sviluppo avviene altrove, ma perche’ le transazioni denigrano e scoraggiano i creativi  gli imprenditori locali anziche’ nutrire il processo pratico della vera creazione e del vero lavoro creativo. Continua…

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Buenos Aires

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

Nonostante Montevideo e Buenos Aires fossero collocate attraverso il Rio de la Plata non hanno mai creato un fiorente commercio fra di loro, ne’ hanno mai cercato di creare una rete con le citta’ circostanti che sorgevano lungo il corso del fiume, ma si sono sempre limitate ad un commercio bilaterale con le economie piu’ avanzate.
Poche’ le due citta’ non si sono sviluppate “l’una sulle spalle dell’altra” non hanno sfruttato il loro potenziale, ma sono sempre state semplici centri di raccolta di materie prime per un commercio bilaterale con citta’ straniere.

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Boston come Venezia

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

Il processo di sviluppo dell’Europa fu replicato, in maniera piu’ rapida nella parte Settentrionale degli Stati Uniti iniziando nel periodo coloniale in alcune comunita’ e poi intensificandosi dopo la Rivoluzione Americana. La prima molla fu il commercio bilaterale tra gli avamposti di materie prime Americane con le citta’ piu’ avanzate d’Europa. Boston, che inizio’ ad esportare legno sottoforma di assi semi-lavorate e di pesce, e Filadelfia, che esportava grano erano le prime citta’ Americane che, come Venezia, iniziarono a svilupparsi da un semplice commercio bilaterale con citta’ piu’ avanzate. Anche come citta’ coloniali, esse iniziarono a comportarsi ome citta’ Europee. Cioe’, iniziarono a copiare le loro importazioni piu’ semplici dall’Europa e ad esportarle le une con le altre e con altre citta’ e comunita’ piu’ arretrate, rimpiazzando le improtazioni. Cio’ che una citta’ arretrata puo’ produrre, puo’ essere facilmente riprodotto da un’altra citta’ arretrata. Questo fenomeno annoiava Londra che voleva le sue colonie non solo come esportatori di risorse, ma anche come clienti forzati per le manifatture Inglesi e per i mercanti Inglesi. Al contrario di Boston e Filadelfia, New York era economicamente debole. Immediatamente dopo la Rivoluazione Americana, pero’, New York fu attratta nel vortice della piccola rete di citta’ che commerciavano con Boston e Filadelfia. Dopo la Rivoluzione New York si rivelo’ cosi’ ospitale per gli imprenditori che generavano esportazioni per altre citta’ arretrate, e per quelli he rimpiazzavano da esse le loro importazioni, che in poco piu’ di una generazione la citta’ sviluppo’ una diversita’ di imprese manifatturiere maggiore di quelle di Boston e Filadelfia, e presto anche maggiore dal punto di vista dei volumi.

Nuove citta’ come Cincinnati, Pittsburgh e Chicago si andarono formando ed anch’esse entrarono nella rete del commercio e della volatilita’. Quando la scoperta dell’oro in California risulto’ nella formazione di San Fracisco nel 1849, essa si comporto’ come le citta’ d’Europa e degli Stati Uniti del Nord. San Francisco fu la Venezia del Far West, cosi’ come Boston e Filadelfia erano state la Venezia dell’Est.

Le citta’ del Sud si comportarono in maniera diversa. Charleston, Savannah, Richmond, St. Augustine e Williamsburg, invece di concentrarsi con il commercio le une con le altre, ci abbandonarono esclusivamente al comercio bilaterale dapprima con le citta’ Europee e poi con le piu’ avanzate citta’ del Nord degli Stati Uniti. Esse esportavano essenzialmente beni agricoli in cambio di beni prodotti nelle citta’ e non usavano questo commercio come molla per iniziare un commercio fra citta’ del Sud. Di conseguenza, non sviluparono le proprie economie. Quanto Atlanta crebbe come citta’ deposito per il cotone raccolto nella zona circostante, non c’era una rete di scambi commerciali fra le citta’ nella sua zona geografica. Questa era l’Atlanta di Henry Grady, attraverso cui le importazioni del Nord per il funerale della contea di Pickens erano incanalate ma che non produceva alcuno dei suoi beni da se’.

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Tokyo Meiji come Venezia

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

Quando il Giappone inizio’ a sviluppare la sua moderna economia nel 1870 le citta’ Giapponesi si comportarono come le citta’ Europee nell’Alto Medio Evo o come le citta’ degli Stati Uniti Settentrionali nel XVIII secolo. Esse usarono il commercio della seta come molla per intensificare e ramificare i loro scambi commerciali.

Tokyo rivesti’ il ruolo di Venezia. Invece di rimanere soddisfatta del suo ruolo di esportatrice di seta e di usare i proventi dell’esportazione di seta per comprare beni da fuori, Tokyo copio’ i beni che importava e li esporto’ in altre citta’ Giapponesi, che a loro volta non rimanevano soddisfatte del ruolo di semplici citta’ consumatrici, ma che si misero a rimpiazzare molti dei nuovi beni importati da Tokyo. Poiche’ le citta’ Giapponesi rimpiazzarono le importazioni le une delle altre -cio’ che una citta’ arretrata puo’ produrre puo’ essere facilmente prodotto da un’altra citta’ arretrata – esse continuarono a fungere da mercati per nuovi prodotti e continuarono ad esportare le une alle altre ed in questo modo si svilupparono le une sulle spalle delle altre.

Sin dall’inizio dello sviluppo del moderno Giappone, il commercio fra citta’ Giapponesi e’ stato molto piu’ fiorente che il commercio con le citta’ estere. Questo vale anche ai nostri giorni. Oggi il Giapone e’ il Paese con il maggior rapporto importazioni/esportazioni ad eccezione degli Stati Uniti; un traguardo davvero notevole se si considera che gli Stati Uniti producono beni primari e materie prime mentre il Giappone importa tutte le sue materie prime dall’estero. Questo significa che i beni e sevizi vengono prima prodotti per i produttori e consumatori delle medesime citta’ e delle loro aree metropolitane, poi vengono prodotti per i produttori ed i consumatori di altre citta’ Giapponesi ed infine per le esportazioni fuori dal Giappone. Questa caratteristica dello sviluppo Giapponese e’ continuata dai tempi delle prime imitazioni di prodotti Occidentali ai tempi della rivoluzione Meiji. Oggi allo stesso modo il nuovo Giappone altamente sviluppato e tecnologicamente avanzato sviluppa gli stessi processi con i suoi prodotti innovativi inventati sul luogo.

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Hong Kong come Venezia

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

 Hong Kong solo due o tre generazioni addietro era un avamposto coloniale piuttosto arretrato. Sebbene fosse una colonia nel nome, dal punto di vista economico non lo era. Hong Kong gioco’ il ruolo di Venezia nel bacino del Pacifico esportando i propri prodotti e servizi a Singapore, Seoul, Taipei, in cambio comprando beni prodotti con manodopera a bassi costi per incorporare i propri proodotti ed esportare i propci contratti, Ma le citta’ del Bacino Pdell’Oceano Pacifico, come le citta’ Europee, non si limitarono al semplice commercio bilaterale, sia che esso fosse con Hong Kong o con altre citta’ piu’ avanzate, ma al contrario crearono una rete di scambi fra citta’ Asiatiche. Ad esempiuo Taipei commerciava molto con Kaoshiung, che a sua volta andava a rimpiazzare le importazioni da Taipei mentre allo steso tempo essa diventava un cliente di Taipei per nuovi e piu’ avanzati prodotti.

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Venezia embrionale

Posted by janejacobs su agosto 1, 2008

Perche’ nuove citta’ nascano e fioriscano devono eserci mercati di sbocco per il loro lavoro iniziale in citta’ gia’ esistenti. E’ importante che citta’ arretrate confinino con altre citta’ arretrate perche’ tale commercio faccia da “molla” per un positivo tipo di commercio tra di esse. Le citta’ arretrate devono commerciare essenzialmente con altre citta’ arretrate, altrimenti, il divario fra cio’ che importano e cio’ che possono rimpiazzare con le importazioni attraverso la propria produzione e’ troppo grande e non puo’ essere superato. In effetti, questo e’ cio’ che l’amareggiato maestro di Isfahan pensava, ed aveva ragione.

Nell’Europa tale processo di sviluppo e’ stato inizato dalla citta’ di Venezia, che usava il proprio commercio con Costantinopoli, allora piu’ avanzata di lei, per iniziare nuove imprese. Si crede che i fondatori di Venezia, i Veneti, abbiano costruito palafitte sulla laguna per rifugiarsi dalle invasioni e dalle scorrerie di popoli invasori; ad ogni modo, nel sesto secolo, Venezia esisteva almeno in forma embrionale ed i suoi abitanti usavano la laguna per produrre il sale attraverso il processo di evaporazione nelle secche della laguna. All’inizio probabilmente producevano il sale solo per se stessi, ma il sale era un bene prezioso a quel tempo e a Costantinopoli c’era un ampio mercato di sbocco in quanto Costantinopoli a quel tempo non era solo il centro amministrativo dell’impero romano, ma era un grande centro commerciale ed un grande produttore e distributore di beni prodotti per le esigenze ed i lussi di quel tempo. Cio’ che i Veneti ottenevano in cambio del sale non e’ risaputo; forse tappeti, forse articoli di vetro, forse abiti lussuoisi, gioielli. Quasi certamente compravano arnesi per tagliare il legno, visto che essi erano necessari per costruire navi e per sviluppare un altro elemento di esportazione che Venezia inizio’ ad esportare a Costantinopoli: il legno.

La Venezia embrionale aveva questi beni primari con cui iniziare: aveva risorse naturali da vendere , un mercato cittadino lontano che li comprava e quindi aveva un modo per guadagnarsi le importazioni da un’economia piu’ avanzata. Insomma, aveva esattamente cio’ che ogni regione fornitrice di beni primari ha ora.

Supponiamo che Venezia avesse continuato a concentrarsi su questo semplice commercio con la piu’ avanzata Costantinopoli. In quel caso Venezia non avrebbe svilupato la propria economia. Ogni bene che Venezia avesse prodotto – probabilmente un’imitazione di minore qualita’ dei beni che importava da Costantinopoli – non avrebbe avuto molto interesse per Costantinopoli. Ne’ la Venezia embrionale in queste circostanze, avrebbe rimpiazzato le molte importazioni che importava da Costantinopoli con i suoi prodotti. Il divario fra cio’ che poteva comprare e cio’ che produrre era troppo grande per essere colmato. Cio’ di cui Venezia aveva bisogno era un mercato per i beni prodotti in citta’ che potesse produrre lei stessa. Solo allora avrebbe potuto iniziare a svilupparsi.

Venezia fini’ per svilupparsi: agendo come Costantinopoli senza l’economia di Costantinopoli. Questo puo’ sembrare ridicolo, che un insediamento primitivi di pescatori e produttori di sale e di tagliatori di legna potessero iniziare a comportarsi come i ricchi abitanti di Costantinopoli, la citta’ piu’ grande e piu’ ricca dell’Impero Romano, la sua capitale. Il modo con cui Venezia riusci’ a fare questo fu quello di lanciarsi nel commercio con altre regioni arretrate come lei che avevano bisogno di prodotti a basso costo imitazioni di quelli prodotti a Costantinopoli e che Venezia riusci’ a copiare e a rimpiazzare. Per quegli insediamenti, Venezia rappresentava un mercato di sbocco per i loro beni primari e le loro materie prime proprio come Costantinopoli lo era per Venezia.

Venezia oltre a vendere semplici beni artigianali (o almeno cio’ che oggi consideriamo semplici ma che allora non lo erano affatto), poteva esportare anche alcuni articoli di lusso che comprava da Costantinopoli. I suoi clienti eranoi grandi feudatari arroccati nei castelli e nei manieri di mezza Europa. In cambio di questi beni e prodotti – propri e queli di Costantinopoli- Venezia otteneva prodotti primari come il cuoio, la lana, la latta, il rame, l’ambra e il ferro, cioe’ materiali che poteva incorporare nella propria collezione sempre piu’ diversificata e ramificata di manifatturieri e di imprese produttive.

Tutto andava piuttosto lentamente. Le economie arretrate con cui Venezia faceva affari stavano iniziando praticamente da zero perche’ sopravvivevano in una difficile vita di sussistenza periodicamente spazzata via da carestie; un’economia senza aratri di ferro, al punto che quando un aratro di ferro potesse essere torvato in qualche mercato, era considerato un tesoro degno di un re. Cio’ nondimeno, grazie al commercio con questi centri abitati molto arretrati dell’Europa Occidentale, Venezia riusci’ entro il decimo secolo ad espandere un’economia cittadina che gradualmente divenne in grado di produrre arnesi e prodotti sofisticati da se’ ed era diventata il piu’ grande mercato dell’Europa Occidentale per le materie prime. Venezia, in qualita’ di mercato cittadino di sbocco principale dell’Europa Occidentale aveva cosi’ traasformato anche alcune parti dell’Europa stagnante in economie di sussistenza in regioni fornitirci di materie prime , proprio come Costantinopoli prima aveva prima trasformato la sussistenza dei Veneti in un’economia in grado di fornire materie prime, una specie di avamposto.

Se gli altri avamposti in Europa con cui Venezia commerciava si fossero accontentati con un semplice commercio bilaterale con Venezia, avrebbero solo avuto economie in grado di fornire materie prime a vicolo chiuso. Ma invece iniziarono a comportarsi come Venezia. Cioe’, usando il loro commercio con Venezia come molla iniziarono a commerciare le une con le altre.

I mercanti di Anversa, oltre a comperare lana e ad incanalarla a Venezia, iniziarono a produrre panni da esportare nelle citta’ arretrate di Londra e Parigi. Londra non aveva molto da offrire a Venezia perche’ il primo bene che Londra aveva da esportare era il pesce essicato con il sale. Ma c’erano altre citta’ all’interno del continente in grado di fornire al pesce salato di Londra mercati liquidi. In seguito Londra sviluppo’ la produzione della lana destinata ai telai delle fiandre. Londra inizio’ a copiare, cioe’ a rimpiazzare alcune delle importazioni; ad esempio, comprando prodotti di cuoio da Cordova, come ad esempio faceva Venezia,  e poi in seguito produceva lei stessa prodotti di cui dapprima con il cuoio proveniente da Cordova, in seguito dal cuoio piu’ rozzo proveniente dall’Inghilterra. Anche se questi beni non erano probabilmente molto interessanti per Venezia, erano considerati di valore a Londra e negli insediamenti allora simili a Londra per livello di sviluppo.

Se queste piccole e fragili citta’ avevano semplicemente prodotto beni da esportare le une per le altre, avrebbero creato sviluppo e avrebbero aumentato la dimensione delle loro economie di molto poco. La chiave per il rafforzamento delle economie di queste citta’, la diversificazione e ramificazione di esse stesse e di altre citta’. Le citta’ potevano operare questo processo perche’ la differenza fra quello che importavano dalle citta’ vicine e quello che potevano produrre da se’ non era insormontabile. Cio’ che una citta’ arretrata puo’ produrre, puo’ essere replicato con relativa facilita’ anche da un’altra citta’ arretrata.

Il mutuo processo di rimpiazzo delle importazioni stimolava anche mercati per le inovazioni cittadine. Quando le citta’ rimpiazzano un ampio spettro delle importazioni con la loro produzione locale non importano meno di quanto potrebbero o vorrebbero; piuttosto spostano la loro importazione invece di produrli localmente.

Inoltre e’ ancora piu’ importante, per quanto riguarda la vita economica, il fatto che le citta’ rimpiazzano e quindi spostino le importazioni per nuovi tipi di beni prodotti in altre citta’. Diventano mercati incredibilmente adatti alle innovazioni perche’ se le possono permettere. In questo modo, le citta’ che rimpiazzano le importazioni possono stimolare le vendite di nuoci tipi di esportazioni piu’ avanzate provenienti da altre citta’. Questo meccanismo e’ il mezzo con cui fiumi di innovazioni vengono introdotte quotidianamente nalla vita economica. Poi a loro volta vengono rimpiazzati con produzioni locali aprendo nuovi mercati cittadini per altre nuove importazioni.

Il commercio fra citta’ con un vigoroso sviluppo economico e’ volatile, cambia continuamente perche’ le citta’ creano nuovi tipi di esportazioni per se’ e per altre citta’ e poi si mettono a rimpiazzare velocemente i beni prodotti dalle altre citta’.

Questo e’ avvenuto per le citta’ arretrate d’Europa nei secoli successivi alla caduta dell’impero Romano d’Occidente. Essi producevano sempre nuove esportazioni: campane, tessuti, lacci, articoli per la tessitura, seghe, medicinali, aratri, forche e articoli per la coltivazione rimpiazzandoli poi con la produzione locale e diventando clienti per altre nuove innovazioni. Si stavano sviluppando gli uni sulle spalle degli altri.

Questo e’ il processo che ha sviluppato le citta’ Europee fino ai tempi in cui Pietro il Grande, e questo processo e’ continuato anche dopo Pietro il Grande anche se Pietro il Grande non capi’ mai che questo processo non si poteva comprare. Fino ad oggi la Russia fa parte di questo processo solo in maniera marginale. Le citta’ Sovietiche hanno prodotto esportazioni le une per le altre, ma non hanno rimpiazzato molti prodotti. Per i governanti che vogliono conoscere nel dettaglio cio’ che sara’ prodotto da qui a cinque anni e dove e come tali beni e servizi saranno prodotti, la volatilita’ dei mercati cittadini rappresenta un caos intollerabile. Naturalmente questo non e’ un caos. E’ una forma complessa di ordine simile alle forme organiche di ordine tipiche di tutte le cose viventi in cui si  generano instabilita’ (in questo caso , fondi di importazioni potenzialmente rimpiazzabili) seguite da correzioni. Tali instabilita’ e correzioni sono una parte essenziale dei processi di vita stessi.

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Lo sviluppo economico e’ un processo “fai da te”

Posted by janejacobs su luglio 26, 2008

Lo sviluppo’ e’ un processo “fai date”; un’economia o si sviluppa da se’ o non si sviluppa. Tutte le economie sviluppate del nostro tempo  sono state arretrate in qualche tempo del passato, ma hanno trovato una via per superare la loro arretratezza e hanno trovato ciascuna una via originale allo sviluppo. Tali economie hanno accumulato esperienze e hanno saputo dimostrare come ci si possa sviluppare.

Storicamente, troviamo due caratteristiche principali: la dipendenza delle citta’ arretrate le une dalle altre, e l’improvvisazione economica.

Lo Scia’ di Persia e Pietro il Grande (vedi allo Scia’: qui) e i loro consiglieri erano ben lontani dal sentiero della costruzione di uno sviluppo economico in quanto provavano a forzare lo sviluppo in maniera semplicistica, come se lo sviluppo fosse una semplice transazione commerciale con le economie piu’ avanzate, come se lo sviluppo si potesse comprare.

Lo Scia’ di Persia e Pietro il Grande (link a Pietro il Grande: qui)facevano affidamento su questo principio e hanno distrutto le loro economie locali, le loro piccole imprese che erano ad uno stato piu’ arretrato ma piu’ armonioso. Hanno distrutto il processo di sperimentazione dei loro piccoli imprenditori locali sperimentavano, rischiando il proprio lavoro ed il proprio capitale, cosa fosse utile e profittevole in quelle regioni.

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Pietro il Grande

Posted by janejacobs su luglio 23, 2008

 

Lo Scia’ di Persia (link) non era il primo sovrano assoluto a pensare che si poteva acquistare lo sviluppo economico. Nella prima parte del diciotteesimo secolo, Pietro il Grande cerco’ di acquistare  un’economia sviluppata per la Russia attraverso l’acquisto di beni produzione provenienti dall’Olanda e da altre economia sviluppate dell’epoca. Assistito e consigliato da esperti dell’Europa Occidentale, i masachuseti della sua epoca, Pietro compro’ centinaia di fabbriche provenienti dall’Europa Occidentale, dalle fonderie alle chiuse dei canali, dalle fabbriche tessili e le importo’ tutte nella sua nuova citta’ modello a cui San Pietroburgo aspirava. Pietro era molto ammirato nei circoli intellettuali illuministi dell’Europa Occidentale per aver iniziato la modernizzazione della Russia, proprio come lo Scia’ era ammirato dagli Occidentali per aver iniziato la moderizzazione dell’Iran. Nel caso di Pietro, i soldi provenivano dalle tasse pagate dai suoi sudditi, in particolare dai contadini delle campagne, visto che la maggior parte della ricchezza delle Russia proveniva dall’agricolutra. Nonostante tutti soldi spesi per comprare queste fabbriche e trasportarle a San Pietroburgo, l’economia Russa non procedette nel modo in cui Pietro il Grande aveva previsto, cioe’ come le avanzate economie dell’Olanda e dell’Inghilterra di allora. Come lo Scia’, Pietro il Grande penso’ allo sviluppo come ad una collezione di mezzi di produzione, non come ad un processo di cambiamento. Il processo in se’ era qualcosa che Pietro non poteva comprare e che l’Europa Occidentale non poteva vendere. L’Europa Occidentale era coinvolta nei processi che continuavano a svilupparsi in molti e variegati modi, mentre la Russia, non avendo un’economia complessa, aveva una economie arretrata e poco efficace a creare ricchezza. Per cui, negli anni seguenti ai costosi acquisti di Pietro, il divario fra le economie dell’Europa Occidentale e della Russia anziche’ ridursi, si amplio’.

 Continua…

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Il maestro di Isfahan

Posted by janejacobs su luglio 21, 2008

 

Un giornalista della rivista americana New Yorker, nel periodo della rivoluazione in Iran (1979) intervisto’ un maestro di scuola elementare, un devoto mussulmano, che era stato uno dei capi della rivolta contro lo Scia’ a Isfahan. Il giornalista, dopo aver prima ascoltato la descrizione della repressione politica e la crescente disorganizzazione sociale, introdusse alcune domande sull’economia. Il giornalista chiese al maestro, che si era laureato all’Universita’ di Teheran quindici anni prima, se era vero che l’Iran, nei quindici anni precedenti, avesse davvero intrapreso un cammino verso lo svilupo economico.

No, disse il maestro. “Devo dire con grande rammarico che la nostra crescita economica e’ basata sui soldi provenienti dal petrolio. Se consideriamo dove siamo arrivati e dove sono arrivati stati avanzati come il Giappone, capiamo benissimo quello che non abbiamo realizzato. E quando penso all’economia del Giappone e all’economia dell’Iran mi viene in mente un verso:

“Io e Leila eravamo compagni di viaggio nella strada della vita; ella raggiunse la sua casa, e io sono ancora un vagabondo.”

Ma il giornalista incalzo’ il maestro e sottolineo’ che anche se altri paesi avessero saputo progredire economicamente piu’ dell’Iran, tuttavia il suo paese aveva raggiunto buoni risultati.

“Cio’ che vediamo qui e’ l’inflazione” rispose il maestro. “I prezzi del cibo sono aumentati. Cio’ che vediamo qui e’ la svendita delle nostre riserve di petrolio… Cio’ che vediamo qui e’ un sistema agricolo che non vale nulla… La nostra industria e’ solo una catena di montaggio per prodotti che vengono realizzati in altri paesi…” A questo punto uno degli ascoltatori di quell’intervista offri’ al giornalista una mela. “Egli inizio’ a pelarla per me” scrisse il giornalista, “ma al primo contatto del coltello con la mela, la lama del coltello si separo’ dal manico. E il maestro disse disgustato: “Il governo Iraniano possiede circa un quarto della Krupp in Germania, ma in Iran non possiamo nemmeno produrre un coltello in grado di tagliare una mela.”
La scelta del coltello per offrire una caricatura della differenzafra i produttori di beni in Iran  che l’Iran intendeva comprare e quelli che era in grado di podurre era ben spiegata. Per essere in grado di creare sviluppo, una buona industria manifatturiera e’ vitale, e produrre buoni coltelli e lame e’ un elemento fondamentale per produrre beni industriali oltre che di consumo.

Un’economia che non sa produrre per se stessa un ampio e vario insieme di prodotti per il suo uso interno non e’ in grado di fare passi avanti in direzione dello sviluppo, indipendentemente da quello che compra da fuori. Sarebbe come pensare che un petroliere miliardario che comprasse splendide sculture e splendidi dipinti, diventasse automaticamente un artista.

 Lo Scia’ di Persia stava essatamente facendo questo, comprando sviluppo da posti al di fuori dell’Iran. Anche se le fabiche dello Scia’ inizialmente erano state guadagnate dall’Iran, diversamente dalle fabbriche finanziate da sussidi e prestiti come quelle della TVA , non erano state guadagnate da lavoro cittadino, e tali guadagni non avevano fatto nulla per consentire all’Iran di costruire un’economia versatile e produttiva in grado di generare aree metropolitane. Pertanto, tali acquisti avevano semplicemente rinforzato l’economia grottesca e sbilanciata dell’Iran. Un’economia basata sulla produzione di materie prime, un’economia basata sul petrolio.

(Segue un breve filmato sulla deposizione dello Scia’ di Persia)

 

 

Continua…

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Gli Scia’ di Persia

Posted by janejacobs su luglio 21, 2008

Lo Scia’ di Persia voleva un’economia come quella dell’America, del Giappone e del Nord Europa. E per realizzare il suo sogno pensava che  fosse sufficiente dotarsi dei loro stessi macchinari e della loro stessa tecnologia. E cosi’ si mise ad acquistarla, consigliato da un gruppo definito masachuseti  dai sociologi Iraniani, che significa tecnocrati che hanno competenze ed educazione associate al Massachusetts Institute of Technology, dove la maggior parte dei consiglieri dello Scia’ erano stati educati.

Lo Scia’ si mise ad ordinare una fabbrica di elicotteri nel 1975 per la venerabile citta’ di Isfahan, un sistema da lui riteneva opportuno per “comprare” sviluppo economico. I masachuseti negoziarono con una societa’ americana, la Textron, un contratto per disegnare un nuovo elicottero a diciannove posti e per  costruire una nuova fabbrica. Un secondo contratto prevedeva un pagamento alla Textron per addestrare i meccanici Iraniani che avrebbero costruito e fatto la manutenzione agli elicotteri e per addestrare i piloti che li avrebbero fatti volare.

Contratti come questo erano tipici ai tempi dello Scia’ di Persia. La Persia ne aveva stipulati di simili anche con societa’ Giapponesi e Europee per la creazione di fabbriche di fertilizzanti, di cemento, siderurgiche, di elettricita’, per la costruzione di ospedali, impianti automobilistici ed anche per la costruzione di villaggi agricoli. Alcuni impianti erano stati pensati per produrre per il mercato iraniano. Altri, come la fabbrica di elicotteri, erano pensati per esportare anche all’estero. L’Iran pagava per queste fabbriche e macchinari con il petrolio, con l’idea che quando il petrolio fosse finito, l’Iran non avrebbe piu’ avuto bisogno di importare sofisticati beni manufatturieri, avrebbe prodotto il proprio cibo da se’, e avrebbe esportato prodotti finiti anziche’ la materia prima del petrolio – in breve, lo Scia’ voleva creare una economia armoniosa e diversificata in grado di produrre beni abbondanti e diversi per se’ e per altri. Questa era la sua teoria.

La Textron, come suggerisce il nome, inizio’ la sua esistenza come fabbrica tessile ma era diventata un conglomerato diversificato che cresciuto attraverso acquisizioni. Fra queste acquisizioni vi era una fabbirca di elicotteri, la Bell Helicopter di Buffalo, New York, che era stata trapiantata a Fort Worth, Texas. Bell aveva esperienza nel gestire professionalmente progetti complessi: lo Scia’ ed i suoi masachuseti  non volevano che il progetto scivolasse nella confusione, nello spreco e nell’inettitudine che era avvenuta quando l’Uruguay  aveva sperimentato l’impianto di un’intera economia maniufatturiera. La Textron pertanto creo’ una filiale, Bell Operations, ad Eules, Texas, non lontano dalla casa-madre Bell, per dedicarsi esclusivamente a questo progetto. Mentre gli ingegneri di Eules lavoravano sul progetto del nuovo elicottero ed iniziavano a progettare anche la fabbrica, altri ingegneri e direttori della Bell aprivano una filiale ad Isfahan per preparare la progettazione e la produzione. La fabbrica sarebbe stata molto grande, in tutto avrebbe avuto 50 edifici.

Qualche tempo dopo, la Bell Operations fece costruire la fabbrica alla Jones Construction Company di Charlotte, nel Nord Carolina, un’altra impresa competente e con esperienza in materia. La Jones Construction subappalto’ alcuni lavori. Ad esempio, la Howard P. Foley di Washington D.C. era responsabile per la progettazione, la supervisione e l’acquisto di apparecchiature elettroniche. Gli ordini di acquisto inviati da una filiale della Foley di Dallas in Texas, arrivavano a sei grossisti di impianti elettronici fra cui la Graybar Electric Company di New York, che attraverso il suo ufficio di Dallas, ordinava macchinari, componenti e materiali da una variegata gamma di fornitori grandi e piccoli: ad esempio, le micro-stazioni elettriche venivano ordinate alla Dis-Trans Products in Luisiana e gli interruttori elettrici venivano ordinati alla General Electric, che li prouceva in quattordici diverse fabbriche dislocate in parti diverse degli Stati Uniti. Dis-Trans e General Electric erano solo due dei novanta fornitori da cui Graybar comprava la sua quota del lavoro all’impianto di Isfahan. Tutti questi novanta fornitori avevano a loro volta catene di subfornitori per i componenti ed i semilavorati che occorrevano per la produzione dei loro strumenti. E questa catena si ripeteva allo stesso modo per le altre imprese che come la Greybar avevano vinto in subappalto la costruzione dell’impianto di Isfahan.

Ad esempio il riscaldamento, l’aria condizionata e le condutture idrauliche vennero subappaltate dalla Jones Construcion alla Sam P. Wallace Company di Dallas. Wallace attinse da 150 fornitori come la Texas Automatic Sprinkler, che progettava sistemi di protezione anti-incendio e che a sua volta ordinava parte dei propri semilavorati e componenti da altri fornitori, cosi’ coime facevano gli altri 149 fornitori della Sam P. Wallace.

Per organizzare il trasporto a Isfahan di tutti questi componenti e di molti altri, la Jones Construction, la Wallace e la Foley assunsero una societa’ di trasporti specializzata, la Daniel F. Young Inc., che apri’ un ufficio apposta a Fort Worth. Young organizzo’ e coordino’ la raccolta dei componenti da spedire in Iran nei porti di Houston, New Orleans, Charleston, Norfolk, Baltimora e New York. Per il trasporto su nave, Young utilizzo’ navi di linea e finalmente a questo punto troviamo un coinvolgimento di soggetti Iraniani. Il principale trasportatore che prendeva i carichi di spedizione da un porto americano all’altro ogni due settimane, mese dopo mese, era Iran Express: il 49% di questa societa’ era posseduto dalla Ulterwyk Corporation di Tampa, Florida ed il 51% era posseduto dal Governo Iraniano. L’Iran aveva anche la maggioranza di altre due linee cargo.

Anche se centinaia di simili contratti che totalizzavano decine di miliardi di dollari furono portati a compimento, i contratti della Textron non furono portati a termine. Nell’Agosto del 1978, quando la fabbrica di elicotteri di Isfahan era quasi finita, violente proteste contro lo Scia’ esplosero nella citta’ di Isfahan. Un’autobomba fece esplodere un pullman che trasportava impiegati della Bell, ma le autorita’ imposero la legge marziale e la costruzione continuo’. Tuttavia, in quello nello stesso periodo, il governo si rendeva conto di aver ipotecato le rendite provenienti dalla produzione di petrolio, che erano l’unico modo con cui l’Iran poteva permettersi di comprare beni dall’estero. Per avere piu’ valuta estera, il governo prese in prestito a garanzia delle rendite provenienti dal petrolio, e per coprire le sempre piu’ elevate spese, si era messo a stampare moneta ad un tasso cosi’ elevato che i prezzi lievitarono alle stelle distruggendo il commercio locale.

Nell’Ottobre del 1978 l’Iran non onoro’ un pagamento alla Textron. Non appena tale pagamento non venne pagato, la Textron termino’ il lavoro. Tutta la catena dei lavoratori dalle sale di progettazione della Textron a Eules, fino a quelli dei sub sub sub sub appaltatori di Chicago, Brooklyn e Filadelfia persero il lavoro, mentre i direttori vendite cercavano di riciclare la merce in surplus ed i semilavorati destinati ad Isfahan ad altri clienti. La Bell cerco’ provvisoriamente di riconsiderare i piani di produzione degli elicotteri e si adopero’ a cercare un altro partner straniero. Due mesi dopo che i pagamenti alla Textron si erano fermati e poco dopo che lo Scia’ era statao deposto, il governo Iraniano cancello’ ufficialmente i contratti alla Textron.

Continua…

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