Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

Un nuovo modo di vedere l’economia

Archive for 25 marzo 2008

Le nazioni non sono l’unita’ di misura dell’economia

Posted by janejacobs su marzo 25, 2008

Quando un edificio sviluppa delle crepe, gli architetti che lo hanno progettato vanno a rivedere il progetto originale e cercano di capire che cosa non abbia funzionato. Allo stesso modo, quando un’economia non cresce come dovrebbe, gli economisti vanno a rivedere le loro teorie e cercano di capire cosa sia andato storto. Gli economisti hanno rivisitato mille e piu’ volte le loro teorie e hanno cercato di modificare le dosi, le combinazioni e le permutazioni dei loro interventi, cercando di sperimentarli con con sempre maggiore acume e sapienza. Tuttavia, davanti agli innumerevoli fallimenti, dobbiamo iniziare a pensare che gli economisti abbiano trascurato un assunto semplice, ma fondamentale.
Secondo la teoria macro-economica le economie nazionali sono entita’ utili e necessarie in se’ stesse per capire il funzionamento della vita economica: le economie nazionali e non altre entita’ sono l’unita’ di base per l’analisi economica. Questo assunto e’ vecchio circa quattro secoli e ci e’ stato trasmesso dagli economisti mercantilisti che servivano le potenze Europee perennemente in guerra fra loro per affermare il loro primato attraverso il commercio e l’accumulazione di oro. In quel periodo i Portoghesi, gli Spagnoli, i Francesi, gli Inglesi e gli Olandesi esploravano e conquistavano il Nuovo Mondo, l’Africa e le Indie in cerca di nuove rotte commerciali e di nuove materie preziose. I mercantilisti credevano che le rivalita’ nazionali erano la chiave per comprendere l’origine, lo sviluppo e la distruzine della ricchezza. Secondo le teorie mercantiliste, la ricchezza consisteva nell’oro e l’oro si accumulava quando una nazione riusciva a vendere piu’ merci di quante ne comprasse (da qui la definizione “mercantilista”). Se questa e’ la definizione di ricchezza, ne consegue che le economie nazionali diventano le unita’ di misura della ricchezza; quest’idea e’ tautologica in quanto ripete un’altra idea, quella di tesoro nazionale.

Miners use sluice boxes to search for gold in California, circa 1850.  Currier and Ives lithograph.
Il pensiero di Cantillon era un tentativo di superare questa tautologia: ricchezza = oro, ma possiamo vedere il nesso al pensiero mercantilista nel passaggio che ho quotato precedentemente: “Se l’aumento di denaro cresce dalle miniere d’oro e d’argento…”
Adam Smith, nella sua opera piu’ importante Inchiesta sula Natura e sulle Cause della Ricchezza delle Nazioni (1776) ridefini’ la ricchezza come produzione (offerta) ai fini di consumo (domanda) e cerco’ le sue fonti non nelle miniere d’oro e d’argento ma nel capitale e nel lavoro, nel commercio domestico e nel commercio internazionale. Smith mise in discussione e scarto’ molte delle idee che allora erano accettate, e analizzava nel dettaglio ogni idea che prendeva in considerazione, sia che la scartasse, sia che la approvasse, sia che la approfondisse.
Ma Smith accetto’ senza commentare la tautologia mercantilista che le nazioni sono le unita’ di misura di base per comprendere la vita economica. Da quanto si desume dai suoi scritti, Smith non mise mai in dubbio il ruolo delle nazioni al punto che da li parti’ nel titolo della sua opera principale.

Nei due secoli successivi alla pubblicazione del suo capolavoro, molto di quello che Smith scrisse venne criticato, messo in discussione, amplificato e modificato. Quasi tutto, tranne un’idea; quell’unica tautologia mercantilista su cui Smith non dubito’, quella tautologia secondo cui le nazioni sono l’unita’ di misura fondamentale dell’economia. Da allora, la stessa nozione mercantilista e’ stata data per scontata. Che strano! di certo nessun altro gruppo di studiosi e scienziati nel mondo moderno e’ rimasto credulone come gli economisti.
A dire il vero, Marx baso’ la sua analisi economica sulle classi sociali anziche’ sulle nazioni. Ma in pratica, l’economia marxista e’ stata assimilata all’assunto prevalente. Nessuno mette piu’ fede nella nazione come entita’ idonea come punto di partenza per l’osservazione dell’economia dei governanti delle nazioni comuniste e marxiste, ne’ maggior fede nello Stato come strumento principale per formare la vita economica. Naturalmente gli anarchici negano la validita’ dello Stato; ma questo non aiuta la nostra analisi, perche’ gli anarchici indicano come la vita economica dovrebbe funzionare e rifiutano il modo in cui l’economia funziona in realta’.
Le nazioni sono entita’ politiche e militari.
Ma da questo non ne segue automaticamente che sono anche la base, l’unita’ di misura fondamentale per capire la vita economica o che sono particolarmente utili per dimostrare i misteri delle strutture economiche e le cause della nascita, crescita e declino della ricchezza. In realta’, il fallimento dei governi nazionali di forzare la vita economica dimostra l’irrilevanza dell’entità -nazione- per spiegare la vita economica. Basta un po’ di buon senso per capire che unita’ variegate come Singapore, gli Stati Uniti, l’Ecuador, l’Unione Sovietica (*), l’Olanda e il Canada non sono minimi denominatori comuni comparabili. La sola cosa che queste entita’ hanno in comune e’ il potere sovrano. Quando alziamo le tapparelle della tautologia mercantilista e proviamo a guardare al vero mondo economico indipendentemente dagli artefati politici, ci troviamo ad osservare che le nazioni sono composte da collezioni di economie molto diverse fra loro fatte di regioni ricche e povere all’interno delle stesse nazioni. Continua…

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L’indice della miseria

Posted by janejacobs su marzo 25, 2008

Disoccupazione + Inflazione = Miseria 

Nessuna delle teorie esposte ha trovato una spiegazione soddisfacente al problema dell’inflazione. Invece di spiegare cosa sia e cosa si possa fare per combatterla, tutte le teorie economiche degli ultimi 200 anni hanno negato che la stagflazione possa esistere! I prezzi crescenti di cui parlava Cantillon nel 1730 erano indissolubilmente legati all’aumento dell’attivita’ (diminuzione della disoccupazione). Se si rompe questo legame, l’intera catena di ragionamenti si disintegra. Lo stesso vale per la teoria dei salari; rompete il legame tra prezzi crescenti e bassi tassi di disoccupazione e non vi rimane nulla. Mill prova a spiegare la stagflazione con la teoria del credito; il credito ai produttori, sia che si espanda o che si contragga, non produce stagflazione perche’ mette in modo l’altalena di cui abbiamo parlato: inflazione su, disoccupazione giu’, inflazione giu’ , disoccupazione su. Se si rompe il meccanismo dell’altalena non rimane nulla. Marx, che ha cosi’ poco in comune con Mill e con i monetaristi aveva una cosa in comune: nemmeno lui riusciva a spiegare la stagflazione. In fondo, la sovra-produzione, implica sia disoccupazione che prezzi decrescenti, una tesi che Marx riprendeva continuamente. Ma se si rimuovono le cause della sovra-produzione, tutta la logica Marxista collassa. Insomma, davanti alla stagflazione tutta la teoria economica degli ultimi 200 anni collassa.

Arthut M. Okun, che era un esperto della curva di Phillips e che aveva lavorato come consigliere del presidente Lyndon Johnson, era stato uno dei primi keynesiani a diventare sospettoso della sua dottrina. Dopo che l’emersione della stagflazione negli anni 60, Okun suggeri’ che disoccupazione e stagflazione fossero congiunte in un’unica curva chiamata “il tasso della miseria“.
Okun fece un’analogia fra il suo tasso della miserie ed il tasso di malessere fisico riportato dagli uffici metereologici nei periodi estivi per misurare il malessere causato da elevate temperature ed elevata umidita’. Secondo Okun se l’inflazione era al 10% e la disoccupazione era al 6%, non si guadagnava molto aumentando l’inflazione all’11% e facendo scendere il tasso di disoccupazione al 5%; le due quantita’, sommate nel suo tasso della miseria erano comunque al 16%.

 

Gli economisti non presero sul serio il tasso di malessere di Okun, anche se lo trovarono interessante. Per gli economisti, il tasso della miseria di Okun era come mischiare le mele con le pere, poteva servire a spiegare un malessere politico, ma non serviva a risalire alle radici del problema.Supponiamo tuttavia di portare avanti l’analogia di Okun. Il motivo per cui l’Ufficio Metereologico americano produceva il tasso di malessere (calore + umitida’) serviva a spiegare una condizione.
Allo stesso modo Okun poteva spiegare una condizione in cui si trovava l’economia in quegli anni: prezzi alti + poco lavoro.

Se ci pensiamo un attimo, possiamo concludere che questa condizione non e’ ne’ cosi’ strana, ne’ cosi’ nuova. Al contrario, la miseria e’ la condizione normale in cui si trovano le economie povere e arretrate in tutto il mondo. La condizione sembra strana se si manifesta improvvisamente nelle economie sviluppate.
Spesso non ci rendiamo conto di quanto alti siano i prezzi nei paesi poveri perche’ a noi sembrano prezzi molto bassi. Quando visitai il Portogallo nel 1974, i prezzi al mercato del pesce di Lisbona, del biglietto dell’autobus, di un pranzo al ristorante (non un ristorante per turisti, si intende) mi sembravano prezzi stracciati. Gli oggetti e gli elettrodomestici che una qualsiasi famiglia negli Stati Uniti poteva tranquillamente permettersi ed erano considerati normali, in Portogallo erano appannaggio solo delle classi privilegiate. Qualsiasi lavoro, e non solo lavori ben remunerati, era difficile da trovare per gran parte della popolazione Portoghese e questa situazione non era strana o ciclica. Era la condizione normale per il Portogallo. Questo e’ il motivo per cui molti lavoratori portoghesi sono emigrati per decenni e per generazioni. Insomma, una condizione di prezzi elevati e disoccupazione elevata era normale in Portogallo. Tuttavia, un Portoghese medio che negli anni 70 avesse visitato Madras, avrebbe trovato estremamente convenienti i prezzi di Madras; ma quei prezzi non erano poi cosi’ convenienti per gli Indiani. La condizione di prezzi elevati e alta disoccupazione e’ una condizione ancora piu’ estrema in India che in Portogallo, ma in India non viene considerata strana. Quando Adam Smith osservava alta disoccupazione e prezzi alti in Scozia, Smith si trovava davanti alla stagflazione, una condizione che nella Scozia arretrata e povera di allora era normale. In realta’, la stagflazione non e’ una cosa anormale ne’ senza precedenti in molte parti degli Stati Uniti. Basta brevemente documentarsi sulla vita delle zone dei Monti Appalachi, o del Sud, per realizzare che prezzi alti e scarso lavoro sono stati a lungo una condizione normale in quelle regioni. Solo di recente entrambe queste disgrazie si sono messe a colpire all’unisono la totalita’ degli Stati Uniti. Questa e’ l’unica cosa anormale, che la stagflazione abbia colpito la nazione piu’ potente della terra tutto d’un colpo.C’e’ una differenza tra l’essere malati e l’essere moribondi, cosi’ come c’e’ una differenza tra l’affacciarsi della stagflazione e la stagflazione cronica. Un’economia davvero moribonda ha raggiunto la condizione di stagflazione cronica. Non vi e’ piu’ ritorno. Un’economia in cui i prezzi e la disoccupazione hanno da poco iniziato a crescere contemporaneamente non e’ ancora moribonda.Io non riesco a concepire nessuna spiegazione della stagflazione se non come una normale conseguenza della stagnazione economica, cosi’ come l’arretratezza e la bassa produttivita’ sono conseguenze normali della stagflazione. Se ho ragione, l’emergenza della stagflazione nelle economie sviluppate avra’ conseguenze devastanti. Il problema non e’ solo di contenere la crescita dei prezzi aumentando la disoccupazione o di contenere la disoccupazione facendo salire i prezzi di un po’. La stagflazione e’ una condizione di per se’, la condizione di un profondo declino economico.Recentemente, alcuni monetaristi hanno provato a spiegare i risultati deludenti della lotta alla stagflazione inventando il cosiddetto “tasso di disoccupazione naturale”. Questi monetaristi sostengono che se un’economia matura un elevato tasso di disoccupazione naturale, e se tale tasso viene poi spinto sotto il suo livello naturale, la disoccupazione pu’ restare alta ed allo stesso tempo l’inflazione puo’ restare elevata perche’ si e’ cercato di turbare l’ “equilibrio naturale” della disoccupazione di quella data economia in maniera “non naturale”. Questo tortuoso tentativo di spiegare perche’ l’altalena disoccupazione-inflazione funziona ancora rappresenta un tentativo dei teorici di salvare le proprie teorie.Parlare di difetti strutturali o di tassi di disoccupazione “naturalmente” elevati ci riporta all’esempio del Piano Marshall descritto precedentemente e di come aiuti economici siano stati recepiti in maniera diversa in diverse nazioni e in diverse comunità. Non capiamo come catalizzare lo sviluppo economico in economie arretrate, e non capiamo come prevenire le economie avanzate dallo scivolare nell’arretratezza; due lati dello stesso mistero.Ma una cosa che sappiamo, dato che la Storia ce l’ha stampata davanti alla faccia: non siamo cosi’ sciocchi da pensare che la macro-economia, per come ci e’ stata spiegata sino ad oggi, possa essere di aiuto per capire lo sviluppo economico. Secoli e secoli di teorie sulla domanda che insegue l’offerta e dell’offerta che insegue la domanda non ci hanno praticamente spiegato nulla su come la ricchezza cresca o si riduca. Dobbiamo trovare linee di pensiero piu’ realistiche e produttive. Scegliere fra le scuole di pensiero di economisti esistenti non porta da nessuna parte. 

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