Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

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Dal Piano Marshall al Fondo Monetario Internazionale

Pubblicato da janejacobs su marzo 9, 2008

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la scienza economica, per quanto imprecisa, sembrava finalmente avere dato i suoi frutti. Gli economisti ci consegnavano istruzioni per generare e mantenere la ricchezza. Gli economisti ed i governanti dei paesi che usavano le loro consulenze, avevano creato varie teorie per inserire i semi del disastro nell’economia delle nazioni. Le idee economiche di meta’ novecento sembravano razionali ed i governi mettevano in pratica provvedimenti ispirati a queste idee economiche.
In preda a questa illusione, Mao Tse Tung dichiaro’ che l’economia Cinese avrebbe intrapreso il Grande Balzo in Avanti. Khrushchev si mise a picchiare la sua scarpa sul tavolo delle Nazioni Unite e previde che l’economia dell’Unione Sovietica avrebbe superato l’economia americana entro il 1975 e di li’ avrebbe “seppellito” l’Occidente.

Guerra Fredda

Negli Stati Uniti, i presidenti Kennedy e Johnson e i loro consiglieri non solo pensavano -come gran parte degli Americani- che la produttività e la preminenza economica degli USA sarebbero state indiscusse nei secoli a venire, ma addirittura pensavano che le misure fiscali da loro intraprese avrebbero eliminato depressioni e recessioni.

La Comunità’ Economica Europea prendeva a modello gli USA per per modellare le sue nuove istituzioni economiche.

Sempre in quegli anni sei o sette Paesi dell’America Meridionale stavano facendo i primi passi per integrarsi prendendo a esempio la Comunità’ Economica Europea.

I Paesi poveri ai margini dell’Europa (Grecia, Portogallo, Spagna) speravano di raggiungere la prosperità’ dei Paesi CEE una volta uniti, grazie all’ingresso nel mercato unico Europeo.
Gli accordi di Bretton Woods del 1944 che ancorarono il valore delle valute Europee a quello del dollaro vollero dimostrare che la flessibilità dei cambi tra partner commerciali – cosi’ dolorosi per le nazioni debitrici e cosi’ spiacevoli per i calcoli delle multinazionali – erano tracce di un passato grezzo.

I popoli e i governanti delle nazioni arretrate, inclusi quelli che avevano appena vinto l’indipendenza dal governo coloniale si aspettavano piani economici per generare prosperità’ e sviluppo. Tali piani di sviluppo assunsero presto la forma di prestiti. La sola parola “Nazioni arretrate” e “Nazioni Povere” scomparve dal dizionario degli economisti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Tale espressione fu sostituita con “Nazioni in via di sviluppo”.

Le ricette per raggiungere lo sviluppo, cioe’ per creare prosperità’ dove non non esisteva e mantenerla dove esisteva, differiva solo nelle etichette ideologiche, capitalista da una parte e comunista dall’altra, ma in pratica erano molto più’ simili di quanto i governanti volessero far credere.

Quando i governi Americano e Sovietico gareggiavano per ottenere influenza su una nazione povera offrendo aiuti economici, la competizione non prendeva la forma di differenti filosofie economico-politiche. Al contrario, le due potenze competevano per fornire ai paesi poveri le stesse dighe, le stesse strade, gli stessi impianti di fertilizzanti e gli stessi sistemi di irrigazione.

Il programma economico adottato dalla Polonia comunista era largamente finanziato da banchieri della Germania Occidentale e degli Stati Uniti. I banchieri, e probabilmente anche molti Polacchi, disapprovavano la proprietà’ statale comunista; pero’, i concetti di come un’economia si dovesse espandere, di cosa avesse bisogno per espandersi e di come dovesse ripagare i prestiti per finanziare lo sviluppo erano un concetto perfettamente familiare anche ai comunisti polacchi; erano concetti convenzionali, logici. In teoria ogni cosa era logica. In pratica, pero’ questa logica non ha funzionato.

Gli schemi proposti per lo sviluppo economico fallirono. I risultati andarono dai disastri in Polonia, Iran, Uruguay, Argentina, Brasile, Messico, Turchia e la maggior parte dell’Africa, fino alle delusioni dell’Irlanda, del Canada, del Mezzogiorno Italiano, della Iugoslavia, di Cuba, dell’India.

La Cina, dopo il catastrofico fallimento del Grande Balzo in Avanti, ha reinventato nuovi sistemi e strategie per rinnegare il suo passato inventandosi la rivoluzione culturale.

L’Unione Sovietica, lungi dal dimostrare la superiorità economica dei suoi piani quinquennali, fu incapace di produrre abbastanza cibo per nutrire i suoi abitanti ed inizio’ ad assomigliare sempre più’ ad un paese coloniale. L’URSS dipendeva dalle esportazioni di materie prime verso i paesi più’ avanzati, mentre importava sempre più’ beni prodotti all’estero, inclusi i macchinari che servivano per sfruttare le proprie risorse naturali. I politici che concepirono i piani quinquennali tutto avrebbero voluto tranne che trasformarsi in una colonia dell’Occidente, ma di fatto lo diventarono.

Negli anni ’60, l’Inghilterra provo’ senza successo a fermare il suo secolare declino attraverso misure economiche rivolte ad aumentare la domanda dei consumatori. Negli anni ’70 provo’ ad unirsi alla CEE, ma anche qui senza successo. Negli anni ’80 provo’ a metter in pratica misure volte a stimolare l’offerta nell’economia. Per quanto la Gran Bretagna ci provasse, continuava ad essere intrappolata nella morsa di un declino incessante che perdurava dalla fine del diciannovesimo secolo.

Negli Stati Uniti stava avvenendo qualcosa di impensabile. L’economia manifatturiera USA stava lentamente scomparendo e cio’ che ne rimaneva era tecnologicamente arretrato rispetto all’industria Giapponese ed Europea. I tassi americani di produttività scendevano, l’industria militare diventava sempre piu’ necessaria per mantenere impiegato il personale qualificato dell’industrie e per prevenire che intere regioni collassassero economicamente.

Mentre in alcune parti del mondo si generavano questi lenti ma inesorabili disastri economici, in altre parti del mondo, come Giappone, Hong Kong, Singapore, Taiwan e Corea si preparava un boom economico senza precedenti. Ma il successo economico di questi paesi era inspiegabile cosi’ come era inspiegabile la decadenza economica degli altri. Le misure economiche intraprese dalle “Tigri Asiatiche”venivano prese anche da altri paesi, ma talvolta generavano successi, talaltra generavano disastri. Gli economisti, non sapendosi dare una spiegazione, usavano i luoghi comuni del tipo: i Giapponesi sono piu’ intelligenti, lavoravano piu’ duramente e sono in grado di generare una societa’ più’ armoniosa; i Cinesi (fuori dalla Cina) sono commercianti di successo e i membri delle famiglie si aiutano l’uno con l’altro ad accumulare capitale; i Britannici hanno abbandonato l’etica del lavoro; e cosi’ via. Per avere delucidazioni in merito a queste qualità’ non c’e’ bisogno di economisti; turisti con un comune spirito di osservazione sarebbero stati in grado di raggiungere le stesse conclusioni.

La Macroeconomia – l’economia su larga scala- e’ il ramo dell’economia che si occupa delle relazioni economiche a livello nazionale ed internazionale. Questa scienza e’ malata. Troppi le hanno creduto e troppi l’hanno messa in pratica. Ma i costi di dell’applicazione della Macro-economia non sono nulla in confronto alle enormi risorse che le banche, le industrie, i governi e le istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e le Nazioni Unite, hanno speso per dimostrare la bonta’ di queste teorie. Mai una scienza, o una presunta scienza, e’ stata cosi’ ciecamente ascoltata. E mai prima di allora, esperimenti economici hanno lasciato enormi disastri, spiacevoli sorprese, bolle sgonfiate e confusione al punto tale che la quesitone che adesso sorge e’ se il danno sia riparabile; se questa malattia si puo’ curare.
Certamente non si potra’ usare la stessa medicina. I fallimenti possono aiutarci a capire, se capiamo quello che vogliono dirci riguardo alla realta’ che ci circonda. Ma l’osservazione di questa realta’ non scaturisce delle teorie dello sviluppo economico. Facciamo l’esempio del piano Marshall e degli effetti causati dalle aspetitive che gli esperti hanno tratto da esso. Come sappiamo, se un’economia e’ devastata da fame, epidemie, terremoti, alluvioni o incendi, un’economia di pace puo’ aiutare a rimettere in piedi queste economie devastate. Allo stesso modo, il piano di aiuti americani dopo la seconda Guerra mondiale aiuto’ i paesi alleati ed i loro imprenditori a rimettersi in piedi dopo l’orrore e la distruzione della Guerra.
La devastazione della Guerra era stata enorme e la dimensione degli aiuti erano stati egualmente enormi. Il recupero economico avrebbe impiegato tempi molto piu’ lunghi e avrebbe richiesto privazioni molto peggiori senza locomotive, autotrasporti, generatori elettrici, fabbriche di cemento, fertilizzanti, trattori, macchinari, medicine, libri di testo, telefoni, tubi, pompe, cavi e molti altri beni inviati dall’America.
Historical Documents and Speeches - The Marshall Plan (1948). On April 3, 1948, President Harry Truman signed the Economic Recovery Act of 1948. It became known as the Marshall Plan, named for Secretary of State George Marshall, who in 1947 proposed that the United States provide economic assistance to restore the economic infrastructure of postwar Europe.

 Piano Marshall a Berlino 

Il Piano Marshall venne spesso definito come un miracolo, perche’ i macchinari Americani trasportati in Europa, in combinazione con la capacita’ produttive degli Europei, portarono l’Europa fuori dalle ceneri della Guerra piu’ velocemente di quanto ci si aspettasse. Ma ora dobbiamo fare una breve pausa e osservare che gli organismi in fase di guarigione – inclusi gli organismi chiamati economie- non seguono una metamorfosi, non diventano cio’ che non erano prima per diventare qualcosa di diverso.
Questa distinzione e’ generalmente compresa da tutti. Ad esempio, se torniamo al periodo in cui San Francisco si riprese dal devastante terremoto subito del 1906, nessuno fu cosi’ sciocco da spingere la Croce Rossa a fondare imprese di aiuto economico in tutte le nazioni in declino economico solo perche’ la Croce Rossa aveva offerto assistenza dopo il terremoto ad una citta’ momentaneamente in ginocchio, ma che aveva tutte le risorse per riprendersi. Il Piano Marshall non genero’ una splendida metamorfosi nelle economie Europee. Fra le economie che ricevettero aiuti dal piano Marshall, l’Olanda, la Germania Occidentale, parti della Francia e del’Italia, procedettero ad espandersi e a svilupparsi – come si era sviluppata San Francisco dopo il terremoto del 1906. Altre economie non si svilupparono. La Gran Bretagna ricevette un ammontare di aiuti simile alla Germania, ma questi aiuti non trasformarono l’economia Britannica. Allo stesso modo, il Mezzogiorno Italiano ricevette la stessa quantita’ di aiuti dal Piano Marshall che ricevette il Nord Italia, ma i risultati furono enormemente diversi.

Parole sante 

Il Nord Italia, che era gia’ da prima della Guerra la parte piu’ prospera e creativa della penisola, ricomincio’ ad espandersi, a produrre, a rinnovarsi. Il Sud, che era stato anche prima della Guerra piu’ arretrato, povero ed economicamente passivo, non genero’ crescita economica, ma continuo’ ad avere bisogno di aiuti. Gli aiuti del Piano Marshall e gli aiuti molto piu’ ingenti ricevuti dal Nord Italia, quando toccavano il Mezzogiorno Italiano si trasformavano in regalie, non in investimenti perche’ il Sud non si prendeva la responsibilita’ di investire in uno sviluppo autonomo; il popolo del Mezzogiorno continuava ad abbandonare in gran numero la propria terra per cercare lavoro altrove e generare ricchezza nelle regioni del Nord Italia e Oltralpe.
Queste osservazioni sono oggettive, indiscutibili; tuttavia il Piano Marshall fu interpretato come una dimostrazione che l’aiuto economico potesse creare delle metamorfosi, dei miracoli. Gli aiuti economici avrebbero potuto trasformare economie stagnanti in economie floride e ricche. Con la promessa di un miracolo economico, si moltiplicavano agenzie ed enti nazionali e internazionali che descrivendo la loro attivita’ come: “il Piano Marshall per il Terzo Mondo” o “il Piccolo Piano Marshall”. Le conseguenze di queste promesse non mantenute furono orribili: popolazioni di interi paesi, dopo aver ascoltato i proclami delle agenzie di sviluppo si ritrovano in miseria e senza alcuna speranza; cosa ancor peggiore, le popolazioni dei paesi piu’ sviluppati che inviavano aiuti ai paesi poveri diventarono ciniche e disilluse sul fatto che le loro tasse potessero finanziare progetti utili; i debiti dei paesi del terzo mondo si accumularono sotto l’illusione che lo “sviluppo” avrebbe un giorno ripagato questi debiti e sarebbe valso i sacrifici sopportati dalle popolazioni di questi paesi; le spese per gli interessi di questi debiti si mangiavano i miseri guadagni di intere popolazioni, fino al punto che intere popolazioni si sono ritrovate a lavorare per decenni solo per la gloria di essere state chiamate non piu’ “Povere”, ma     ”in via di sviluppo”; e la comunità finanziaria internazionale evitava di volta in volta collassi economici con moratorie sui debiti o prestiti a fondo perduto per pagare l’interesse su prestiti che non erano in grado essere ripagati.

 Continua…

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200 anni di teorie economiche da buttare

Pubblicato da janejacobs su marzo 9, 2008

Adam Smith ed i suoi seguaci hanno sbagliato l’unita’ di misura con cui analizzare l’economia ed i mercati. Ancora oggi i governatori delle economie mondiali ed i banchieri centrali non sono in grado di governare l’economia, perche’ continuano a sbagliare l’unita’ di misura.

L’unita’ di misura dell’economia non sono le nazioni, ma le citta’.

Quando i nostri governantori capiranno questo concetto, potranno ricominciare a pensare a nuovi e piu’ efficienti modi per governare l’economia senza creare disastri. Partendo dalle citta’!

Le citta’ sono la ricchezza delle Nazioni (Cities and the Wealt of Nations, 1984) e’ il piu’ importante trattato economico di Jane Jacobs. Le principali idee di questo trattato sono:

1) Uno dei grandi errori della teoria economica e’ stato ritenere che le nazioni sono le entita’ fondamentali per misurare l’economia. Secondo Jane Jacobs sono le citta’ e non le nazioni a costruire i mattoni su cui si basa l’economia. Per capire le dinamica della crescita economica, bisogna guardare alle economie delle citta’.

2) La teoria che le citta’ sono il fondamento dell’economia ha importanti conseguenze per capire la crescita economica.  Le citta’ sono insediamenti dove nuovi lavori si aggiungono continuamente a vecchi lavori. Questa semplice osservazione  viene spesso sottovalutata. Nelle citta’, nuove attivita’ nascono da attivita’ che gia’ esistevano. Non esiste una generazione spontanea di lavoro proveniente dal nulla. Infatti, “trapiantare” investimenti in zone improduttive, come sostengono i soloni del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e dell’Unione Europea, non porta a nessun risultato. Aggiungere nuovi lavori a lavori esistenti produce invece un circolo virtuoso,perche’ i lavori si moltiplicano e diversificano come i rami di una quercia. Maggiore diversificazione del lavoro porta a maggiore crescita di nuovo lavoro.

3) Il grande motore di crescita delle citta’ e’ il rimpazzo delle importazioni. Tale rimpiazzo delle importazioni non e’ il frutto di politiche protezionistiche. Quello che Jane Jacobs descirive e’ un processo che si evolve naturalmente perche’ frutto di processi economici naturali. Il rimpiazzo delle importazioni e’ semplicemente il processo secondo cui un bene che e’ stato comprato precedentemente al di fuori di una citta’, ora si produce all’interno della citta’.

4) Questo semplice processo ha molti effetti benefici. Allarga l’economia di una citta’ creando nuove divisioni del lavoro che va a produrre beni che prima venivano importati. Il rimpiazzo delle importazioni aumenta la diversita’ delle citta’, crea nuove industrie e nuovi prodotti, libera il capitale che prima era impiegato per le importazioni di beni e rende tale capitale disponibile per la creazione di nuove imprese e posti di lavoro. Naturalmente, una parte residua del capitale viene usata per nuove importazioni; e mentre il mercato esterno di quel bene che e’ stato rimpiazzato decresce, il mercato generale dei beni aumenta.

5) Le importazioni svolgono un ruolo centrale. Sono la causa principale del processo di creazione della ricchezza che avviene nelle citta’. Le importazioni rappresentano nuove fonti di beni e servizi che possono essere rimpiazzate dalle industrie all’interno delle citta’. Quindi sono la forza che genera la crescita. Quanto le citta’ usano i fondi delle esportazioni per importare beni e successivamente li rimpiazzano producendoli al loro interno, allora le citta’ crescono. Se le importazioni non sono rimpiazzate, le citta’ non crescono. Questo e’ il motivo per cui i piani di sviluppo orientati alle esportazioni hanno fallito miserevolmente.

6) Le esportazioni sono anch’esse un processo chiave. Ma non tutte le esportaizoni sono uguali. Cio’ che e’ importante per una citta’ e’ avere un elevato moltiplicatore di esportazioni. Il moltiplicatore di esportazioni descrive il numero di lavori  generati dalle esportazioni e dai consumi esterni di una citta’. Le citta’ inerti hanno un basso moltiplicatore, perche’ buona parte dei guadagni dalle esportazioni, invece di comprare materie prime a costi relativamente bassi (ad esempio l’oro), vanno a comprare prodotti ad alto valore aggiunto (ad esempio una collana d’oro).  

Continua… 

 

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